Con la partecipazione straordinaria del Prof. Daniele Morandi Bonacossi, Università di Udine e degli studenti del Liceo Linguistico “F. Da Collo” di Conegliano
Quando un artista sceglie di distruggere la propria opera d’arte come segno di pace tra i popoli, nasce Aessenza, la performance artistica in memoria dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, rapito e giustiziato dall’Isis per il rifiuto di svelare dove fossero nascosti i “tesori” di Palmira.
Un momento che vede coinvolti i giovani studenti del liceo linguistico “Francesco Da Collo” di Conegliano, attori principali, con Claudio Carrieri, lo scultore e pittore di figure femminili che ricordano da vicino le immagini ancestrali e preistoriche della Dea Madre, trasformata in vaso, quasi fosse un contenitore di vita. E sarà proprio la Dea Madre, realizzata da Carrieri per l’occasione, a essere distrutta dagli attori studenti, mentre ad altri spetterà il compito del restauro con la tecnica giapponese del “Kintsugi”, secondo cui i vasi “feriti” hanno qualcosa da raccontare, e sono proprio le cicatrici d’oro a valorizzarne la storia.
Ed è ciò che si andrà a raccontare oggi, domenica 28 aprile, a Palazzo Zaguri a Venezia, con inizio alle 15.30, dove le cicatrici dell’anima, causate dalla perdita di uno degli uomini più intelligenti e coraggiosi che questo secolo abbia mai conosciuto, trovano ristoro nella speranza. Un momento voluto fortemente da Donatella Avanzo, egittologa e storica dell’arte, amica fraterna di Khaled al-Asaad e curatrice artistica di Palazzo Zaguri.
I cocci, ognuno con l’autografo dell’artista, saranno poi messi a disposizione dei presenti e di chiunque volesse contribuire, con un’offerta minima di 20 euro, alla missione archeologica nel Kurdistan Iracheno, portata avanti con determinazione e passione dal team di Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine, sceso in prima linea per salvare dalla furia jihadista lo straordinario patrimonio artistico di quelle terre martoriate, studiando, mappando e scavando nel Kurdistan Iracheno un’area di tremila metri quadri, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq, fino a oggi poco sondata perché proprio lungo la linea del fronte con il Califfato.
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