Mi chiamo Gnonto ma chiamatemi Willy.
Da quando sabato sera dopo essersi messo in proprio sulla fascia destra quasi fosse in tangenziale e aver pescato Pellegrini in area per il gol tutti si sforzano di capire come chiamarlo.
Willy, ma per papà e mamma è D, iniziale del suo nome africano, Degnand.
Che se ci abbarbichiamo nel mondo dell’etimo, della terminologia del termine vuol dire “pensa al domani”, che al ragazzo cuce a pennello.
Il primo vagito a Verbania e la prima conoscenza del pallone a Baveno, sponda piemontese del lago Maggiore dove Don Alfredo accolse la sua famiglia come custode dell’oratorio.
Attaccanti si nasce, protagonisti si diventa e Willy da capitano della nazionale under 19 questo lo sa.Anche quando decide di calpestare i terreni di gioco elvetico accasandosi a Zurigo per poter far decantare il suo talento in maniera”neutrale” visto che le richieste non mancavano, Anderlecht, Psv, Monza.
Ora un gol importante deve arrivare, quello della maturità ma Willy su questo è diligente e non si farà pregare.
Papà Boris e mamma Chantal orgogliosi attendono “il pezzo di carta”, i gol arriveranno, da quanto si è visto sabato sera.
Che sia Gnonto, Willy o D ma anche Taz come lo chiamano a Zurigo, e qui i nomi sono terminati.
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Zero Biscuit di Mauro Lama
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