La cultura presidio di legalità e antidoto alle mafie
CAIVANO (NA)- “Solidarietà a don Maurizio Patriciello per il vile gesto intimidatorio subito. Siamo al fianco suo e della comunità di Caivano: proseguiremo nei progetti culturali e sociali già avviati. La cultura è presidio di legalità e antidoto alle mafie.”
Con queste parole il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha voluto manifestare la sua vicinanza al parroco di Parco Verde, bersaglio di un inquietante episodio intimidatorio durante la celebrazione della messa.
Il fatto: un proiettile consegnato in chiesa
Durante la messa domenicale nella chiesa di San Paolo Apostolo — nel quartiere Parco Verde di Caivano — un uomo si è confuso tra i fedeli e ha consegnato a don Patriciello un plico contenente un proiettile, avvolto in un fazzoletto.
La denuncia è stata resa nota dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Pina Castiello, presente alla funzione: “È raccapricciante e vergognoso…”
Grazie alla prontezza della scorta di don Patriciello e all’intervento dei carabinieri presenti all’esterno, l’uomo è stato bloccato mentre tentava di dileguarsi fra i fedeli.
L’arrestato è un uomo di 75 anni, già noto alle forze dell’ordine.
Dovrà rispondere di atti persecutori aggravati dal metodo mafioso.
Reazioni istituzionali: unanime condanna e mobilitazione dello Stato
La risposta delle istituzioni è stata immediata e decisa.
- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso la sua vicinanza e solidarietà al sacerdote dopo l’aggressione psicologica e simbolica subita.
- Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’atto “vigliacco e criminale”, sottolineando che “Lo Stato è con don Patriciello e chi non si piega alla criminalità. Non faremo un passo indietro”.
- Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha telefonato al parroco per esprimere solidarietà e annunciato l’intensificazione delle misure di protezione. Patrugliamenti aggiuntivi sono già stati disposti e si è convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica focalizzato sugli episodi nel Parco Verde.
In questo contesto si inserisce anche la dichiarazione del Ministro Giuli: la sua vicinanza non è rimasta limitata a parole, ma è un segnale politico che – se accompagnato da atti concreti – può rinforzare l’impegno dello Stato contro le intimidazioni.
Il contesto sociale e la figura di don Patriciello
Don Maurizio Patriciello è un volto noto della lotta civile e pastorale contro la criminalità organizzata e l’inquinamento nella cosiddetta Terra dei Fuochi, nonché nelle periferie del napoletano e casertano. Negli anni ha denunciato roghi tossici, traffici illegali e ha costruito progetti sociali e culturali nei territori difficili.
Il Parco Verde di Caivano è uno dei quartieri simbolo della marginalità urbana, delle tensioni sociali, ma anche di un forte desiderio di riscatto civico. Le “stese” e le intimidazioni armate sono purtroppo fenomeni che da tempo caratterizzano quei territori, con l’obiettivo di imporre paura e silenzio.
Una delle chiavi per contrastare la criminalità — come ricordato anche dal ministro Giuli — sta nell’investimento in cultura, educazione, legalità: la cultura come presidio contro l’omertà, come antidoto alle mafie.
Verso il futuro: sfide e responsabilità
L’episodio di ieri — la consegna simbolica di un proiettile in chiesa — non deve restare un fatto isolato nella cronaca, ma deve diventare uno stimolo per un’azione sistematica sul territorio.
Serve un duplice impegno:
- rafforzamento della tutela e presenza dello Stato nei quartieri più esposti, con misure di sicurezza, attività di intelligence e dialogo con la comunità;
- rafforzamento della rete sociale e culturale, affinché scuole, parrocchie, associazioni locali possano offrire alternative alle nuove generazioni, spezzando l’isolamento e l’attrattiva della malavita.
La solidarietà espressa oggi da molte autorità — tra cui il ministro Giuli — non basta se non si traduce in impegni concreti, risorse, continuità negli interventi.
Don Patriciello, pur visibilmente scosso, ha già dato segnali di determinazione: “Non siamo soli”, ha detto, ricordando che la comunità tutta deve sentirsi coinvolta nella tutela della propria dignità.
In un Paese in cui gli atti intimidatori contro scuole, giornalisti, amministratori locali, sacerdoti “anti-mafia” sono sempre un grido di allarme, rispondere con coraggio collettivo e costanza è la sola via perché il sacrificio di chi denuncia non resti isolato.
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