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Cesare non deve morire: incontro con i classici e con la vita

4 minuti di lettura

Salvatore Striano ha incontrato i ragazzi che hanno letto il suo libro

FERMO. Capita di entrare in un istituto tecnico del nostro Paese ( l’Istituto Montani di Fermo)  e di assistere ad una conferenza di un esperto con i ragazzi. Ma mai ti aspetteresti di ritrovarti un ex carcerato, divenuto prima attore ed  anche scrittore, che presenta ai ragazzi se stesso e il suo percorso di vita come monito per loro, perché non incorrano nei suoi stessi fatali errori.

La persona in questione è Salvatore Striano, detto anche Sasà, che è nato a Napoli nel 1972.

Vive da latitante finché viene arrestato e detenuto a Madrid, successivamente viene trasferito al carcere di Rebibbia. In carcere si appassiona al teatro, e viene colpito specialmente dalle opere di Shakespeare. Esordisce al cinema grazie al regista  Matteo Garrone , che l’ha scritturato per il film Gomorra, tratto dal bestseller di  Roberto Saviano. Dopo alcuni anni è ritornato in veste di attore a Rebibbia, dove ha interpretato il ruolo da protagonista di Bruto nel film dei fratelli Taviani Cesare deve morire.

La sua carriera è continuata sia con il cinema, che con la televisione, sia in fiction che in programmi di approfondimento, nonché in cortometraggi ed in teatro.

Ma l’aspetto di cui ci interessa parlare di lui oggi  è in veste di scrittore che presenta un suo libro, La Tempesta di Sasà, edito da Chiare Lettere nel 2016, alla vigilia del 400º anniversario della scomparsa di Shakespeare, il romanzo nel quale racconta la scoperta del teatro a Rebibbia e in particolare il lavoro svolto sui testi del Bardo, con il quale lui gira nelle scuole per intessere una relazione con i ragazzi, in cui parla dell’importanza dell’andare a scuola come deterrenza alla criminalità; dove parla di quanto Shakespeare sia ancora attualissimo oggi e quanto la sua lettura lo abbia ispirato nel suo cambiamento di vita; dove parla con tenerezza ed affetto dei suoi genitori che non ci sono più e del suo rammarico nell’averli delusi.

Grazie alla professoressa Cristiana Cataldi, è stato invitato a parlare con dei ragazzi di classe quarta dell’indirizzo informatico. Ha esordito nella sua presentazione dicendo come concedere il perdono a  se stessi e  agli altri ,ed in particolare di chi causa il nostro dolore, significa ritornare liberi, perché il perdono appartiene ai nostri nemici.

Hai poi parlato della sua esperienza del carcere, dove, dopo aver perso entrambi i genitori, con il rimorso di non essere potuto stare vicino alle persone che ami, è entrato nella dipendenza da alcool e barbiturici. Solo il laboratorio di teatro gli ha dato una possibilità, anche se all’inizio non è stato facile, perché si è trovato di fronte a tutti i suoi limiti (il non saper leggere, non saper rispettare la punteggiatura, ecc.) che non gli avrebbero permesso di lavorare con attori professionisti.

 Ma un ergastolano gli ha consigliato di andare a scuola alla mattina e al laboratorio al pomeriggio.

Con il consiglio dell’insegnate di Italiano, ha cominciato a frequentare la biblioteca di Rebibbia (tra l’altro una delle più belle e ricche di volumi della città) , che ha letto ben  due volte. All’inizio leggeva libri come il Padrino, inerenti al mondo del crimine.

Poi si è appassionato alla lettura ed in particolare a Shakespeare, perché i suoi personaggi sapevano incarnare tematiche ancora attualissime oggi. Infatti lui cita Napoli, sua città natale, dove molte persone hanno il padre ucciso come Amleto, oppure molti ragazzi che si amano si trovano nella stessa  situazione di Giulietta e Romeo, con le famiglie che si odiano.

Ha aggiunto poi che la letteratura è una medicina fantastica e che per la nostra formazione è importante il bibliotecario, che ti sappia consigliare le letture adatte al tuo stato d’animo.

In seguito, leggendo molto ha ricevuto i complimenti del maestro di teatro e di conseguenza non si sentiva più uno con la vita segnata, ma uno scarabocchio che poteva essere ridisegnato.

Si è reso conto anche di essere un miracolato, perché nelle carceri non c’è posto per tutti per la rieducazione.

Durante questa conversazione,  ha sottolineato come la scuola sia un bene a lunga conservazione: non è come le droghe e l’alcool che danno sensazioni effimere in un tempo breve o brevissimo.

Inoltre ha fatto riflettere i ragazzi che senza istruzione non abbiamo nessuna speranza: saremo schiavi e gli ultimi degli ultimi.

La scuola può far diventare ognuno di noi padrone del nostro destino. Studiare può rimettere le cose a posto, mentre senza si può andare direttamente all’inferno della vita.

Ed ecco perché lui, nonostante fosse in carcere, si è sentito un uomo libero frequentando la scuola.

Si prestava anche a redigere  le lettere per gli altri detenuti che non sapevano leggere e scrivere, magari scopiazzando un po’ da Shakespeare.

A proposito di questo autore, Sasà dice che per lui è stato come san Gennaro: gli ha salvato la vita!

L’incontro è continuato con numerose domande dei ragazzi: come si è sentito a parlare agli studenti la prima volta che è uscito dal carcere; che rapporto ha con le guardie ed in genere con l’autorità; come ha combattuto il pregiudizio; che cosa gli è pesato di più in carcere; il suo giudizio sulla pena di morte; come è iniziato il suo percorso di illegalità.

In merito a questo commovente è stato il racconto della sua nascita nei quartieri spagnoli di Napoli dove il padre lavorava nel porto, ma non ce la faceva a mantenere la famiglia. Quindi la moglie lo aiutava, andando a fare le pulizie in casa di persone poco raccomandabili: prostitute e trans. Ma la malavita non glielo perdonava. Perciò questa donna spesso si trovava piena di ematomi per le percosse ricevute. Sasà voleva difendere la madre e quindi si è rivolto ad altri malavitosi, che poi lo hanno ingaggiato nei loro affari criminali.

Come una vita può cambiare ? Questa storia ci porta a riflettere quanti bivi possiamo incontrare nella nostra esistenza e come la scelta giusta possa incidere sul nostro futuro.

E questo i ragazzi, attentissimi durante tutta la conferenza, lo hanno capito benissimo perché hanno incontrato una persona vera, che senza veli si è messa in gioco. Ed è per questo che Sasà fa tutto questo: perché anche un solo ragazzo non si perda e sprechi la sua vita.

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