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Cessione del quinto: quasi un lavoratore su 10 è indebitato

È allarme indebitamento fra i lavoratori trevigiani e bellunesi. In alcune grandi aziende quasi un dipendente su 10 sta usufruendo della cessione del quinto dello stipendio, prestito personale a cui possono accedere i dipendenti con contratto a

È allarme indebitamento fra i lavoratori trevigiani e bellunesi. In alcune grandi aziende quasi un dipendente su 10 sta usufruendo della cessione del quinto dello stipendio, prestito personale a cui possono accedere i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, ma anche i pensionati. Si tratta di un finanziamento concesso da finanziarie di varia natura spesso caratterizzato da interessi altissimi e dal fatto che la rata viene trattenuta direttamente dallo stipendio (o dalla pensione) per un importo che non può essere superiore a un quinto della busta paga. È una delle forme di finanziamento più richieste in Italia.

 

“Molti lavoratori che si sono indebitati negli anni della crisi – spiega Nicola Brancher, segretario generale della Femca Cisl Belluno Treviso – si trovano oggi in serie difficoltà che spesso emergono nel momento in cui s’interrompe il percorso lavorativo: in molti casi accade che l’incentivo all’esodo o il Tfr vengano trattenuti dalle finanziarie per il rimborso del prestito. Come sindacato ce ne rendiamo conto quando ci troviamo a gestire dei licenziamenti e sempre più spesso siamo chiamati a definire con gli esperti del Caf e dell’Adiconsum dei piani di rientro per far fronte a situazioni finanziarie personali sfuggite di mano”.

 

In un Paese fanalino di coda in Europa per quanto concerne l’alfabetizzazione finanziaria e a poche settimane dalla messa on line del portale dell’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale per iniziativa dei ministeri dell’Economia, dello Sviluppo economico, dell’Istruzione, delle Politiche sociali, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, consulenti finanziari e consumatori, la Femca Cisl ha deciso di proporre una iniziativa sindacale unica nel suo genere: corsi di formazione finanziaria nelle aziende.

 

“La finanza – sottolinea Brancher – può sembrare complicata e distante, invece ha a che fare con la nostra vita reale e con il benessere delle nostre famiglie e dei nostri figli. Si potrebbero utilizzare alcune delle 10 ore di assemblea di cui le organizzazioni sindacali dispongono ogni anno per portaredegli esperti di cultura finanziaria nelle aziende della Marca e del Bellunese, avviando dei percorsi di formazione per fornire ai lavoratori strumenti per difendersi da falsi risolutori di problemi e dispensatori di felicità: troppi dipendenti s’indebitano senza avere gli strumenti per valutare attentamente le conseguenze delle loro scelte, sottovalutando i rischi, allettati da pubblicità ingannevoli che sorvolano sul peso enorme degli interessi, sui costi del finanziamento e sulle condizioni previste in caso di licenziamento o insolvenza”.

 

Si parla poco di questa emergenza – prosegue Brancher – perché spesso la si vive con fortissimo disagio. Va invece sottolineato che la responsabilitàdi alcune scelte non è solo personale, ma anche di natura collettiva, perchélegata alle spinte consumistiche della società in cui viviamo, alla mancata percezione del valore reale dei soldi e ad una cultura del ‘tutto e subito’: ben venga il divieto di pubblicità a giochi d’azzardo e scommesse previsto nel Decreto Dignità per combattere le ludopatie, ma bisogna fare di più per accrescere la consapevolezza finanziaria. Il sindacato potrebbe giocare un ruolo importantissimo su questo, avvalendosi anche dei Caf, strutture competenti per tutte le tematiche di natura fiscale e contabile, e dell’Adiconsum, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei consumatori”.

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