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Campioni del Mondo – 18 anni dopo

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Sono passati 18 anni da quella fantastica notte del 2006 in cui il sogno di tutti gli italiani divenne incredibilmente realtà. Campioni del Mondo

BERLINO – È la notte del 9 luglio 2006, all’Olympiastadion di Berlino si disputa la finale del campionato mondiale di calcio tra Italia e Francia. Non ci siamo mai amati con i nostri cugini d’oltralpe, si sa, ma calcisticamente parlando non ci si sopporta proprio. Sarà che la cocente sconfitta grazie al Golden Gol di Trezeguet della finale degli europei del 2000 ancora brucia.

Loro sono chiaramente i favoriti, hanno ZidaneHenryRibery e tutta una schiera di campioni che viene il mal di testa solo a pensare come fermarli, ma noi abbiamo sconfitto i tedeschi a casa loro dopo 2 tempi supplementari.

Sono trascorsi 18 anni da quella notte, notte che penso chiunque (anche i non tifosi di calcio) si ricordino perfettamente come fosse ieri. Dove eravamo, con chi, cosa abbiamo pensato.

Erano tempi ben diversi. Una nazionale zeppa di campioni ormai nella piena maturità ma colpita in pieno dal ciclone di Calciopoli, uscita dallo scandalo della partita contro la Corea ( e l’arbitro Moreno) del mondiale precedente e dal “Biscotto” tra Danimarca e Svezia dell’ultimo europeo. Una Nazionale unita come mai prima.

Eppure non fu il mondiale dei “Divi” come i vari TottiPirloDel Piero ecc., fu il mondiale del gruppo, dei gregari, della difesa impenetrabile nonostante l’infortunio dello sfortunatissimo Nesta. I nostri veri eroi furono Materazzi e Grosso, gli uomini del destino.

Il tutto durante un’estate che stava cambiando il modo di vedere e vivere il calcio di tutti noi. Dalle accuse delle scommesse a Buffon, alle continue indagini sulle Sim straniere di Moggi e Co., la sottomissione psicologica degli arbitri, i Rolex della Roma, le intercettazioni telefoniche… il calcio italiano era nel pieno del caos, dello scandalo, delle accuse tutti contro tutti.

Fu bravo Lippi a prendere una squadra di “fighette” strapagate ed estraniarle da tutto quello che stava accadendo nel nostro Paese. Un po’ come fece Enzo Bearzot nel vittorioso mondiale spagnolo, la squadra era protetta dal loro allenatore e allo stesso tempo si univa sempre di più non sapendo che futuro avrebbero avuto la stagione successiva con i rispettivi club di appartenenza.

Gattuso quella sera affermò: “Senza scandali non vincevamo“. Probabilmente avremo fatto un buon percorso, ma non vinto alla fine. Il calcio è, e sempre sarà, uno sport di squadra, per quanto il singolo giocatore possa essere il migliore al mondo, se dietro non ha un gruppo solido e unito non si va da nessuna parte.

Il gruppo, la dedizione, la fiducia nel proprio compagno, il lottare centimetro dopo centimetro, questo ci ha portato sul tetto del mondo. L’essere 23 e non solo gli 11 in campo, l’uno al servizio dell’altro. Ed è questo che ci ha fatto trionfare anche nell’Europeo del 2021. Senza campioni, ma con ragazzi semplici disposti ad aiutarsi e a dare tutto per i nostri colori. Ognuno determinante, a modo suo.

Cosa che poi non si è più vista in campo, con i pessimi risultati ben noti di quest’ultimo campionato in Germania non ancora finito ma con gli azzurri già in ferie da un po’. C’è mancata la coesione, la voglia di sacrificarsi l’uno per l’altro, l’essere un tutt’uno e dare tutto fino all’ultimo secondo.

Un po’ come Grosso (un signor nessuno prima di quel mondiale) che prende il rigore al 90° contro l’Australia, segna al 119° minuto contro la Germania e infine realizza l’ultimo rigore con la Francia. O Materazzi che entra a sorpresa contro la Repubblica Ceca al 17° minuto per l’infortunio di Nesta (il nostro difensore più forte) e poco dopo segna il gol che ci manda agli ottavi. Viene espulso la partita successiva e poi in Finale segna di nuovo.

In fondo è per questo che si chiama sport di squadra, no?

Photo Credits: Figc.it

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