Dalla pubblicità occulta a quella che lambisce l’ideologia, tutto quanto fa réclame.
L’anima del commercio, atavicamente ribattezzata in tal modo, da sempre è diventata sempre di più il caleidoscopio che contiene la narrazione del tempo, che porta con sé nuovi comportamenti, nuovi consensi.
Evitando la banalizzazione della caccia alle streghe, gli ultimi spot riguardano sempre di più la sfera affettiva, alquanto vulnerabile per certi versi e forse proprio per questo destinata a fare sempre più “rumore“.
Regola numero uno, mai uno spot deve passare inosservato, ma potrebbe anche esserlo senza diventare provocatorio, anche se forse la provocazione alberga negli occhi di chi la vede e la vive.
Il prodotto da reclamizzare, un tempo al centro di tutto, ora forse appare defilato, estromesso da una storia che diventa un reel o che si racconta non più con testimonial ambitissimi, ora non più indispensabili.
Anche gli splendidi slogan, si racconta di conclavi lunghissimi per partorire la frase magica che rimaneva “appiccicata“ al prodotto per sempre, sembrano messi nell’angolo. Quasi un orpello minimale, ma sempre pronto a riapparire.
La grancassa degli artigiani di qualità sembra avere il vento in poppa, ma è l’estrema polarizzazione che tiene banco, con la famiglia che brandisce la carota a mo’ di microfono, piuttosto che gli sposi sull’altare disattesi da una sorpresa.
Lo spot, uno di noi.
Credit photo by Wikipedia
Zero Biscuit di Mauro Lama
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