Un tuffo nel passato per riscoprire le curiosità e le parole che, da allora, fanno parte del nostro linguaggio quotidiano.
Alcuni termini fanno parte del nostro vocabolario da millenni. Spesso, quando si verificano particolari occasioni, queste stesse parole ritornano con tanta forza e ci richiedono attenzioni straordinarie. Candidato è una di queste, i continui appuntamenti elettorali cui siamo chiamati ad esprimere il nostro voto ce lo riportano alla mente, assumendo un volto ed un nome specifico.
La parola “candidato” ha provenienza latina: nell’antica Roma si chiamava candidatus (letteralmente «vestito di bianco») chi si presentava alle elezioni per una carica politica o amministrativa. E questo perché i concorrenti, per farsi riconoscere, dovevano indossare una toga di un bianco splendente. Una veste che doveva essere più candida possibile, tanto da utilizzare speciali «sbiancanti» per ottenere il massimo effetto per esaltare il candore e la purezza di chi la indossava…
È evidente che la nascita delle candidature era accompagnata, fin dall’antica Roma, alle promesse, alle clientele e alla comunicazione elettorale. Le elezioni funzionavano per certi versi in modo del tutto simile al nostro, ce lo dimostra un
meraviglioso documento della propaganda politica nella città di Pompei, ricca di manifesti elettorali che coloravano le pareti di edifici pubblici e privati lungo le principali vie cittadine. Sono stati infatti ritrovati circa 2.600 testi, iscrizioni tracciate con pennello e vernice rossa o nera su sfondo bianco. Le elezioni si svolgevano tendenzialmente a marzo. Dall’elettorato erano escluse alcune categorie di persone: le donne, gli schiavi, i liberti, i gestori di bordelli e di circhi, gli attori e coloro i quali
possedevano attività poco decorose. Il cittadino votava nella sezione a cui apparteneva: esprimeva il suffragium (ovvero il voto) per iscritto e in segreto, incidendo il nome del candidato su una tavola cerata, poneva poi la scheda in un’urna. Prima di votare, riceveva una tesserula, cioè un gettone, che consegnava al momento di avere la tavoletta. Si procedeva poi allo spoglio e infine alla proclamatio, eleggendo chi era stato designato nel maggior numero di sezioni. Il candidato stesso si recava dai cittadini chiedendo di essere votato, frequentava quotidianamente il Foro insieme ad amici, clienti e sostenitori. C’era anche il
manifesto elettorale, chiamato programma.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
