Home / Cultura  / Narrazione  / Interviste  / Carrefour Marcon, la parola ai sindacati

Carrefour Marcon, la parola ai sindacati

La redazione de Il Nuovo Terraglio ritorna sul tema del ridimensionamento Carrefour e della riorganizzazione del centro commerciale Valecenter a seguito dell'interesse suscitato dalla pubblicazione dell'intervista al Sindaco di Marcon, Matteo Romanello.   Abbiamo contattato Alberta Fuga, dipendente Carrefour

La redazione de Il Nuovo Terraglio ritorna sul tema del ridimensionamento Carrefour e della riorganizzazione del centro commerciale Valecenter a seguito dell’interesse suscitato dalla pubblicazione dell’intervista al Sindaco di Marcon, Matteo Romanello.

 

Abbiamo contattato Alberta Fuga, dipendente Carrefour da 25 anni e delegata sindacale FILCAMS CGIL, che ci ha dato una sua opinione in merito.

 

Signora Fuga, anche a Lei chiedo: quali impressioni ha avuto a seguito dell’incontro avvenuto lo scorso 13 novembre presso la sala parrocchiale di Dese?

Innanzitutto una precisazione: l’idea di questo incontro è nata quando il sindaco Romanello è venuto a conoscenza della situazione dell’ipermercato Carrefour che noi lavoratori – vivendo tutti i giorni – ben conosciamo. Se ne parla da parecchio tempo e ha quindi chiesto a me ulteriori informazioni e di organizzare un incontro con i lavoratori e le lavoratrici sia dell’ipermercato Carrefour che del centro commerciale nel suo insieme. Nel corso della serata sono emerse delle problematiche circa un calo del fatturato che riscontriamo ormai da parecchio tempo, probabilmente dovuto alla perdita di clientela, a un’organizzazione forse non sufficientemente competitiva rispetto ai nostri diretti concorrenti. Di conseguenza, se cala il fatturato, maggiore è la difficoltà ad affrontare le spese, si taglia sul personale, non vengono effettuate nuove assunzioni e via dicendo.

 

Quali proposte avete inoltrato alla direzione per ovviare il problema? Quali le opinioni del sindacato?

Innanzitutto vorrei affermare che, finora, nessuno è mai stato lasciato a casa: la società ha usufruito di tutti gli strumenti di legge a favore dell’occupazione predisponendo gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga) e gli incentivi di solidarietà. Aggiungo inoltre che ad alcuni lavoratori a cui mancava poco per raggiungere i requisiti pensionistici sono stati concessi incentivi di buonuscita.

Le proposte che abbiamo messo in campo per attenuare la perdita di fatturato, di cui si diceva, riguardano una diversa riorganizzazione degli spazi all’interno del centro commerciale Valecenter, il ripristino del punto informazioni in galleria – a nostro avviso di fondamentale importanza per indirizzare i clienti verso il negozio prescelto –  e la reintroduzione della navetta, ad oggi soppressa, che anni fa collegava Venezia al nostro centro commerciale.

 

A proposito di trasporti pubblici, il Sindaco Romanello si è impegnato a dialogare con ACTV affinché anche la fermata del Valecenter rientri all’interno della fascia urbana agevolando un maggior numero di utenti.

Sì, confermo. Non credo abbia senso pagare un biglietto di fascia extraurbana per poche centinaia di metri, senza contare che l’area commerciale non comprende solo noi ma molte altre realtà di vendita, da LeRoi Merlin al Cinema Multisala, passando per Mondo Convenienza, Oviesse, eccetera. Rimango perplessa circa l’attuazione di tale proposito ma non perdo le speranze. Sarebbe auspicabile, inoltre, puntare sulla clientela delle navi da crociera, così come sulle centinaia di turisti “parcheggiati” in aeroporto in attesa di imbarcarsi: predisporre dei transfer ad hoc da e per il Marco Polo ci consentirebbe di raggiungere una clientela potenzialmente dedita all’acquisto.

Queste e altre iniziative ci consentirebbero di recuperare sia i clienti “perduti“, riacquistando la loro fiducia, che di riceverne di nuovi, più “mordi e fuggi“.

 

Qual è la sua opinione, signora Fuga, circa le aperture domenicali?

Sono ormai più di sei anni che le liberalizzazioni alle aperture domenicali sono state introdotte dall’allora governo Monti. A conti fatti non hanno portato a un reale aumento dei posti di lavoro, se non delle contrattualizzazioni a termine. La triste realtà è che si sono persi ben 30.000 posti di lavoro in Italia. La crisi nera che continua ad attraversare il nostro paese non permette ai cittadini una stabilità e un maggiore potere d’acquisto delle famiglie che di conseguenza non spendono e – se lo fanno – concentrano i propri acquisti sull’essenziale. Pertanto non capisco il senso nell’aprire un giorno in più la settimana se gli stipendi rimangono pressoché invariati, se non diminuiti. Da dipendente posso dire che tendenzialmente lavoriamo se piove, in occasione di qualche ricorrenza importante, con i saldi, ma non è scontato, dipende molto dal momento e dalla situazione. L’apertura domenicale inoltre comporta maggiori spese in termini di costo del lavoro, di vigilanza, di riscaldamento e, viste le perdite di fatturato di cui parlavo, a rimetterci sono i lavoratori che preferirebbero stare con le loro famiglie.

Lo vediamo tutti: la maggior parte dell’utenza durante il weekend viene a fare un giro, porta persino il cane, ma non effettua acquisti. Quindi, a mio avviso, è necessario ridiscutere il tutto in Parlamento, cosa che avverrà a inizio 2019.

 

Che cosa pensa delle aperture domenicali a rotazione?

Che non risolverebbero il problema. Si rischia di creare grossa confusione e generare malumori tra noi e i grossi competitors della zona, Auchan e Nave de Vero in primis. Se, ad esempio, una domenica dovesse cadere a ridosso di una festività o dovesse esserci brutto tempo e se Valecenter rimanesse aperto, concentrerebbe su di sé una grossa fetta di utenza; ma se la domenica seguente splendesse, viceversa, il sole? L’altro centro commerciale sarebbe deserto! Non può funzionare!

La soluzione auspicata dai sindacati e dal movimento “Domenica No Grazie” rappresenta una buona sintesi delle diverse istanze sviscerate nel corso dei mesi e degli anni, da quando, cioè, ci si è resi conto che le aperture “selvagge” non avrebbero portato i benefici sperati: ritornare a sole 12 aperture durante l’anno, nessun festivo compreso, prevedendo particolari deroghe per le città turistiche e riportando le competenze in materia alle Regioni.

 

In conclusione, quale futuro aspetta l’ipermercato Carrefour a Marcon e i centinaia di lavoratori?

La società ha affermato più volte di non volere chiudere il nostro punto vendita ma di voler attuare solo un ridimensionamento dello spazio. Il prossimo 4 dicembre, a Bologna, si terrà il tavolo nazionale fra i sindacati e i vertici di Carrefour Italia: ci aspettiamo e auspichiamo che ci venga detto chiaramente quali sono i piani di intervento per il futuro, quali le progettualità, sia a livello territoriale che nazionale, che il colosso francese intende portare avanti.

 

Anna Maselli

 

 

 

 

Commenta la news

commenti

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni