I disordini dell’ormai fatidico 18 ottobre a Milano hanno portato a provvedimenti pesanti dell’Esecutivo, multe a carico delle famiglie, fermo preventivo per i minorenni e fino a 5 anni di carcere per i responsabili
Orbene, vale dunque il principio del “chi rompe paga“ e nel caso di minori pagheranno i genitori. La stretta, lo si prevedeva è arrivata immediata, anche se a onor del vero a conti fatti è l’ottavo decreto sicurezza che arriva. L’imputabilità dei minori e il coinvolgimento diretto dei genitori nella copertura finanziaria dei danni provocati rappresenta il plot centrale di tutta questa faccenda che sta assumendo toni seri, ai confini della vera emergenza, per la tutela di esercenti ma non solo, anche di comuni cittadini. E queste sono le primissime risposte ai fatti, perchè sicuramente occorre interrogarci sul cortocircuito, ma anche agire da subito. Poi c’è tutto il caravanserraglio emotivo che ora agita fantasmi ma non solo, perchè una cosa occorre dirla, l’incursione vandalica di questi “soggetti inediti“, il termine è del Presidente Mattarella, ha colto francamente tutti di sorpresa, mettendo all’angolo le manifestazioni autorizzate, che storicamente da sempre prevedono intrusioni di centri sociali e dintorni, ma è un canovaccio classico, fronteggiato dalle forze dell’ordine, anche se purtroppo storicamente con vittime. E le soluzioni tout court si sprecano, come abbondano le filosofie spicce, figlie di una bandiera strumentale, sterile e priva di empatia. La realtà invece vive dell’odierno e già si pensa a sabato prossimo, dove agendo sul rasoio dell’ansia, della trafila psicologica si proclama un’altra invasione di campo. È evidente che non basta da solo l’esercito, altro strumento dispiegato dall’Esecutivo, ma tutta una serie di comportamenti che non solo prevedono la difesa legittima, ovviamente lontana dalle repressione in senso stretto, ma coinvolgono la sfera culturale e antropologica, riducendo il gap comunicativo con l’universo giovanile, da sempre lontano, quasi lunare.
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