In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia “Babygirl”, il nuovo film di Kidman e Banderas tra erotismo e desideri reconditi
Di scintille ne avrebbe in serbo tante questo film di Halina Reijn, che mescola sapientemente una storia non certo desueta, con una donna manager (Kidman) adorata da un marito (Banderas), che si innamora di un giovane stagista (Harris Dickinson), perdendo letteralmente la bussola.
Nel frullatore si agitano in maniera scomposta, potere, desideri mai sopiti, erotismo inconfessabile e intimità, senza però mai decollare del tutto, rovistando in un plot che forse avrebbe potuto offrire più traiettorie.
Il quadretto familiare ben composto di Kidman e Banderas che va in frantumi per una liason sofferta e malcelata, patendo fin dall’inizio le “ganasce“ di un probabile ricatto, infatti siamo al cospetto di una storia sorta nel mondo lavorativo, dove tutto può complicarsi terribilmente, adornata da un impatto generazionale scontato che mostra la corda fin dalle prime battute, terso ed evidente, mai risolto del tutto, come è nelle regole.
Che il sesso e l’erotismo siano terreni assai fertili per un palinsesto da non passare inosservato è cosa nota e l’idea sembra virare indubbiamente verso le donne al potere e il femminismo, con il giovane stagista che dovrebbe subire egemonia e carisma, ma tutto ciò non prende mai una direzione univoca, con Kidman che perde sovente il controllo della situazione e alla fine subisce un duro, quanto molto sofferto ribaltamento di fronte, un contropiede affilato, ma non certamente inaspettato.
Con la famiglia alla berlina che paga dazio e Kidman che riceve in cambio sfumature erotiche che, certamente non bastano ad eludere tabù e a sovvertire stereotipi duri da allontanare, amplesso dopo amplesso.
Photo Credit by La Biennale di Venezia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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