Henry Ford nel 1926 introdusse il sabato e la domenica liberi per i suoi dipendenti e l’idea divenne con il tempo un concetto irrinunciabile
Ma riguardando la storia non si può prescindere dal tempo in cui il fine settimana durava un solo giorno, proprio quello devoto a santificare le feste. E il riservare proprio un giorno alla settimana per il culto religioso e il riposo è una pratica antichissima, che ritroviamo vieppiù persino nelle sacre scritture.
La formula moderna, chiamiamola così per rendere onore all’idea, si è concretizzata molto gradualmente, seguendo da vicino anche le politiche di industrializzazione, le conquiste e le filosofie moderne.
Henry Ford fu lungimirante e moderno nella sua idea, destinata a rivoluzionare le abitudini. Ma oggi l’attualità ci porta ad interrogarci come questa consuetudine, dannatamente libera e audace, sia arrivata ad essere anzitutto disattesa dal mare magnum di “aperture domenicali“, ma ovvio, questo non è tutto e diventa solo un altro fronte che si apre tumultuoso, di come il fine settimana sia diventato la meta agognata di tutti noi, il traguardo, ansiosi nell’ attenderlo e malinconici nel congedarlo. Con il giorno collinetta del giovedì che crea l’epilogo. Dall’euforia del venerdì, alla tenera tristezza della domenica, che altro non è che il prologo del lunedì, l’antefatto della nuova settimana dove tutto rientrerà nel ménage, nel palinsesto di tutti i giorni. In attesa del prossimo weekend, carico di generose aspettative, dove riporre l’ennesima fetta di ambizioni, senza dimenticare della storia, che ci ricorda il riposo e la santificazione della festa.
Zero Biscuit
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