Al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, la referente AMCI Toscana critica la norma regionale che regola il suicidio medicalmente assistito e rilancia l’importanza delle cure palliative
ROMA- Al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, svoltosi a Roma il 17 e 18 giugno, Carla Minacci, rappresentante dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani) della Toscana, ha portato una testimonianza chiara e appassionata sul delicato tema del fine vita, prendendo posizione contro la recente legge regionale che regolamenta il suicidio medicalmente assistito.
«La Toscana è l’unica regione – ha spiegato – che, sulla base della proposta di legge dell’Associazione Coscioni, ha fatto un passo avanti strutturando tempi e modi affinché il sistema sanitario regionale offra sostegno al suicidio medicalmente assistito». Una scelta che Minacci e molti altri medici non condividono: «Ci trova contrari non solo come medici cattolici, ma in assoluto. L’unico obbligo che il nostro ordinamento ci impone è quello di curare, non di somministrare farmaci mortiferi».
Con una riflessione tagliente, Minacci ha sottolineato anche l’aspetto economico: «Con 40 euro si riesce a risolvere una richiesta di aiuto. Ma assistere davvero una persona nel fine vita, investire negli hospice e in un’assistenza che metta al centro il malato con la sua sofferenza, è un’altra cosa».
Un appello accorato, il suo, a non ridurre la questione del fine vita a una scorciatoia tecnica o economica, ma a restituirle profondità, attenzione e umanità.
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