Site icon Il Nuovo Terraglio

Bunker Soratte, una pagina di storia italiana

A meno di 50 chilometri a nord di Roma si innalza il Monte Soratte, una montagna ricca di storia e leggende, che vigila silenziosa sulla valle del Tevere e custodisce secoli di misteri

ROMA. A poco meno di 50 chilometri a Nord di Roma si erge una montagna molto particolare, ricoperta da un rigoglioso bosco che sembra sorvegliare l’ingresso della capitale, il Soratte. Alta 691 metri, questa montagna fa parte del Comune di Sant’Oreste, un paesino che sorge sulle sue coste. Si ritiene che proprio per la forma imponente, visibile da lontano, adagiata sulla valle dove scorre il Tevere, fosse un luogo di culto caro agli etruschi e sabini.  

CLICCA SUL PULSANTE ROSSO NELL’IMMAGINE PER VEDERE IL VIDEO OPPURE CLICCA QUESTO LINK: https://youtu.be/9Yra6unI3bU?si=JEnEYqBidTxYMUsE

Secondo una leggenda è fra i boschi del Soratte che si nascose papa Silvestro per sfuggire alle persecuzioni di Costantino. In seguito l’imperatore si rivolse al papa per poter essere guarito dalla lebbra. Episodio ricordato da Dante Alighieri nella Divina Commedia…Ma come Costantin chiese Silvestro d’entro Siratti a guerir de la lebbre; così mi chiese questi per maestro… Cosi si narra che sui resti di un antico tempio di Apollo sarebbe stato costruito l’eremo di San Silvestro in onore del Papa. Un luogo ricercato dagli eremiti per vivere in solitudine e preghiera come testimoniano i 4 eremi in stile rupestre ancora visibili: Santa Lucia, San Sebastiano, Santa Romana e Sant’Antonio.  

Passano secoli, fin quando in tempi recenti, il Soratte diventa protagonista ancora una volta, divenendo una delle pagine significative della storia recente del nostro paese. Nel cuore della montagna nel 1937 viene realizzato un bunker che sarà strategico prima nel corso della seconda guerra mondiale, poi durante gli anni della guerra fredda. Ed è del bunker e dei suoi misteri che vi voglio raccontare.  

Incontro Gabriele Sacchi all’ingresso del bunker.

Gabriele, verso il quale nutro una grandissima stima, è una guida non vedente dell’Associazione Culturale Bunker Soratte.  Il suo amore per il territorio e per quei luoghi così ricchi di storia e significato lo ha portato a dedicare il proprio tempo libero alla valorizzazione di un patrimonio che pochi hanno la fortuna di visitare. E sarà lui la mia guida all’interno del bunker.[1]

Gabriele come e perché nasce l’idea del bunker?

“Nel 1937, in un periodo turbolento della storia italiana e mondiale che presagiva tempi di guerra, seguendo l’esempio di molti altri paesi del mondo, Benito Mussolini decise di creare un rifugio antiaereo che avrebbe ospitato in sicurezza le alte cariche dello stato Italiano in caso di evento bellico.

La scelta del luogo ricadde sul Monte Soratte per vari motivi:

la sua vicinanza a Roma, da cui era raggiungibile in automobile e in treno, le sue caratteristiche geomorfologiche e il fatto che in questa zona, scarsamente abitata e fondamentalmente agricola, sarebbe stato più semplice nascondere i veri obiettivi di quell’operazione segreta. La realizzazione di questo ambizioso progetto, che prevedeva la costruzione di una rete di circa 15 chilometri di gallerie all’interno del Monte Soratte, venne celata sotto la scusa della costruzione di una fabbrica di armi della Breda, le cosiddette Officine protette del Duce. Del resto, quei luoghi erano stati già usati dall’Esercito Italiano per testare mezzi militari, e la costruzione di una fabbrica d’armi non avrebbe destato sospetti.”

Poi con lo scoppio della II guerra mondiale cosa accadde?

“I lavori subirono una decisa accelerazione nel 1943, in piena guerra, portando a termine appena una parte di 4 chilometri di gallerie rispetto ai 15 del progetto iniziale previsto da Mussolini, che, in realtà, non lo utilizzò mai. Ad utilizzare le gallerie del Soratte, invece, fu l’esercito tedesco, alcuni giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, le truppe della Wehrmacht, fino a quel momento alloggiate a Frascati, guidate dal Feldmaresciallo Albert Konrad Kesserling, insediarono in queste gallerie il “Comando Supremo del Sud” delle forze di occupazione tedesche.

Sant’Oreste, tarda sera dell’8 settembre 1943 presso la Trattoria degli scarponi.

“Ete ‘ntesu, a guèrra atè funita, ci simo ‘rresi”.

 “Ma chi te l’ha dittu?”

“L’aradiu di ‘mericani, quella che sènte u professore”.

“Arengrazziemo Dio, simo sarvi!”

“Allora si sò ‘rresi pure i teteschi?”

L’entusiasmo, i dubbi e le speranze degli abitanti di Sant’Oreste furono ben presto disattesi, coperti dal rumore delle autoblindo tedesche, precedute la mattina dello stesso giorno dal Col. Steppe e sette geologi dell’organizzazione Todt giunti in aereo, che prendevano possesso del paese e delle gallerie del monte Soratte. Nessuno in paese poteva immaginare che tanta tempestività avesse un significato preciso: i tedeschi avevano intuito o sapevano dell’armistizio prima che venisse comunicato alla radio.  

Il Feldmaresciallo Albert Konrad Kesserling, personaggio di primo rilievo dell’esercito nazista, si trovava a Frascati dall’inizio del 1943, dov’era la sede operativa dell’OBS (Oberbefehlshaber Sud), Comando Supremo Tedesco del Sud. Da qui il comandante dirigeva le operazioni di difesa del territorio italiano dall’avanzata delle truppe inglesi e americane. Già da qualche mese, infatti, gli eserciti nemici stavano avanzando via terra, ma anche per via aerea bombardando alcune delle maggiori città italiane.

Il turno di Frascati venne proprio l’8 Settembre: 130 Boeing B-17 americani, meglio conosciuti con il nome di fortezze volanti, sganciarono 1300 bombe sulla cittadina. Principale obbiettivo era villa Torlonia, dov’era insediato il quartier generale dell’armata tedesca che, assieme agli italiani, ignari dell’armistizio firmato già da cinque giorni, tentarono di contrastare il terribile attacco degli angloamericani. Moltissimi edifici, monumenti e ville andarono distrutti. Persero la vita 500 civili, oltre a circa 200 soldati tedeschi.

Kesserling riuscì a salvarsi, ma si ritrovò sprovvisto di una base sicura decidendo di stanziare l’Oberkommando in quel rifugio di cui tanto si era vantato Mussolini in alcuni consigli di guerra.

L’11 Settembre del 1943, 980 soldati del raggruppamento C della Wermacht occuparono le gallerie del monte Soratte, dove rimarranno fino ai primi giorni di giugno dell’anno successivo.

Qui, venne installata una vera e propria città ipogea. All’interno delle gallerie vennero infatti costruite grandi baracche in legno destinate agli alloggi per ufficiali, infermerie, sale di lavoro, armeria, bar, cinema, depositi, ecc.

La disciplina imposta ai militari tedeschi in servizio rese la convivenza con i santorestesi decisamente pacifica. La necessità, da parte degli occupanti, di mano d’opera di ogni genere, operai, cuoche e personale per le pulizie, diede vita a una collaborazione regolarmente retribuita che, alla luce del periodo, si dimostrò conveniente per entrambe le parti. I lavori di sistemazione delle gallerie, affidate all’organizzazione Todt [2], impegnarono un gran numero di cittadini di Sant’Oreste e dintorni che trasformarono le officine Breda, in precedenza trasferite a Milano, in una caserma nascosta all’interno della montagna dotata di alloggi, infermeria, sala radio e trasmissioni, cinema e ovviamente la mensa, tutto dotato di riscaldamento e filtraggio dell’aria, sfruttando anche le strutture preesistenti del Rifugio Antiaereo dello Stato Maggiore del Regio Esercito.

Circa un migliaio di persone trascorsero 10 mesi in questa città ipogea, riuscendo a sopravvivere al bombardamento del 12 maggio 1944 effettuato da ben due stormi di B-17 alleati, decollati dall’aeroporto di Tortorella (Foggia) per distruggerlo.

Quando, dopo un paio di settimane, gli alleati capirono di aver fallito il tentativo di distruggere il bunker, Kesselring e le sue truppe dovettero comunque abbandonare rapidamente il Soratte per non subire un nuovo attacco.

Al momento della fuga, Kesselring diede l’ordine di minare ed incendiare la struttura, che, anche in questa occasione, subì appena danni parziali”.

Gabriele, come dicevi, Sant’Oreste nel 1944 fu oggetto di un pesante bombardamento degli alleati allo scopo di distruggere il bunker. Ma è vero che la popolazione fu salva grazie alla gabbia di un usignolo di un certo Pasquale Di Giovanni?

“Si. La sera dell’11 maggio 1944, il parroco, il fabbro e il podestà di Sant’Oreste si incontrarono in un clima di trepidazione. Con occhi lucidi e un peso nel cuore, Pasquale Di Giovanni, conosciuto come lo “scemo del villaggio,” li avvertì con insistenza: “Dite ai vostri uomini di non andare domani a lavorare nelle gallerie del Soratte. Ho l’impressione che potrebbe accadere qualcosa di molto spiacevole.” Il messaggio, tra lo stupore generale, fu trasmesso. Sorprendentemente, la popolazione gli diede ascolto.

Pasquale Di Giovanni, uomo corpulento e trasandato, era noto per il suo aspetto misero: vestiva di stracci, con barba e capelli incolti, e un odore pungente che lo accompagnava ovunque. Nonostante ciò, nessuno gli negava un pezzo di pane o un piatto caldo. Nel paesino, la sua onestà e il suo spirito di sacrificio gli avevano conquistato la fiducia di tutti, inclusi i tedeschi che lo coinvolgevano nelle fatiche più dure e segrete delle gallerie.

Pasquale amava le gabbiette e gli uccellini con i quali parlava! I bambini del villaggio, oggi nonni di molti membri della nostra Associazione, amavano ascoltare i suoi discorsi appassionati con gli uccellini. Ebbene sì, lo “scemo del villaggio” possedeva un altro segreto: la sua gabbietta nascondeva un doppio fondo e un’antenna ricetrasmittente con cui comunicava agli alleati in anglosassone stretto.

Pasquale Di Giovanni, infatti, non era affatto scemo. Era un tenente colonnello anglo-abruzzese e dal 1937 al 1944 aveva svolto l’importante ruolo di spia. Fu lui a guidare le forze alleate nel bombardamento chirurgico delle gallerie del Soratte, risparmiando le case dei compaesani che tanto lo avevano aiutato.

Oggi, ricordando quel periodo, viene quasi da sorridere pensando al giorno in cui, nel 1945, a capo di una colonna di Sherman, Pasquale Di Giovanni, in divisa, tornò a Sant’Oreste. La prima persona che cercò fu il barbiere Berva, e con un sorriso gli disse: “Ora che non ho più i pidocchi, posso chiedere di servirmi di barba e capelli anche a Sant’Oreste?”

In quel momento, l’eroe nascosto e lo “scemo del villaggio” si unirono in un solo uomo, la cui storia echeggia ancora oggi tra le strade di Sant’Oreste, avvolta da un’aura di mistero e commozione.”

Si racconta che subito dopo la fine della guerra un soldato tedesco sia tornato in cerca di qualcosa di importante…che è ancora un mistero…

 “Si, cercava l’oro della Banca d’Italia. L’intreccio tra storia e leggenda riguardo all’oro derubato alla Banca d’Italia è una delle vicende che indubbiamente appassiona moltissimo. È fatto storico che, nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, i Tedeschi depredarono la Banca d’Italia di un quantitativo molto ingente di tonnellate in oro in lingotti.

Secondo la leggenda, parte di esso (più o meno una settantina di tonnellate) viene inviato alle Gallerie del Soratte, mediante un convoglio delle SS. All’interno dell’ipogeo l’oro è preso in consegna dalla Wermacht che occupa il bunker e nascosto.

A conclusione dell’operazione, tra coloro che avevano effettuato l’occultamento, nessuno sarebbe rimasto in vita.

Nessuno, tranne un uomo: un certo Willy Whoct. Questi, scampato all’eccidio, dopo una fuga rocambolesca che lo conduce al paesino di Rignano Flaminio (poco sotto Sant’Oreste) viene assistito da una coppia di anziani coniugi e rimpatria in Germania.

Originario di Amburgo, nel Settembre del 1947 l’uomo torna a far visita al Soratte e alla coppia che lo ospitò. Ma la sua presenza insospettì la gente del luogo. Perché sarà tornato?  Cosa doveva fare e, soprattutto come mai Willy Whoct sparì qualche giorno dopo?  Intervennero i carabinieri e addirittura l’Interpol per capirne di più. Forse nutrivano qualche sospetto. Poi giunse la notizia che ad Amburgo, qualche giorno più tardi, la casa di Willy viene trovata in fiamme e il corpo decapitato.

Tanti cercatori d’eccellenza, negli anni, riceveranno mandato dal Governo italiano per trovare l’oro, ma nessuno avrà mai successo. Indubbiamente l’intreccio di storia e leggenda si infittisce, poi con il Processo Sifar nel quale il Monte Soratte è citato ben 30 volte.

Che fine può aver fatto l’oro? Detto che per due terzi si risalì all’ubicazione, il restante terzo mancante, a parere di chi scrive, non può essere rimasto nelle gallerie ed avrebbe invece più facilmente preso altre vie, magari in particolare della Germania o dell’America latina.

Ma le pagine di storia del bunker non finiscono qui…Sant’ Oreste nel bel mezzo della guerra fredda assume un ruolo strategico, direi vitale quale rifugio atomico per le massime autorità dello stato e militari…cosa puoi raccontarmi in proposito?

Fino all’inizio degli anni Cinquanta, il complesso ipogeo del Soratte rimase abbandonato. Dal 1952 al 1962, circa metà delle gallerie furono nuovamente usate dall’Esercito Italiano come polveriera per l’artiglieria.

Nel 1963, il Governo Italiano, con il sostegno della NATO, iniziò a progettare la costruzione di una struttura per la sicurezza nazionale, capace di resistere ad un ipotetico attacco nucleare su Roma.

Così nel 1967, in piena Guerra Fredda, iniziarono i lavori per modificare un tratto delle gallerie di 1,3 km nel cuore del complesso in bunker anti-atomico, destinato ad ospitare il Presidente della Repubblica e gli esponenti più alti del Governo italiano nell’imminente eventualità di una devastazione generalizzata sulla capitale. I lavori continuarono fino al 1972, terminando con il collaudo strutturale di tutto il complesso.

Completato il Bunker antiatomico del Soratte, un centinaio di persone vi avrebbero trovato rifugio in totale sicurezza, per periodi dai sei mesi a un anno e mezzo. Questo periodo di permanenza era strettamente legato al tempo necessario per il decadimento della radioattività all’esterno. Le persone selezionate per entrare nel bunker comprendevano alte cariche governative e personale tecnico, con il compito di mantenere la vita quotidiana. Tra le figure più importanti ci sarebbe stato indubbiamente il Presidente della Repubblica. In caso di emergenza, sarebbe stato “enucleato” —termine tecnico per indicare il suo trasferimento sicuro—prelevato da qualsiasi luogo si trovasse e portato bendato nel Bunker del Soratte. Nelle profondità delle gallerie, sotto la vetta di Santa Lucia, la seconda vetta più alta del Soratte, una vernice bioluminescente, prodotta da un pigmento di medusa, avrebbe illuminato la scritta “entrata” in caso di esplosione nucleare esterna. Questo espediente era cruciale, poiché un impulso elettromagnetico conseguente all’esplosione avrebbe causato un blackout totale nell’area circostante.

Una volta entrato nel bunker, anche il Presidente avrebbe dovuto sottoporsi a una lunga doccia di decontaminazione con prodotti specifici per rimuovere le radiazioni dalla superficie del corpo. Un ambiente attrezzato appositamente era presente per tale operazione. Solo dopo la pulizia, un team di medici avrebbe valutato l’idoneità per l’accesso alla parte più protetta del bunker. La sopravvivenza all’interno delle gallerie dipendeva dalla totale assenza di contaminazione; anche il minimo sospetto avrebbe compromesso la vita dell’élite.

Dopo il 1972 i lavori vennero improvvisamente interrotti ma fino alla metà degli anni Ottanta, il Bunker del Soratte venne utilizzato dalla NATO come sede di alcune esercitazioni, ma fu definitivamente abbandonato nel 1989

In realtà, tra il 1993 ed il 2003, il Governo italiano ipotizzò la trasformazione del bunker in un’unità di Comando, Controlllo e Comunicazione (C3-ISTAR), in ambito NATO, ma poi dismesse le aree militari interne ed esterne al bunker il complesso del Bunker del Soratte è stato riconsegnato ai civili nel 2008, giungendo a noi così come era stato abbandonato alla fine degli anni ’80 grazie ad un servizio di vigilanza armata che, durante quasi 15 anni di abbandono, ne ha preservato l’integrità.

E come nasce questo straordinario museo?

“Nel 2003 il Comune di S. Oreste, con il contributo della Comunità europea, ha avviato il progetto: “Il percorso della memoria” per recuperare tutta l’area e trasformarla in un museo.

Poi nel 2010 nasce l’Associazione del bunker Soratte, che con la collaborazione dell’Esercito, dei Carabinieri e dell’Aeronautica militare, avvalendosi di volontari ha realizzato l’attuale museo per valorizzare una memoria storica che abbraccia oltre 50 anni della nostra storia recente.

Abbiamo avuto da allora un continuo crescendo di visitatori ed anche di coinvolgimento delle scuole per le quali l’Associazione Bunker Soratte promuove visite. Molto apprezzati dal pubblico sono due eventi davvero particolari.

La prima è la “Rievocazione Storica del Bombardamento del Maggio ’44”. Un evento che catapulta i visitatori nel passato, ricreando con precisione storica il bombardamento avvenuto nel maggio del 1944. Attraverso figuranti in costume, effetti sonori e visivi, gli spettatori possono vivere in prima persona un momento cruciale della nostra storia.

La seconda è anch’essa una esperienza molto interessante: il “Bunker di Notte”, un evento che trasforma la visita guidata al sistema ipogeo in una serata speciale con spettacoli sul piazzale, figuranti in costume, e cene a tema nel centro storico. Questo evento coinvolgente offre un modo diverso e affascinante per esplorare il nostro patrimonio storico.”

Il museo del Bunker Soratte … “aperto a tutti” …

“Sì il gruppo di ricerca storico e scientifica ha scelto di scommettere nella realizzazione di un opuscolo illustrato che coniuga linguaggio Braille, riproduzione in scala in formato rilievo tattile e scrittura in nero ad alta leggibilità. Questo opuscolo offre una guida dettagliata degli elementi più significativi degli ambienti, della strutturazione e dei dettagli che si possono apprezzare lungo il percorso di visita.

Questa idea, nata in collaborazione con la Federazione Pro Ciechi e l’Associazione Disabili Visivi, ha l’obiettivo di fornire a tutti le stesse opportunità di partecipazione al tour. Grazie a questo opuscolo, i visitatori possono utilizzare tutti i sensi – dall’udito, alla vista, all’olfatto, al tatto – per godere appieno del percorso.

La guida illustrata vuole accompagnare i visitatori nel profondo della storia, garantendo un’esperienza coinvolgente e accessibile a tutti. Questo progetto è un esempio di come la collaborazione tra diverse realtà possa portare a soluzioni innovative e inclusive.”

Quali sono i vostri progetti per l’immediato futuro?

“Quello della nostra associazione di cui oggi è presidente Riccardo Cecchini, è un viaggio continuo nella storia. Siamo entusiasti di annunciare un nuovo progetto che vedrà presto la luce: un trenino che permetterà l’accesso ad un tratto di gallerie attualmente non ancora visitabili al pubblico. Questo nuovo sviluppo rappresenta un ulteriore passo avanti nel nostro impegno di valorizzazione e condivisione del nostro patrimonio storico.

Vedere tante splendide iniziative diventare realtà nel tempo ci riempie di orgoglio e testimonia la crescita continua del nostro operato.

Vi aspettiamo allora al Bunker Soratte. Venite a trovarci e immergetevi con noi nella storia!”

Contatti:

https://bunkersoratte.it

[1] Con una laurea in Scienze Pedagogiche, dell’Educazione degli Adulti e della Formazione Continua, e un master in Disability e Diversity Management, Gabriele Sacchi lavora presso l’Istituto Nazionale di Statistica dove si occupa della formazione del personale, del supporto ai processi di inserimento lavorativo delle persone con disabilità e dei test soggettivi di accessibilità digitale per le tecnologie assistive.

Sacchi si nutre del profumo della storia intriso nel complesso di gallerie del Bunker Soratte, dove la storia si è fatta e si è vissuta. Grazie alla sua dedizione, chi lo ascolta ha l’occasione di toccare con mano la storia, un’esperienza rara e preziosa. La passione di Gabriele per la valorizzazione culturale e l’inclusione si riflette nel suo impegno quotidiano, rendendo accessibile e tangibile la memoria storica e culturale dei luoghi che ama. Passione che ha fatto di Gabriele una eccellente guida non vedente.

[2] L’Organizzazione Todt (OT) fu una grande impresa di costruzioni che operò, dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht. Creata dall’ingegnere Fritz Todt, Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti, l’organizzazione operò in stretta sinergia con gli alti comandi militari durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Il principale ruolo dell’impresa era la costruzione di strade, ponti e altre opere di comunicazione.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version