In un ristorante di Manhattan, caotico quanto basta, il film insegue appassionatamente la storia d’amore tra un cuoco di origine messicana e una cameriera
Un racconto crudo e poetico, che vive di cibo, frenesia e amore, ci troviamo nel cuore di Times Square in un ristorante alto vendente, con la capacità di servire migliaia di piatti al giorno. turni al limite dell’umano, drammi e storie personali.
Diretto da Alonso Ruizpalacios e tratto liberamente dall’opera teatrale The Kitchen di Arnold Wesker, il film ci parla di Pedro (Raúl Briones), immigrato messicano privo di documenti che lavora nel ristorante come cuoco che s’innamora di Julia (Rooney Maria), una cameriera americana che rimane incinta di lui ma che resta disarcionata dalla sua precarietà. Composta della latitanza della regolarizzazione, fatta di documenti che non arrivano.
Aragoste a Manhattan, titolo splendido e ondivago, che ci trasporta e ci culla in un mondo dove l’ossessione e la rabbia fungono da detonatore, per convivere tra istinto ed esistenze che esigono destini diversi che reclamano autenticità.
Con la metafora della cucina, pronta a servire pietanze e piatti ma altresì attenta ad apparecchiare una tavola ricca di passione e desiderio di riscatto, in un film che non serve sicuramente solo aragoste, ma vita e passioni.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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