Il nuovo lavoro teatrale di Paolini fa il tutto esaurito
Bestiario Idrico” è il nuovo progetto teatrale di Marco Paolini, un racconto potente e urgente che intreccia memoria, ecologia, storia e futuro. Lo spettacolo porta in scena un viaggio poetico e civile nel paesaggio idraulico italiano, fatto di fiumi, dighe, canali, pompe, golene e opere di bonifica spesso invisibili, ma essenziali. Un bestiario di creature e mutazioni, in cui l’acqua diventa protagonista e metafora del cambiamento, dell’identità e della fragilità di un intero ecosistema.
Paolini ci guida con la sua inconfondibile narrazione tra riflessioni sul cambiamento climatico, politiche dell’acqua e storia del territorio, svelando come la gestione delle risorse idriche abbia modellato non solo il paesaggio, ma anche le comunità, l’economia e le relazioni sociali. Bestiario Idrico è teatro di parola, geografia emozionale e pensiero critico. Un invito a riconsiderare ciò che ci appare naturale, ma è frutto di secoli di scelte, errori e convivenze. Perché l’acqua, oggi più che mai, è un bene da comprendere e difendere.
Paolini all’inizio dello spettacolo entra tra il pubblico per raccontare come lui sia diventato, dopo il suo spettacolo sul Vajont, un esperto di disastri e viene perciò spesso chiamato a presenziare in convegni internazionali. In uno degli ultimi a cui ha partecipato, è stato messo in evidenza come l’acqua sarà l’oro del futuro, quello per cui si faranno le guerre mondiali.
Allora ha ricevuto l’incarico morale di diffondere una forma di sensibilizzazione sull’acqua e lui ha scelto naturalmente di parlare del nostro territorio, raccontando di come la pianura padana sia un caso unico al mondo, paragonabile solo alla pianura indo-gangetica, in cui i fiumi hanno formato con i loro detriti una zona così vasta pianeggiante.


Il vero tesoro però sta sotto, nelle falde acquifere, che questa conformazione morfologica ha permesso di creare e quindi è arrivato all’aspetto inquietante: l’80% delle acque di risorgiva sono esaurite, nonostante il nostro Sile sia il fiume più lungo d’Europa che non nasce dalle montagne, ma in pianura.
Racconta poi dei suoi incontri con mitici acquaroli e con lo stesso Noè, che esperto d’acqua lo è senz’altro, visto la sua esperienza con il diluvio.
Due parti dello spettacolo sono state particolarmente interessanti ed esilaranti.
Quello in cui lui incontra un cinese in una cordata, che vuole fare una diga che arrivi fino a Quero, con tutte le conseguenze immaginabili. L’altra riguardava le anguille, questi pesci di fiume, originarie dal Mar dei Sargassi, anche loro diminuite dell’80%. Sarà una coincidenza?
In conclusione dello spettacolo Paolini si è riferito poi all’uso del suolo agricolo, che è la vera questione nella quale può esserci l’inversione di tendenza. Troppo simpatica e drammatica allo stesso tempo la battuta sulle trote, che senz’acqua dovranno nuotare nel prosecco, magari come in bottiglia, come le pere nella grappa William.
Uno spettacolo quindi che parla di tutti noi, delle rive in cui abitiamo e del futuro che possiamo ancora decidere.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
