Cambiare per adattarsi ma anche adattarsi per cambiare. La funzione di adattamento è considerata essenziale per l’evoluzione e il mantenimento di qualsiasi specie vivente
ITALIA. Questa funzione è esaltata negli umani, che proprio grazie a questo vantaggio evoluzionistico sono spinti verso orizzonti sempre più distanti ed ecosistemi che non sono più considerati ostili. Oggi si parla di Groenlandia come enorme spazio vitale che da desolata e inabitabile isola di ghiaccio è ambita come risorsa strategica da sfruttare. Possiamo prevedere che nel prossimo futuro la Groenlandia diventerà area antropica, come qualsiasi area geografica del mondo.
Adattarsi dunque, nell’arco della esistenza individuale, è la prima funzione da sviluppare e da conservare. Infatti numerosi sono i disturbi mentali risultato di un adattamento insufficiente. Penso al mondo scolastico, del lavoro, alla coppia, alla famiglia, in genere agli eventi stressanti. Lo stress per le ordinarie attività e per le incombenze straordinarie è sempre molto elevato. La società attuale, con il progresso, richiede all’individuo maggiori capacità di resilienza.
Educare ad adattarsi può costituire una buona forma di terapia. Solo chi si adatta a situazioni estreme, migliora la sua resilienza, e innalza la soglia dello stress. Resilienza è una parola molto usata, deriva dal latino resilio o resalio, che vuol dire risalire in mezzo al mare su una barca rovesciata. Ci vuole forza, coraggio, tenacia, e soprattutto bisogna non avere paura. Affrontare una situazione di pericolo come realtà immaginativa o virtuale immersiva, potrebbe essere una modalità di intervenire su soggetti stressati e incapaci di reagire se non attraverso modalità psicopatologiche.
Immaginiamo di trovarci in una condizione di estremo disagio come può essere un soldato imprigionato in un lager, con poco cibo e senza potersi difendere dal caldo o dal freddo, isolato da tutto e da tutti, in un ambiente ostile, in costante pericolo di vita. Quelli che sopravvivono a tale condizione estrema sono coloro che non attendono con impazienza e dolore la liberazione, ma coloro che pensano di dover restare per sempre in tale condizione, ma vogliono vivere e non lasciarsi morire.
Immaginiamo di trovarci in una situazione di lavoro che non ci piace, tra persone che non ci rispettano e con cui non vogliamo interagire. Possiamo o scappare, ma non sempre è facile trovare un altro lavoro, o attendere con insofferenza che finisca il tempo di lavoro, oppure fare ciò che ci viene chiesto e cercare di farlo anche al meglio per nostra intima soddisfazione e non perché ci è imposto. E’ il “fare buon viso a cattivo gioco”. E’ il nostro sentire interiore che conta, la difesa contro le avversità che la vita ci presenta. Facciamo gli psicologi di noi stessi, in una forma di sdoppiamento che consente di escludere la parte offesa e malata, per salvare la parte sana e vitale che è in ciascuno di noi.
Poi, senza che ce lo aspettiamo avviene la liberazione, succede che la nostra mente risolve la questione, semplicemente, senza affanno perché è giusto e normale che sia così. Adattarsi denota un cambiamento di prospettiva che è avvenuto nel nostro mondo interno, una diversa percezione dei fatti che non sono mai drammatici ma solo fatti, eventi che dobbiamo affrontare senza paura. Il tempo ci darà ragione, perché l’adattabilità è inscritta nel nostro genoma, siamo fatti per adattarci, indipendentemente dalla natura. La civiltà umana ha avuto inizio quando quegli esseri spauriti e fragili si sono accorti di essere diversi dagli altri animali e di poter dominare la natura senza mai esserne sopraffatti.
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