L’attacco ai caschi blu e la sorte dei soldati italiani impegnati nella missione Unifil in Libano destano grande apprensione
Inaccettabile, è proprio questo l’urlo che si leva in questi giorni per la sorte dei soldati italiani impegnati in Libano, voce che il governo Italiano attraverso la premier Meloni e il ministro Crosetto ha ribadito perentoriamente. Senza alcuna riverenza l’attenzione di Palazzo Chigi è rivolta alla protezione della missione degli oltre mille caschi blu che pattugliano il confine con Israele, dopo i recentissimi attacchi dell’Idf contro le basi Onu, folli e scriteriati che hanno lasciato il mondo sorpreso e cimentato ad interrogarmi.
Il ritiro dei militari italiani dalla missione per il momento non è preso in considerazione in quanto l’eventualità di tale condizione potrà essere solamente adottata dall’Onu, che pone immediatamente il veto a scelte unilaterali o tantomeno imposte da Israele con i suoi “contributi bellici“, frutto di malcelati e nevrotici errori tattici.
Violare l’area di operazioni dei caschi blu significa andare oltre, calpestare in maniera oltraggiosa e inverosimile il mandato che ogni anno viene rinnovato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Mettersi di traverso alle cessazioni delle ostilità.
Lo stop immediato agli attacchi contro Unifil oggi è una condizione necessaria per il mantenimento di una soglia di sicurezza attraverso la quale continuare a condurre il mandato. Per un missione di pace che oggi appare drammatica, ma proprio per questo necessita di fermezza e dignità.
Photo credit by Wikipedia
Zero Biscuit di Mauro Lama
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