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Ayauhasca e i suoi voli pindarici

3 minuti di lettura

“Com’è possibile che sia nata questa mistura?” si sente nell’intervista sul podcast “È un mistero infatti. Non mi scorderò mai quando uno sciamano mi rispose a questa domanda così: solo las sombras lo saben”*. Ci sono migliaia e migliaia di piante nella foresta amazzonica, molte delle quali mortali per l’uomo, eppure migliaia di anni fa, si pensa da circa 5.000 anni, gli indigeni del Sud America usano questa bevanda, combinazione di due piante, durante le loro cerimonie sacre: la potentissima ayauhasca. Gli indigeni usano dire che c’è sempre stata da quando si ha memoria. La stranezza di questa bevanda è che questi due ingredienti funzionano solo se mischiati tra di loro, perché la pianta che contiene il principio attivo viene neutralizzata dal nostro apparato digerente a meno che l’altra non vi sia mischiata insieme. La pozione base, per essere farmacologicamente attiva, dev’essere prodotta facendo bollire assieme, per diverse ore, un minimo di due piante amazzoniche, cioè la liana Banisteriopsis caapi e le foglie dell’arbusto Psychotria viridis, anche noto come chacruna, che in alcune aree può essere sostituito dalla Diplopterys cabrerana. Con la parola ayahuasca vengono contemporaneamente designate tanto la liana Banisteriopsis caapi in sé stessa quanto l’intera preparazione: la liana è infatti considerata dagli sciamani la “pianta maestro” per eccellenza, colei che custodisce e apporta l’insegnamento – nonostante per questo abbia bisogno di altre piante – e in quanto tale conferisce il nome all’intera bevanda. Il suo componente principale è la DMT: la medesima sostanza che è prodotta nel nostro cervello dalla ghiandola pineale quando si sogna nella fase REM, quando si nasce e infine quando si muore.

 
 

Se sto ascoltando questa intervista è perché ho in programma di fare la cerimonia a breve. È da quando ho vissuto in Sud America che se ne sento parlare, e pare proprio che invece di farla nella foresta amazzonica la sperimenterò sui colli romani. A Berlino ne ho discusso un paio di mesi fa con un amico cileno; per anni è stato insieme ad una ragazza che proveniva da un’intera famiglia di sciamani – se pensate che la famiglia del vostro compagno/a è un tantino problematica dovreste sentire le sue di storie -. Un giorno ha aperto il frigo e ha bevuto da una bottiglia di coca-cola. Peccato che non fosse coca-cola, bensì ayauhasca. A parte vomitare come un dannato per l’intera giornata non gli è successo granché: niente viaggi mistici, niente allucinazioni, solo tantissimo vomito. Questo perché la pianta necessita di qualcos’altro per guidare un uomo nei suoi sogni allucinogeni, ossia i canti sacri. È proprio questo ciò che fanno gli sciamani durante la cerimonia, vocalizzano canti sacri e ti accompagnano nei tuoi viaggi pindarici. Senza i loro canti, la pianta non fa effetto in quel senso spirituale. Una altra curiosità della pianta, è che ci sono soltanto due animali che appaiono a tutti coloro che ne hanno fatto esperienza nelle visioni: serpenti o leopardi. In sostanza l’ayauhasca viene usata per depurarsi della propria negatività, e di tutti i drammi e i traumi che assillano la mente. 

  

La storia della bevanda è mutata nel tempo. Per gli indigeni, come per esempio i shipibo e i mestizo, che si sono tramandati la ricetta per migliaia di anni, l’uso era molto più comune di quanto sia oggigiorno per gli occidentali. Il loro uso originale era vastissimo: usata per scopi terapeutici o rituali, o ancora dalla divinazione alla botanica, dato che attraverso la sua conoscenza potevano scoprire altre piante. Anche la cerimonia in se stessa è cambiata: originariamente infatti non c’era un gruppo di persone che assumevano la bevanda mentre gli sciamani li guidavano, quanto piuttosto un solo sciamano che prendeva la bevanda mentre tutti gli altri stavano a osservare, affinché lui potesse raggiungere la conoscenza necessaria tramite qualche intuizione, al fine di aiutare la tribù, o qualcuno della sua gente. La pianta è anche conosciuta per essere stata tra le popolazioni indigeni della foresta amazzonica la “porta” per poi conoscere tutte le altre piante della foresta. Era normale che lo sciamano prendesse la bevanda, avesse della visioni e nelle visioni capisse quali specifiche piante avrebbero poi aiutato il paziente. E funzionava. Aveva anche funzioni belliche: era utilizzata anche per capire le mosse dei propri nemici o per poterli vedere quando erano ancora distanti. Botaniche: per capire quando piantare, o cogliere determinati tipi di frutti. Spirituali: per mettersi in contatto con “spiriti alleati”, che aiutavano nelle faccende della tribù. L’uso tradizionale è diventato per l’uomo moderno dell’occidente molto più eccezionale e introspettivo. È ora conosciuto per essere una via per la ricerca personale e per superare i limiti della nostra mente chiacchierona.

 
 

Per saperne di più ascoltate questo podcast: https://www.supernaturalcafe.it/podcast/episodio-69/

 
 

  • “Solo le ombre lo sanno”

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