In questo mio terzo articolo c’hai messo lo zampino, Gabriele.
Nel senso che mi hai detto cosa scrivere.
Non me l‘hai suggerito. Imposto è la parola giusta.
Non ti preoccupi se le richieste che fai sono complicate da eseguire, se devo sviscerare i miei più nascosti, e a volte dolorosi, ricordi.
Inutile darti spiegazioni o tergiversare.
- Mamma scrivi ancora articoli?
- SI CERTO
- Su di me?
- IN PARTE. RACCONTO DELLA NOSTRA ESPERIENZA
- Scrivi su Emma e papà, sulla nostra famiglia autistica
Eh, non è facile la tua richiesta figlio.
Tu mi costringi ad aprire porte delle quali chissà dove ho messo la chiave.
Mi chiedi il rewind di un nastro malconcio, strappato, che ha perso qualche traccia per sopravvivere al dolore.
Perché per raccontare di oggi inevitabilmente si deve partire dal ieri.
Una famiglia bislacca la nostra, dipendente da te, dal tuo doverti adattare a qualunque cosa.
Mai una parvenza di equilibrio, sin da quando sei nato, il giorno stesso che ti ho partorito, c’hai tenuto sul filo di un rasoio molto tagliente. Ed è così che è ri-nata la tua famiglia autistica.
Non mangiavi, non dormivi, nessuna tua funzione corporale funzionava.
Una sorellina normalmente non vede l’ora di accogliere il suo fratellino. Emma ha dovuto attendere 30 giorni, tanti sono stati di prelievi, visite, per capire cosa non andasse di te, itterico superiore ai limiti.
Poi, d’un tratto, tutto torna nella norma, e andiamo a casa.
Emma ha dovuto imparare a non muoversi quando mangiavi perché ad ogni flebile fruscio tu smettevi e non recuperavi più.
Emma ha dovuto capire subito che ogni volta che la chiamavo, che urlavo il suo nome, lei doveva correre con la bacinella perché da lì a poco avresti vomitato quel niente che mangiavi.
Emma è diventata grande subito, a tre anni.
E non mi perdono di non ricordarmi il suo primo anno d’infanzia perché stavo attraversando un tunnel buio insieme a te…
Ma fortunatamente il tunnel finisce e quando ho intravisto un po’ di luce sono emersa…
E in tutto questo il papà dov’era?
Il papà ci sorreggeva, ci portava tutti in braccio, silenzioso e impaurito ma pronto ad annullarsi per noi.
Si, la nostra è una famiglia bislacca perché travolta da te ha deciso di trasformarsi. Di vedere il mondo come tu gliel’hai insegnato, cogliere l’essenziale, camminare senza far rumore, chiudere porte e finestre, tenere lontano chi poteva farti sobbalzare.
Abbiamo imparato a riconoscere la sincerità anche da lontano.
Sviluppato un’empatia straordinaria verso chiunque incontriamo, perché tu hai richiesto questo.
Essere la tua famiglia autistica significa trascurarsi e non avere tempo per se stessi, fino a non desiderarlo più.
È ingiusto vero?
Ma se sei l’uomo che sei è perché noi ci siamo annullati.
Caro Gabriele, come ben sai, l’autismo severo toglie ogni certezza e mette a nudo l’anima.
Si affonda e molto lentamente si risale.
Bisogna rimanere uniti, non dividere le strade, continuare a stringersi le mani per non perdersi.
“SECONDO TE EMMA TI CAPISCE? NON NEL SENSO DI COMUNICAZIONE, MA IN CIÒ CHE PROVI?
Sì, devo dire che Emma anche se fa esperienze diverse mi capisce abbastanza
MI FAI UN ESEMPIO SU COSA TI SENTI CAPITO?
Su amicizie
IL FATTO DI CONDIVIDERE LA FAMIGLIA CON UN FRATELLO AUTISTICO SECONDO TE A EMMA RISULTA FACILE O DIFFICILE?
Difficile perché deve adattarsi a me ai miei bisogni e ai miei tempi
QUALI CARATTERISTICHE DI PAPÀ PREFERISCI?
Mi piace quando andiamo in bici perché lo ammiro per quello che ha fatto
TU COME LO PERCEPISCI, LO SENTI IL PAPÀ?
Mi sento papà molto simile a me anche senza andare o no e vorrei avesse pazienza con noi e con se stesso
SECONDO TE IL PAPÀ COME VIVE QUESTO SUO RAPPORTO CON TE, FIGLIO AUTISTICO?
Sono sicuro che papà assapora anche lui i momenti passati con me”
Gabriele e la mamma
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