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Censura alla Biennale, il Presidente Stefani “L’Europa ritrovi lo spirito dei suoi padri fondatori”

3 minuti di lettura

Un’ombra di censura si allunga sulla prestigiosa Biennale di Venezia, scatenando la ferma reazione del Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che accusa la Vicepresidente della Commissione UE, Henna Virkkunen, di un’ingerenza inaccettabile e invoca un ritorno ai principi originari dell’Unione Europea.

La vicenda, che vede al centro una delle istituzioni culturali più apprezzate a livello mondiale, solleva interrogativi profondi sulla libertà di espressione e sull’autonomia culturale nel contesto europeo.

VENEZIA. La polemica scaturisce da quella che il Presidente Stefani definisce una “censura imposta via social” dalla Vicepresidente della Commissione UE, Henna Virkkunen, a seguito di una “stagione di attacchi senza precedenti all’autonomia” della Biennale e del paese che la ospita. Un’accusa grave che riaccende il dibattito sul ruolo dell’Unione Europea e sui limiti della sua influenza in ambiti tradizionalmente considerati appannaggio della sovranità culturale degli Stati membri.

Alberto Stefani non usa mezzi termini nel richiamare l’UE alle sue radici storiche: “L’Unione Europea è nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale, con una missione: garantire la pace tra i popoli e favorire lo sviluppo economico e la prosperità. Non per imporre un pensiero unico, ma per difendere le libertà di tutti”. Questa dichiarazione sottolinea una visione dell’Europa come garante delle diversità e delle autonomie, piuttosto che come entità centralizzatrice o normatrice in campo culturale. La censura, in questo contesto, viene percepita non solo come un attacco a una specifica istituzione, ma come una minaccia ai valori fondanti stessi dell’Unione.

Il Presidente del Veneto prosegue la sua analisi evidenziando il ruolo insostituibile della cultura: “La cultura ha sempre rappresentato uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili della storia, e non dovrebbe subire ricatti o censure”. Questa affermazione risuona con la convinzione che l’arte e la cultura siano veicoli essenziali per la comprensione reciproca e per la costruzione di ponti tra le diverse identità, un principio che dovrebbe essere al cuore del progetto europeo. L’idea che la cultura possa essere “ricattata” o “censurata” da un’autorità politica è vista come un pericoloso precedente che mina le fondamenta della libertà intellettuale e artistica.

Stefani mette in guardia contro un rischio ancora più insidioso: “Il rischio – insiste Stefani – è che passi il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e, cosa ancora più pericolosa, che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini”. Questa preoccupazione tocca un nervo scoperto nel dibattito democratico europeo, ovvero la legittimità e la responsabilità delle istituzioni non direttamente elette. L’idea che un’entità burocratica o politica non sottoposta al voto popolare possa decidere cosa sia o non sia “cultura accettabile” è percepita come un’erosione dei principi democratici e un passo verso un controllo ideologico dell’espressione artistica.

La Biennale di Venezia, con la sua storia ultracentenaria, è un faro della cultura internazionale, un luogo dove le avanguardie artistiche e le diverse prospettive globali si incontrano e si confrontano. La sua autonomia è considerata sacra, un baluardo contro le ingerenze politiche che potrebbero snaturarne la missione di piattaforma libera per l’arte contemporanea. Gli “attacchi senza precedenti” menzionati da Stefani suggeriscono una pressione crescente che, culminando nella presunta censura via social, ha raggiunto un punto di non ritorno per il Presidente veneto.

In un gesto di piena solidarietà, Stefani conclude il suo intervento esprimendo il suo sostegno al Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco: “Esprimo la mia solidarietà al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha il mio pieno sostegno”. Questo appoggio non è solo personale, ma si configura come una difesa istituzionale dell’autonomia della Biennale e, per estensione, di tutte le istituzioni culturali che potrebbero trovarsi sotto simile pressione. La richiesta finale è un appello accorato: “L’Europa ritrovi lo spirito dei suoi padri fondatori e torni a essere protagonista nella costruzione della pace, della crescita economica e della coesione tra i popoli”. Un invito a riscoprire l’essenza di un’Europa unita nella diversità, dove la libertà di pensiero e di espressione siano pilastri inamovibili, e non oggetti di negoziazione o censura.

La vicenda della Biennale e le dichiarazioni del Presidente Stefani si inseriscono in un contesto di tensioni tra le istanze nazionali e le politiche sovranazionali dell’UE, specialmente in settori sensibili come la cultura. La questione non riguarda solo un singolo episodio di presunta censura, ma interpella l’intera visione del futuro europeo: un’Europa che promuove la pluralità e la libertà, o un’Europa che rischia di imporre un’omologazione culturale? La risposta a questa domanda, secondo Stefani, risiede nel ritorno ai principi di dialogo, rispetto e autonomia che hanno ispirato i fondatori dell’Unione.

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