Alla Biennale Architettura 2025 si discute del futuro di Porto Marghera: tra rigenerazione, bonifiche ambientali e transizione energetica, l’assessore De Martin ribadisce la vocazione produttiva di Venezia
VENEZIA – Porto Marghera non è soltanto memoria di un passato industriale, ma un presente produttivo e un laboratorio di trasformazioni già in corso. È questo il messaggio che ha attraversato il dibattito ospitato ieri sera, 20 settembre alle Corderie dell’Arsenale, all’interno del GENS Public Programme della Biennale Architettura 2025, dove amministratori, architetti, imprenditori e attivisti si sono confrontati attorno al progetto The Marghera Gamble.
Al centro, la consapevolezza ribadita dall’assessore comunale all’Urbanistica Massimiliano De Martin: «Venezia è anche una città produttiva. Non è il turismo la maggiore attività economica, ma soltanto quella più visibile». I numeri parlano chiaro: 907 aziende, 11mila addetti nei comparti, 10mila lavoratori occupati, per un fatturato annuo di 26 miliardi di euro.
Il progetto The Marghera Gamble
Ideato dagli architetti Martina Bertani e Charles André, il progetto nasce nel 2020 dall’esperienza dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, tra navigazioni nei canali portuali e osservazioni dirette dei luoghi. Si tratta di una ricerca e speculazione paesaggistica e infrastrutturale sui futuri scenari di Porto Marghera: un’area chiamata a difendere e rilanciare la sua vocazione produttiva, trasformando il carattere industriale in nuove forme di produzione, anche ibride, in grado di accompagnare i cambiamenti demografici e sociali della laguna.
Al tavolo con De Martin anche l’imprenditrice ambientale Gabriella Chiellino, la giornalista e curatrice Cristiana Colli, l’ecologista Jane Da Mosto, il filosofo Pietro Del Soldà, il collettivo Terrapreta e gli stessi progettisti.
Una realtà già in trasformazione
«Porto Marghera non è solo un’ipotesi di rigenerazione, ma un processo già in atto» ha ricordato De Martin, sottolineando le potenzialità di un’area di 2.200 ettari con 30 km di banchine e 127 km di rete ferroviaria. Una realtà voluta dal Regno d’Italia nel 1917 e ancora oggi strategica, con settori chiave come la logistica delle farine e del cemento.
Non poteva mancare il tema delle bonifiche, questione cruciale per qualsiasi prospettiva di sviluppo. Oggi circa il 90% delle aree disponibili ha già un piano di caratterizzazione ambientale: il 36,5% dei terreni non presenta contaminazioni o ha già completato la bonifica; nel 28% dei casi la bonifica è approvata; nel 25% è in corso.
Energia e innovazione
La transizione energetica, a Venezia, è già tangibile. A Marghera è operativo un impianto di produzione, stoccaggio e distribuzione dell’idrogeno: da giugno circoleranno 94 autobus alimentati a idrogeno a km zero, prodotto direttamente in città. Accanto a questo, la società Veritas porta avanti ricerche innovative anche in campo aerospaziale, esplorando nuovi carburanti e modelli di sostenibilità.
Porto Marghera, nodo strategico del futuro
Il dibattito alla Biennale Architettura ha dunque mostrato Porto Marghera come un crocevia di sfide: bonifiche ambientali, rigenerazione urbana, innovazione energetica e riconoscimento della sua natura produttiva. Un luogo che, tra memoria storica e nuove visioni, si conferma centrale non solo per Venezia, ma per l’intero sistema economico e culturale del Paese.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui




