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Bisogna saper perdere

4 minuti di lettura

Il sogno di ogni atleta, il motivo per cui ci si allena fino allo stremo è sempre uno: la vittoria. Ma bisogna anche saper perdere

Questo inizio estate ha visto il susseguirsi di molti eventi sportivi di una certa rilevanza. Dai Campionati Europei di atletica a Roma, a quelli di calcio, dagli Europei di scherma alla Volley Nations League, dal pre Olimpico di Basket fino a Wimbledon. È stato un susseguirsi di emozioni tra grandi soddisfazioni e medaglie a vere e proprie delusioni sportive.

Nello sport, come nella vita, c’è chi vince e c’è chi perde. Non si può arrivare primi in dieci, a meno che non sia un torneo amatoriale senza classifica. È una legge non scritta come lo Yin e lo Yang, il giorno e la notte. Il primo e l’ultimo.

Il cambio di mentalità

In questi ultimi tre anni l’asticella dello sport italiano si è alzata moltissimo. Da Berrettini in finale a Wimbledon con Djokovic, all’Europeo di calcio vinto in Inghilterra, passando per il volley, il basket e soprattutto le Olimpiadi di Tokyo, gli azzurri hanno imparato che possono vincere e non si accontentano più. È cambiata proprio la mentalità, l’approccio alla gara.

A dieci giorni esatti dall’inizio delle Olimpiadi di Parigi, ci ritroviamo con indubbiamente la squadra favorita per una medaglia in moltissimi sport: atletica, scherma, nuoto, volley (sia maschile che femminile), e ora anche nel tennis.

Soprattutto quest’ultimo ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi: dall’esplosione di Sinner, alla vittoria della Coppa Davis, le magie del doppio maschile Vavassori/Bolelli e soprattutto femminile con Errani/Paolini. Le due finali di fila in uno Slam dell’atleta toscana, ma anche la semifinale in questa edizione di Wimbledon di Lorenzo Musetti che si è dovuto arrendere al solito Djokovic.

Bisogna saper perdere

La concezione di quello che è possibile, di quale siano i loro limiti e le potenzialità è totalmente cambiata. Ora sembra che la normalità sia vincere sempre. E quasi sorprende vedere Filippo Tortu conquistare un argento europeo nei 200 metri ed essere disperato come se fosse arrivato ultimo.

O ancora, Jasmine Paolini felice come una bimba nonostante abbia appena perso la sua prima finale in uno Slam al Roland Garros e un mese dopo triste (ma pur sempre sorridente) per aver perso quella di Wimbledon dichiarare:

“Oggi sono un po’ triste ma cerco di continuare a sorridere perché mi devo ricordare che oggi è comunque una bella giornata: sono in finale di Wimbledon ed è bellissimo, da ragazzina guardavo sempre questa finale e tifavo per Federer. Essere qui adesso è folle, ho apprezzato ogni momento”

C’è modo e modo di reagire a una sconfitta. Chiaro, non fa mai piacere, ma andrebbe apprezzato il percorso, la forza dell’avversario e alla fine prenderla come spinta per allenarsi di più e cercare di raggiungere traguardi migliori.

Un po’ come ha fatto Sinner quando ha perso ai quarti di Wimbledon con Medvedev. Non importa non stesse bene, un bel mea culpa e via sotto a pedalare.

Il cattivo esempio calcio

L’esempio più brutto lo abbiamo avuto dalla finale degli Europei di calcio. Vince, stra meritatamente, la Spagna. L’Inghilterra perde la seconda finale consecutiva dopo quella del 2021 in casa contro l’Italia. I giocatori sono tristi, come normale che sia, a uno a uno vengono premiati con la medaglia d’argento, che loro puntualmente si levano dal collo, in gesto di sprezzo. Solo alcuni se la rimirano in mano sorridendo per essere arrivati fino a lì.

Non è la prima volta che vediamo un atteggiamento simile nel calcio. I vari calciatori lo hanno fatto allo scorso europeo, al Mondiale, nelle finali di Champions League. Personalmente credo sia uno dei gesti più antisportivi che possa esistere. Una mancanza di rispetto verso gli avversari, gli organizzatori e tutti quelli che hanno lavorato nella squadra. E tutto questo si riflette poi sui tifosi.

Infine il CT Southgate si dimette. Non importa se l’Inghilterra non abbia mai vinto nulla se non il contestato Mondiale casalingo del 1966. Non conta nulla aver raggiunto due finali europee. È tutta colpa sua se hanno perso. Così per gli inglesi, ma anche per tutte le Nazionali eliminate troppo presto. Italia, Francia, Germania, ecc.

Il tifoso medio

Alla fine il grande atleta vive per l’agonismo, per la vittoria, ma anche per l’affetto dei tifosi, che riempiono gli stadi, guardano le gare in televisione e, di fatto, sono la vera e proprio benzina nel motore. Ma come lo sportivo si è abituato a vincere, ha alzato l’asticella, lo ha fatto di conseguenza anche il tifoso.

Pensiamo a una piccola Nazione agli Europei di calcio come la Georgia. Hanno raggiunto lo storico traguardo degli ottavi di finale persi poi con la Spagna futura campione. Certo, c’era tristezza, ma penso che in cuor loro tutta la Nazione fosse fiera e orgogliosa di questi ragazzi.

Ora ripensiamo invece alla figura barbina fatta dai nostri giocatori, eliminati sempre agli ottavi dalla Svizzera. Lo sappiamo che non abbiamo più una squadra forte come una volta. Non ci sono più campioni o non possono giocare per età o cittadinanza. Pensiamo al dispiacere e a tutte le invettive lette sui Social. Alle offese, minacce e quant’altro.

Ora ripensiamo alla sconfitta di Sinner della scorsa settimana. Il commento più carino che ho letto è stato: “Si è montato la testa, è sopravvalutato.” Scritta da persone che il tennis probabilmente non sanno nemmeno cosa sia. È un attimo salire sul carro del vincitore e osannarlo, per poi buttarlo giù e offenderlo senza ritegno.

Invece di ringraziarlo per la gioia che ci dona, per i successi e le emozioni, al primo sgarro subito tutti pronti a diventare i peggiori carnefici. È proprio la mentalità che è sbagliata dal basso e certa televisione di certo non aiuta. La sconfitta è importante forse più della vittoria stessa, perché è quella che spinge a migliorarsi e ad allenarsi con ancora più grinta.

Per uno sportivo in primis, ma anche per un tifoso è importante vincere. Ma lo è ancora di più saper perdere.

Photo Credits: Grana/FIDAL

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AUTORE
Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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