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Ben-Gvir pubblica il video degli attivisti umiliati: bufera diplomatica internazionale contro Israele

2 minuti di lettura

Le immagini diffuse dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, che mostrano gli attivisti della flottiglia per Gaza immobilizzati e derisi dopo l’intervento dell’esercito israeliano, provocano una durissima reazione internazionale. L’Italia convoca l’ambasciatore israeliano e chiede l’immediata liberazione dei cittadini italiani coinvolti: “Trattamento lesivo della dignità della persona”

ISRAELE. Il video pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha provocato una forte ondata di indignazione internazionale e aperto un nuovo fronte diplomatico tra Israele e numerosi Paesi occidentali. Nelle immagini diffuse sui social dal leader dell’estrema destra israeliana si vedono decine di attivisti internazionali fermati dopo il sequestro della flottiglia diretta a Gaza: uomini e donne inginocchiati a terra, con le mani legate dietro la schiena e la fronte abbassata. Ben-Gvir compare nel filmato mentre li deride, sventolando una bandiera israeliana e gridando slogan nazionalisti davanti ai detenuti.

La flottiglia, composta da oltre 400 attivisti provenienti da circa 40 Paesi e da una cinquantina di imbarcazioni, era partita dalla Turchia trasportando aiuti umanitari destinati alla popolazione della Striscia di Gaza. Le forze israeliane hanno intercettato le navi in acque internazionali, trasferendo successivamente gli attivisti nel porto di Ashdod.

Secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Adalah, diversi fermati avrebbero subito violenze fisiche e psicologiche durante l’operazione e nelle ore successive alla detenzione. Alcuni sarebbero stati colpiti con proiettili di gomma e taser, costretti a mantenere posizioni stressanti e sottoposti a umiliazioni e molestie. Tre attivisti sarebbero stati ricoverati in ospedale per le ferite riportate.

Durissima la reazione della comunità internazionale. Tra i primi a intervenire il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in una nota congiunta hanno definito “inaccettabili” le immagini diffuse dal ministro israeliano.

“È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”, si legge nella dichiarazione ufficiale diffusa il 20 maggio 2026.

Il Governo italiano ha inoltre annunciato di aver avviato “tutti i passi necessari, ai più alti livelli istituzionali, per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti”, chiedendo formalmente scuse da parte delle autorità israeliane “per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”.

La Farnesina ha infine comunicato la convocazione immediata dell’ambasciatore israeliano in Italia per chiedere chiarimenti ufficiali sull’accaduto.

Condanne sono arrivate anche da Yvette Cooper, che ha parlato di immagini “scioccanti e contrarie ai più basilari standard di dignità”, mentre il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si è detto “profondamente indignato” chiedendo il rilascio immediato degli attivisti.

Persino l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, storicamente vicino al governo israeliano, ha definito il comportamento di Ben-Gvir “spregevole” e lesivo della dignità dello Stato israeliano.

Le tensioni interne allo stesso governo israeliano sono emerse poche ore dopo la pubblicazione del video. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha preso le distanze dal ministro della Sicurezza nazionale, dichiarando che il comportamento mostrato nel filmato “non è in linea con i valori e le norme di Israele”. Ancora più duro il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, che ha accusato Ben-Gvir di aver arrecato “un grave danno all’immagine dello Stato”.

L’episodio arriva in un momento già estremamente delicato sul piano internazionale. Nelle stesse ore, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha annunciato nuove misure contro un villaggio palestinese in Cisgiordania, mentre secondo indiscrezioni riportate dalla stampa israeliana la Corte Penale Internazionale starebbe valutando mandati di arresto nei confronti di diversi membri del governo israeliano.

A sette mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, la situazione umanitaria nella Striscia continua a destare forte preoccupazione internazionale: gran parte della popolazione vive ancora in tende o rifugi di fortuna, con accesso limitato ad acqua potabile, cure mediche e beni essenziali.

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