Nello splendido scenario dell’Arena di Verona si sono aperti i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La prima edizione senza portabandiera. La moglianese Bebe Vio porta la torcia, la trevigiana Francesca Porcellato accende il braciere
VERONA – Abbiamo ancora negli occhi la meravigliosa Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Beauty in action. Ed ecco che a soli undici giorni di distanza le iconiche porte dell’Arena di Verona si riaprono per la Cerimonia di Apertura dei Giochi Paralimpici, Spirit in Motion.
Ma il mondo in questo brevissimo lasso di giorni è cambiato notevolmente. Se già la decisione del CIO (a differenza dei Giochi Olimpici) di riammettere con le proprie bandiere Russia e Bielorussia aveva indignato alcune delegazioni, i recenti attacchi in Iran hanno fatto il resto. Sapendo già che alcune Nazioni non si sarebbero presentate con i propri portabandiera alla Cerimonia per protesta (anche semplicemente con la scusa che il giorno dopo avessero gare distanti), il Comitato Olimpico ha deciso di non far sfilare nessun alfiere.
Lo hanno fatto dei volontari, con alcuni rappresentanti della Nazione o con i collegamenti da Cortina, Milano e Tesero, dove si trovano gli atleti in ritiro. Alcune rappresentanze si sono fatte inquadrare, altre no. Eppure è stata una Cerimonia piena di gioia, ma soprattutto di speranza.
“Siate portatori del cambiamento. Le barriere sono fatte per essere abbattute” ha detto il Presidente del Comitato Milano Cortina Giovanni Malagò nel suo discorso. I limiti sono fatti per essere superati. Lo abbiamo chiaramente visto nelle storie di alcuni atleti negli anni, ma soprattutto in questa Cerimonia.
Se una persona in carrozzina può danzare in aria, o andare nello spazio, perché ognuno di noi non può provare a cambiare questo mondo nel suo piccolo? Il palcoscenico in questi dieci giorni mi auspico sia solo sugli atleti e le atlete e le loro imprese. E che sia un emblema di come lo sport possa varcare ogni confine politico, di pensiero, economico o altro.
Nelle recenti Olimpiadi ne abbiamo avuti molti di episodi da ricordare, dalle due atlete arrivate seconde che si inginocchiano ai piedi di Federica Brignone tornata da un terribile infortunio e vincitrice della medaglia d’oro, alla messicana Regina Martinez Lorenzo arrivata ultima con undici minuti di ritardo e aspettata dalle vincitrici che l’hanno abbracciata.
Di questa cerimonia rimangono negli occhi tanti momenti, dalla presenza di Stewart Copeland (leggendario batterista dei Police), al riferimento a Romeo e Giulietta, l’emblema di Verona e dell’amore nel mondo, fino alla meravigliosa poesia di Emilio Isgrò:
“Tutti i fiumi portano alla parola Amore. Tutti gli sguardi portano alla parola Amore. Tutte le vittorie portano alla parola Amore. Tutte le sconfitte portano alla parola Amore. Tutti i sogni portano alla parola Amore. Tutti i mari portano alla parola Amore. Tutti gli alberi portano alla parola Amore. Tutti i monti portano alla parola Amore. Tutte le illusioni portano alla parola Amore. Tutte le nuvole portano alla parola Amore. Tutte le guerre cancellano la parola Amore. Solo l’Amore cancella la paura. Solo l’Amore cancella la guerra“.
Per poi arrivare al momento iconico dell’ingresso della Torcia Olimpica in Arena portata (ovviamente) dall’atleta paralimpica più famosa al mondo, la moglianese Bebe Vio.
E infine l’accensione, Gianmaria Dal Maistro all’Arco della Pace a Milano, e la Rossa Volante, la trevigiana Francesca Porcellato a Cortina. L’astronauta Sophie Adenot, dalla stazione spaziale internazionale, saluta dall’orbita, segue poi il discorso dell’ingegnera cosmonauta Michaela Benthaus, la prima persona in sedia a rotelle ad andare nello spazio.
Alla fine rimane solo Volare. Indubbiamente la canzone italiana più conosciuta al mondo. Cantata da tutti i performer presenti nella serata, dai Neri per caso, ad Annalisa Minetti, passando per Mimì (vincitrice di X Factor che già aveva cantato l’Inno Nazionale italiano) a Stewart Copeland. E ancora Gnu Quartet & Valentina Irlando che già ci avevano fatti innamorare con La Campanella di Paganini nell’intermezzo dal Teatro Filarmonico di Verona.
E molti altri ancora, che si sono uniti in un Ensemble di voci e suoni. Perché, anche e soprattutto in tempi come questi, davvero a volte l’unione fa la forza. E sì, per una serata, ci è sembrato davvero di Volare in un mondo più bello, libero e unito. Dove tutti possono essere chi sono e ballare e cantare ed esprimersi per quello che sentono.
“Le barriere sono fatte per essere abbattute“
Photo Credits: comitatoparalimpico.it
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