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Cantina Merotto, otto volte "Tre Bicchieri" Gambero Rosso: un traguardo eccezionale

4 minuti di lettura

Il piacere di una chiacchierata di fronte a un buon bicchiere di vino: la nostra redazione ha unito l’utile al dilettevole intervistando Graziano Merotto, vulcanico titolare dell’omonima cantina di Col San Martino (TV)

 
Graziano Merotto ha l’ardore e l’entusiasmo di un ragazzino, la tenacia e la perseveranza che non conosce sosta.
Conosce questi territori come le sue tasche e dal 1972 li coltiva, forte di un impegno e di una tradizione che affonda le radici nei primi del Novecento. Quasi 50 anni di studio e amore per la terra tra il fiume Piave e il torrente Soligo, terreni difficili da coltivare perché, come dice Merotto “no te vien miga col trattor qua, come in campagna”. Paesaggi, colori e profumi raccontati nei secoli dai più importanti pittori di scuola veneta e da tanti altri artisti meno noti, le cui opere decorano le innumerevoli chiesette del trevigiano e del bellunese.
 
Imprenditore con un animo contadino, Merotto fa della Terra la sua religione naturale perché, se non la ascolti e non la rispetti, come puoi dire di amarla? Come puoi accogliere i doni che Lei generosamente può offrire? Non pretendere nulla ma conoscere, aspettando con pazienza e gratitudine il rituale delle stagioni, l’alternanza fra il sole e la pioggia, prevenire anziché curare, per produrre un vino che della terra ne sia lo specchio, l’anima e l’essenza.
 
Di tutto questo e di molto altro abbiamo parlato con Merotto in un tiepido pomeriggio, presso la sua azienda a Col San Martino.
 

 
 
Signor Merotto, la Sua è una storia di eccellenza vitivinicola: nel 2018, per l’ottavo anno consecutivo, il Suo Prosecco Docg, Brut Millesimato Cuvée del Fondatore Graziano Merotto Rive di Col San Martino, vince il premio Tre Bicchieri della prestigiosa guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, la Bibbia dell’enologia italiana.
Ci spieghi il suo segreto.
 
Per il Cuvée del Fondatore siamo partiti da una valutazione particolarmente accurata del terroir (termine tecnico per indicare un’area dedita alla coltivazione della vite e le relative caratteristiche e condizioni climatiche, ndr), dal terreno allo studio della vite, all’esposizione al sole. In secondo luogo abbiamo valutato di applicare la doppia maturazione in pianta per un qualità superiore.
Questo processo, avendo dei costi molto alti generalmente non è utilizzato nel mondo del prosecco.
La mia filosofia, in controtendenza con l’andamento del mercato, si basa sull’attenzione al dettaglio e alla qualità, a una ricerca di qualcosa di particolare che ha permesso all’azienda di farsi notare, già dieci anni fa, da importanti enti nel settore del vino, come Gambero Rosso e Decanter.
 
 
Il periodo di cui Lei parla coincide anche con l’estensione dell’area della Doc?
 
Sì, esattamente. L’introduzione di questo vino nel mercato, nel 2009, ha coinciso con un’importante trasformazione del territorio: Col San Martino, ad esempio, era zona Doc, poi diventata Docg (Denominazione di Origine Controllata Garantita).
Tutto il mercato stava quindi andando verso grandi volumi a prezzi contenuti ma io, come dicevo, ho preferito puntare su quantità limitate e alta qualità, a un prezzo chiaramente congruo.
Oggi fortunatamente questa scelta ha premiato a tal punto che a volte ci troviamo nella condizione che la richiesta supera la disponibilità stessa.
 
 
Com’è stata la vendemmia 2018?
 
Il 2018 è stata un’annata eccezionale sia per la quantità che per la qualità,
In collina mediamente si è registrato un 5-10% in più rispetto al Disciplinare di produzione. Anche per quanto riguarda la Doc si è verificata una super produzione, anche 450q/h, non era mai successa una cosa del genere.
 
 
Come si pone l’azienda verso la questione del biologico e dei trattamenti in agricoltura?
 
La tendenza è quella di abbracciare sempre più una filosofia green e noi negli ultimi cinque anni abbiamo più che dimezzato la quantità di trattamenti.
Nel mondo del prosecco convertirsi al biologico non è difficile ma va posta attenzione a quali prodotti “alternativi” mettere sulla pianta che va nutrita e difesa.
Pertanto non si tratta di non mettere nulla sulla pianta, bensì di fare lo stretto necessario in base alle necessità della vite, soprattutto in via preventiva e meno invasiva, contro le infestazioni da parassiti.
 
 
Quali sono i vostri mercati esteri di riferimento e su quali vi state indirizzando?
 
Siamo molto presenti nei paesi dell’Unione europea così come in Svizzera e in Russia, paese che ha attraversato una crisi sul fronte del commercio estero ma che si è ripreso in maniera ottimale; lavoriamo con il mercato statunitense e abbiamo ottenuto buoni riscontri in Messico, una realtà in forte espansione.
La nostra è un’azienda che è conosciuta a livello internazionale e internazionale: clienti e appassionati arrivano da ogni parte del mondo informandosi sul vitigno, sulla lavorazione, sulla produzione nel suo complesso e per noi è motivo di orgoglio.
 
 
L’Italia vive da sempre una sorta di competizione nel mondo delle bollicine con la vicina Francia. Qualche anno fa abbiamo anche sorpassato il loro paese come maggiori esportatori di vino bianco.
 
Sono sempre stato un estimatore della Francia, ci vado spesso, apprezzo le loro tradizioni agricole, non solo nel mondo del vino. Noi produttori di prosecco abbiamo superato i cugini d’Oltralpe in termini di quantità.
Si dimentica di dire, però, che la Francia con i suoi 240 milioni di bottiglie di spumante supera di gran lunga, in termini di fatturato, il nostro paese che pur produce quattro volte tanto in quantità.
 
 
Quali sono le prossime fiere e gli eventi a cui parteciperete?
 
Le fiere più importanti per noi sono Vinitaly, che è un punto di riferimento a livello italiano e internazionale e Dusseldorf con il ProWein, essenziale per collocarci nel mercato estero.
A livello di eventi  partecipiamo a quelli del Gambero Rosso e di Decanter, che organizzano tutta una serie di appuntamenti in giro per il mondo.
 
 
C’è un vino della sua cantina al quale è più legato o un’annata in particolare?
 
Be in realtà sono molto legato a tutti i miei vini e metto la stessa passione in ognuno. Per quanto riguarda le annate,come dicevo, l’ultima è stata molto positiva sia in termini di resa che di qualità.
Questo è un dato positivo se guardiamo alle regole del Disciplinare che prevedono, per il Docg, una percentuale di vitigno glera dell’85%.
 
 
Come sta vivendo la Sua azienda, o come vivrà in futuro, il cosiddetto passaggio generazionale e le conseguenti fasi di cambiamento?
 
Questa l’è na bea domanda [ride]. Mio nipote frequenta la Scuola di Enologia di Conegliano, vedo che è bravo, è interessato e ci mette tanta passione.
Poi, chi può dirlo? Lo deciderà di sua iniziativa. Non è sempre detto che i figli o i nipoti debbano seguire la strada intrapresa dalla famiglia.
Io, dal canto mio, continuo a fare investimenti come l’acquisto di qualche terreno, una miglioria per un impianto, l’apertura di un nuovo negozio che è prevista, ci auguriamo, per la prossima primavera.
 
Vi aspettiamo, ovviamente!
 

 

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