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Bettino Craxi nella pellicola di Gianni Amelio

Gianni Amelio confeziona una pellicola in cui l’uomo, nella fattispecie Bettino Craxi, è al centro proiettando la politica e il travaglio di un partito ai bordi.

 

Un Pierfrancesco Favino impressionante, che ci spiazza per somiglianza, gesti e movimenti, camminate, pause e quelle mani sugli occhiali è il protagonista assoluto, centrale, che caratterizza l’opera partita in origine da un’idea del produttore di fare un film su Cavour.

Amelio ha pensato bene di differire il tutto di un centinaio di anni raccontandoci di una vicenda per certi versi ancora aperta, mai sopita.

 

E la regia che rimpicciolisce lo schermo da 6 noni a 4 terzi ci trascina nel formato delle videocamere degli anni ’90 in modo curioso, attraente.

 

Il film si basa essenzialmente su 3 tappe e possiede tutte le stimmate per essere un thriller esistenziale, partendo dal primo socialista con l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri poi indagato nell’inchiesta Mani pulite, la figlia Stefania che lotta per lui istituendo la Fondazione Craxi e sfidando tutti in prima linea per tutelare il nome del padre e un misterioso giovane che penetra nello status politico della famiglia Craxi.

Insomma gli ultimi  sei mesi di vita del leader socialista ad Hammamet, dove viveva in verità da sei anni, esiliato o latitante?

 

Il regista è certo, ci regala una pagina di storia che ancora inquieta e che potrà essere a suo modo formativa per quella generazione che non ha potuto viverla e non ancora studiarla sui banchi di scuola.

 

#Instacult

Mauro Lama

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