Il Campione del mondo e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma ’60, Nino Benvenuti è stato una leggenda del mondo del pugilato. La sua ricca carriera lo ha portato ad essere considerato uno dei migliori atleti italiani di tutti i tempi
Oro Olimpico alle Olimpiadi di Roma 1960 nei pesi welter, Campione mondiale dei superwelter tra il 1965 e il 1966, europeo dei medi tra il 1965 e il 1967, e iridato dei medi tra il 1967 e il 1970. Unico pugile italiano ad aver detenuto il titolo mondiale unanimemente riconosciuto di due categorie di peso (medi e superwelter).
Questo e molto altro ancora è stato Nino Benvenuti. I suoi match contro Emile Griffith fecero la storia non solo dello sport, ma anche della società dell’Italia di quei tempi.
Nato italiano
“Ci chiamavano esuli, ma noi eravamo solo italiani” diceva Benvenuti. E quella parola, esuli, era una ferita aperta.
Giovanni Benvenuti, detto Nino, era nato il 26 aprile del 1938 a Isola d’Istria , allora terra italiana, oggi slovena. Era cresciuto in una famiglia numerosa ma benestante, commercianti di pesce. Una vita tranquilla fino alla guerra. Poi, dopo la guerra, peggio, poiché il Maresciallo Tito, il dittatore della Jugoslavia comunista, avvia l’epurazione degli italiani dall’Istria. Un processo fatto di espropri, minacce, sparizioni, e foibe.
“La polizia politica jugoslava venne a casa nostra. Arrestarono mio fratello Eliano, che aveva la poliomielite. Non seppero dirci perché. Tornò mesi dopo, con i capelli ingrigiti. Non fu mai più lo stesso” raccontava Nino Benvenuti.
Sua mamma, tra paura e stenti, morì giovane. Tutta la famiglia fuggì a Trieste lasciandosi alle spalle tutto: casa, terra, lingua, radici.
Nino trovò nella boxe una via di fuga, un modo per dare un senso alla sofferenza. La disciplina del ring era diventata la sua ancora di salvezza, il suo modo per riscattare non solo se stesso, ma un’intera comunità derubata della propria identità.
L’oro di Roma
Nel 1960, alle Olimpiadi di Roma, conquista l’oro nei pesi welter. Qualcuno tra la folla sventola la bandiera istriana. “Quella medaglia – dirà poi – non cancellava il passato, ma gli dava un senso”.
Era la rivincita di un ragazzo che aveva visto la guerra in casa, la prigionia del fratello, la morte della madre, l’umiliazione dell’esilio. Ed era, soprattutto, la rivincita di un popolo intero.
Benvenuti non ha mai dimenticato. Ha scritto la sua storia insieme a Mauro Grimaldi in “L’isola che non c’è” (Eraclea, 2013) e l’ha raccontata anche attraverso le pagine del fumetto “Nino Benvenuti, il mio esodo dall’Istria“, illustrato da Giuseppe Botte e pubblicato da Ferrogallico nel 2019. Tavole evocative, che ripercorrono il dolore e la gloria, la fuga e la medaglia, l’amore per un paese che non c’è più.
“La boxe è stata la mia seconda patria. Ma la ferita dell’Istria non si è mai rimarginata. A noi italiani d’Istria è stata negata la memoria, la dignità, persino l’esistenza. Per troppo tempo il nostro dramma è stato taciuto” diceva spesso.
Le parole di Giorgia Meloni
”Addio a Nino Benvenuti, campione straordinario e simbolo di un’Italia fiera, coraggiosa, capace di rialzarsi”, scrive Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, su X. “È stato uno dei più grandi pugili della nostra storia, ma anche molto di più: profondamente legato alle sue radici istriane, è stato un testimone instancabile della tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, contribuendo a scrivere una storia che non era stata raccontata. Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il mio pensiero commosso. Grazie, Nino, per i tuoi combattimenti sul ring e per quelli in difesa della verità. L’Italia non ti dimenticherà”.
Un minuto di silenzio
Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, invita le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si svolgeranno in Italia questo fine settimana, per onorare la sua memoria.
L’amore segreto di mia mamma
Si sono svolti ieri i funerali nella Chiesa degli Artisti, a Roma, dove abitava, nel quartiere Trieste. A Trieste era arrivato nel ’54 a 16 anni e lì ha vissuto gran parte della sua vita.
Mia mamma, a Trieste lo aveva incontrato spesso negli anni ’50 e ’60, e di quel bel ragazzo biondo, è sempre stata segretamente innamorata!
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
