Il grafico, nella sua impennata ascendente, non lascia spazio a dubbi. Dall’analisi dei dati Istat relativi al numero dei decessi nel Veneto durante la pandemia ed elaborati dallo SPI CGIL Veneto, emerge con incontrovertibile chiarezza come il virus nella nostra regione abbia colpito duramente. “Dalla lettura dei dati – commenta Gino Ferraresso, del Dipartimento Welfare Spi Veneto – emerge che in Veneto, a differenza di altre regioni, si sono si sono concentrati quasi la metà dei decessi per Covid19 nei mesi di dicembre 2020 e gennaio 2021. Molte le cause – continua Ferraresso – a partire dall’eterno conflitto Governo Regioni sulle misure restrittive, gli assembramenti mai veramente contrastati, il mancato avvio dell’App Immuni e di quella – mai partita – regionale, i ritardi nella trasmissione dei dati e tanto altro”.
“Se analizziamo la nostra provincia – aggiunge Daniele Tronco, Segretario generale SPI CGIL Metropolitano Venezia – nel periodo 2015/2019, si sono registrati 9.236 decessi. Se analizziamo il 2020, il numero sale a 10.784, con un 16,8% in più. E se confrontiamo i numeri relativi a mese per mese, appare altrettanto evidente come a marzo e ad aprile, ma in particolare a novembre, dicembre 2020 e gennaio 2021, vi sia un aumento a dir poco impressionante del numero dei decessi arrivando, come nel dato relativo al solo mese di dicembre 2020, ad una percentuale in aumento pari al 64,1%”.
“Analizzare questi dati – continua Tronco – ci conferma quanto la provincia di Venezia sia stata altresì colpita dalla pandemia in termini di decessi e di fascia di età. Non va infatti dimenticato che, prendendo a riferimento le percentuali nazionali, su un totale complessivo di 10.481 decessi per Covid19 nel Veneto, gli ultrasessantenni sono circa 10.030, con un dato importante per le persone anziane anche nel nostro territorio lagunare.
Sì, persone – ribadisce con forza Tronco – perché dietro ai freddi numeri ci sono i molti, troppi anziani con esistenze fragili e in difficoltà sanitarie, sociali, economiche, a cui la pandemia non ha dato scampo”.
“Ed è anche per questo – sostiene fermamente il Segretario dello SPI -che dobbiamo salvaguardare il più possibile queste fasce a rischio dando loro priorità nell’eseguire le vaccinazioni, attivando tutti gli strumenti idonei a velocizzare e garantire una reale medicina di prossimità, alla luce soprattutto della sensibile riduzione, che si è avuta con l’aumento delle vaccinazioni stesse per queste fasce di età.
Noi dello SPI -conclude Tronco – siamo ogni giorno a fianco delle persone anziane, come testimonia la campagna a loro rivolta per aiutarli nella prenotazione del vaccino e il lavoro assiduo dei nostri Collaboratori nelle nostre Sedi territoriali. Lo SPI c’è”.
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