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Chioggia, siglato il protocollo d’intesa sulle Tegnue

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Dopo 20 anni, siglato ieri il protocollo d’intesa sulla gestione delle Tegnue di Chioggia tra Comune di Chioggia, Ente Parco naturale Regionale Delta del Po (presente oggi il Presidente Moreno Gasparini), ISPRA Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (presente il dott. Sasha Raicevich), Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biologia (presente il direttore del Dipartimento prof. Luigi Bubacco), cioè i partner tecnico-scientifici che lo affiancheranno nella gestione. Prossimo passo: l’ok ufficiale della Regione.

CHIOGGIA – Per molti il fondale del Mare Adriatico è una distesa sabbiosa, piatta e monotona, che può ricordare il suolo di un deserto. Ma non molti sanno che proprio poche miglia al largo di Chioggia si trovano le Tegnùe, conformazioni rocciose assolutamente uniche per la struttura e per gli organismi che le abitano. La presenza di queste “scogliere sommerse” era nota già nel 1700, al tempo dell’abate Giuseppe Olivi (il naturalista chioggiotto che per primo le descrisse). Il termine “Tegnùe” deriva proprio dal dialetto locale e significa ‘trattenute‘ e veniva usato dai pescatori per indicare la presenza di queste rocce su cui si impigliavano le reti.

“In questo modo  – ha detto Serena De Perini, Assessore all’ambiente del Comune di Chioggia – raccogliamo la volontà di tutti gli enti coinvolti nella gestione e tutela del sito che è una pietra preziosa sotto il mare. Adesso, come Amministrazione Armelao, siamo pronti a scrivere un nuovo libro. Da oggi parte un percorso che ci porta a chiedere alla Regione di fare da cabina di regia. Ci sentiamo pronti a fare da punto riferimento, aiutati dai nostri partner scientifici, la Capitaneria di Porto, la stessa Regione Veneto che ci supporta. Un ringraziamento a tutto l’ufficio ambiente del Comune che ha lavorato tanto per questo risultato”.

“Grazie all’azione della nostra Amministrazione – ha sottolineato il Sindaco Armelao – e all’impegno dell’assessore De Perini si è giunti finalmente alla fine di questa vicenda. Andremo ora a gestire le Tegnue grazie alla collaborazione  dell’Ente Parco naturale Regionale Delta del Po, ISPRA Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biologia. Grazie anche alla Regione Veneto che ora dovrà sancire l’assegnazione, abbiamo dato una risposta importante a tutti coloro che amano questo scrigno prezioso del nostro mare, in primis l’associazione Le Tegnue e il suo presidente Piero Mescalchin. Anche il nostro turismo ne beneficerà, con quella che potrebbe essere una proposta di immersioni in questo paradiso ambientale che deve essere tutelato”.

Credits Comune di Chioggia

“Portare le Tegnue di Chioggia alla gestione diretta da parte della città era uno degli obiettivi della nostra associazione”, ha detto Piero Mescalchin, presidente dell’Associazione Le Tegnue. “Ora l’area, per disposizione europea, è una ZSC (Zona Speciale di Conservazione) per la quale è previsto un organo di gestione.  Ci sono voluti 20 anni ma alla fine siamo arrivati a questo importante risultato per la città di Chioggia”.

“Un grande plauso va a questa Amministrazione – ha aggiunto Moreno Gasparini, presidente Ente Parco naturale Regionale Delta del Po – per aver creduto nel progetto. Il Parco è “fratello” delle Tegnue, assieme rappresentiamo una potenzialità importante di diversificazione turistica. Da un lato il turismo balneare con Chioggia e dall’altro quello ambientale con il Delta del Po per allargare la stagionalità”.

“Noi ci siamo  – ha detto il prof. Luigi Bubacco direttore del Dipartimento di Biologia dell’ Università degli Studi di Padova – vediamo un’accelerazione sul tema della valorizzazione dei tesori ambientali. L’Università investe molto su Chioggia e la presenza di tanti studenti in città ne è la prova. Ora i giovani di Chioggia si devono innamorare della loro città”.

“L’accordo di oggi – ha detto Marco Dolfin consigliere regionale che ha seguito tutto l’iter, presente alla firma  – dimostra che è stato fatto un ottimo lavoro risultato del territorio che si mette in rete, funzionale a tutti, dalla pesca al turismo al mondo dell’Università”.  

Anche le categorie produttive hanno accolto con favore l’intesa sulla gestione delle Tegnue. E’ stata ribadita l’importanza di comportamenti virtuosi da parte dei pescatori ma tanto è stato fatto, a partire dalla volontà di non gettare più le reti in disuso in mare.

“Tutti i dubbi che avevamo sono stati cancellati  – ha detto Giuliano Boscolo Cegion, Presidente Associazione Albergatori – e oggi diamo un voto unanime alla scelta dell’Amministrazione”.

Il Comune di Chioggia si propone ora formalmente alla Regione come Ente Gestore del SIC (Sito di Interesse Comunitario), nonché zona di tutela biologica, già sito Natura 2000, denominato “Le Tegnue di Chioggia”. La Giunta, nelle scorse settimane, aveva approvato la delibera che contiene il protocollo d’intesa per la gestione dell’area da parte del Comune di Chioggia coadiuvato dai partner tecnico-scientifici: Ente Parco naturale Regionale Delta del Po, ISPRA Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Biologia.

Il Protocollo avrà validità di 6 anni. Una vicenda articolata quella che vede l’area protagonista. La Giunta Regionale del Veneto in data 12 Luglio 2007 ha approvato la L.R. n 15, pubblicata nel BUR n. 63/2007 finalizzata alla tutela, alla promozione e allo sviluppo della zona costiera del Veneto, nonché alla creazione di zone di tutela biologica marina, diversificazione, valorizzazione e riconversione delle imprese di pesca verso la molluschicoltura, la maricoltura e per lo sviluppo del turismo marittimo. Il Comune di Chioggia era già stato delegato dalla Regione Veneto con DGRV del 04.12.2007 alla gestione temporanea, a titolo sperimentale, fino al 30.04.2016.

Seguono alcuni anni di vuoto per arrivare alla attuale proposta da parte del Comune di Chioggia quale gestore delle “Tegnue”, coadiuvato dagli Enti succitati.

Ecco i principali obiettivi del protocollo:

  • predisporre  gli indirizzi tecnici per la gestione della ZSC-Zona Speciale di Conservazione (ce ne sono 35 in Veneto) delle Tegnue di Chioggia in conformità e coerenza a quanto stabilito dai regolamenti e norme di riferimento
  • favorire il necessario coordinamento di tutte le iniziative di conservazione e uso sostenibile della biodiversità e dei servizi eco-sistemici
  • promuovere  e coordinare azioni di comunicazione, informazione ed educazione; proporre metodologie per raccogliere i dati di monitoraggio, in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, necessari per la predisposizione dei Rapporti nazionali previsti dalla direttiva Habitat, che saranno trasmessi al Ministero della Transazione Ecologica per il successivo invio alla Commissione Europea;
  • attivare e sostenere azioni di vigilanza dell’area attraverso convenzioni con la Capitaneria di Porto di Venezia ed eventuali altri organi di vigilanza che operano nel nostro territorio Comunale, al fine di scongiurare rischi sulla presenza di eventuali minacce ad habitat o specie presenti nella ZSC “Tegnue di Chioggia” al fine di evitare la perdita di biodiversità;
  • istituire un tavolo tecnico per la gestione modalità e tempi di attuazione;
  • coordinare e promuovere il piano di fruizione turistica sostenibile con la relativa parte della comunicazione. Importante il lavoro che si farà a partire dall’anno prossimo in sede di tavolo tecnico al quale appartengono rappresentanti della Direzione Turismo – Ufficio Parchi Biodiversità della Regione Veneto, del Comune di Chioggia, dell’Ente Parco Delta del Po, dell’Università di Padova Dipartimento Biologia, dell’ Ispra (Istituto Superiore per la prevenzione e protezione Ambientale), dell’Arpav -Agenzia Regionale per la prevenzione e Protezione Ambientale, del CNR-ISMAR Istituto di Scienze Marine di Venezia, della Capitaneria di Porto di Chioggia, dell’Associazione Le Tegnue di Chioggia, delle Associazioni  della Pesca e del Turismo.      

Le Tegnue, patrimonio naturale inestimabile

Poche miglia al largo di Chioggia si trovano le Tegnue, conformazioni rocciose uniche per la struttura e per gli organismi che le abitano. La presenza di queste “scogliere sommerse” era nota già nel 1700, al tempo dell’abate Giuseppe Olivi (il naturalista chioggiotto che per primo le descrisse). Il termine “Tegnue” deriva proprio dal dialetto locale e significa ‘trattenute’ e veniva usato dai pescatori per indicare la presenza di queste rocce su cui si impigliavano le reti. Tali strutture sono distribuite principalmente di fronte alle coste del Nord Adriatico, ma è proprio davanti al litorale della città di Chioggia che si trova il complesso di Tegnue più ampio e importante, in cui sono presenti i raggruppamenti più grandi fino ad ora rinvenuti.
La loro origine al momento rimane in parte incerta e oggetto di studio, ma certamente un grosso apporto alla loro formazione è dovuto ad alghe calcaree e invertebrati biocostruttori come i coralli. Per questa ragione le Tegnue di Chioggia vengono spesso chiamate ‘le barriere coralline adriatiche’. E come le barriere coralline presenti nei mari tropicali, anche le Tegnue sono un ambiente ricco di vita e biodiversità, caratterizzate da rocce estremamente irregolari, ricche di anfratti, di gallerie e di cavità, usate da moltissimi organismi come riparo.
I subacquei che s’immergono per visitare le Tegnue restano sorpresi per l’enorme biodiversità presente, caratterizzata da organismi animali e vegetali sessili (non in grado di spostarsi) e incrostanti, appariscenti per forme e colori, quali, ad esempio, spugne, anemoni, ascidie coloniali, e di numerose specie di pesci. Per tutte queste caratteristiche e per ciò che rappresentano per il nostro mare Adriatico, le Tegnue possono essere considerate delle vere e proprie oasi di biodiversità in mezzo ad una distesa sabbiosa apparentemente povera di organismi.

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