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Cibo sintetico, i primi dodici Comuni della Marca a dire no con una delibera

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La proposta di Coldiretti Treviso discussa dalle amministrazioni comunali trevigiane.

TREVISO – Sono già 12 i Comuni della Marca trevigiana che, ad oggi, hanno approvato una Delibera di Consiglio o di Giunta per dire NO al cibo sintetico proposto da Coldiretti Treviso: Cornuda, Fregona, Loria, Miane, Montebelluna, Pederobba, Ponte di Piave, Resana, San Polo di Piave, Sarmede, Valdobbiadene, Vedelago.

A questi se ne stanno aggiungendo altri in procinto di formalizzare la loro contrarietà alla produzione e diffusione di “cibo” prodotto in laboratorio. La presa di posizione degli Enti accoglie l’invito di Coldiretti Treviso che ha lanciato un appello ai primi cittadini a mobilitarsi contro il rischio concreto che il cibo sintetico arrivi presto sulle tavole dei cittadini.

La richiesta di supporto che l’Organizzazione ha inviato ai Comuni affianca la raccolta firme per la petizione popolare, promossa da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, Filiera Italia e World Farmers Markets Coalition, per chiedere una Legge nazionale che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia. 

“La chiara presa di posizione da parte dei Comuni, a pochi giorni dal nostro appello, e la conferma che molti altri stanno per deliberare in tal senso – afferma il direttore di Coldiretti Treviso, Giuseppe Satalino – dimostra la bontà della nostra mobilitazione e ci spinge a proseguire in queste azioni di informazione e di contrasto a questi epricoli annunciati”.

L’azione di Coldiretti parte dai presupposti che: il cibo sintetico è prodotto in bioreattori e dunque non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali. Come se non bastasse, poi, la produzione di questo “cibo” limita la libertà dei consumatori e omologa le scelte sul cibo; favorisce gli interessi di pochi operatori, monopolizzando l’offerta di cibo nel mondo; spezza lo straordinario legame che unisce cibo e natura e da ultimo non aiuta la salute in quanto non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e l’esperienza maturata è ancora troppo breve e non consente di avere alcuna certezza.

Questa mobilitazione vuole contrastare il pericolo, reale, che in poco tempo arrivi sulle tavole dei trevigiani e degli italiani cibo sintetico, ovvero prodotto in laboratorio, rendendo di fatto inutile il lavoro dei nostri agricoltori e allevatori che da millenni forniscono ai cittadini cibi sani e genuini, ottenuti nel rispetto della natura e delle norme che tutelano il benessere animale.

“È in atto – aggiunge il direttore – una precisa strategia delle multinazionali che, con abili operazioni di marketing, puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione”. Per tali ragioni Coldiretti ritiene che il cibo sintetico non aiuterà nemmeno a perseguire gli obiettivi di giustizia sociale che guidano l’Europa, in quanto viene prodotto su brevetti e tecnologie con alti costi di ingresso e sviluppo, nelle mani di pochi grandi investitori multinazionali e può avere impatti socio-economici molto pericolosi a partire dalla chiusura di migliaia di aziende e perdita di posti di lavoro, portando in breve tempo ad una desertificazione dei territori.

“Coldiretti – spiega Satalino – è fortemente preoccupata per l’impatto devastante che il latte come pure la carne sintetica avrebbe sulla nostra filiera zootecnica e non ci riferiamo solo agli allevatori ma anche all’industria casearia particolarmente presente nella Marca”.

In copertina, carne sintetica_credits Fondazione Veronesi

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