La torta della nonna, impastata con un “lievito lieve“, come amava ripetere la mamma della mamma.
Ed era il primo esercizio, la prima dolce fatica di Hector, nato da papà argentino e madre senese, contradaiola della chiocciola, di cui andava fiera.
Una vera e propria benedetta ossessione quella della tavola, per un ragazzino forse desueta, che al pallone e alle corse preferiva i piatti e i forni, forse perché babbo Jorge, chef in uno dei più frequentati Hotel di Firenze amava passare con lui la fine della giornata in cucina, quando i piatti e i profumi erano usciti, tra benedizioni e critiche, clamori e sorprese.
Antipasti e pappardelle piuttosto che lasagne e pasticci al ragù, ma anche uova al tartufo o porcini, tutto lo scibile enogastronomico. Con i calici che si elevavano verso un Chianti, un Soave, un Tignanello ma mai sotto i 12 gradi. Che era una delle regole che Jorge amava osservare nei dintorni di bacco.
“Ancora un Anqi Pho Soup“, era l’ordine che Jorge amava sentirsi ripetere, da quando aveva suggerito alla proprietà l’idea, di inserire nel menù questo piatto. Unico e costosissimo, ma che lui con il suo grandissimo talento era riuscito a trasformare in abbordabile.
Anqi Pho Soup, la zuppa più cara al mondo, che a Beverly Hills viene servita nel ristorante vietnamita Pho a 4.000 euro a piatto (i cui proventi vanno in parte in beneficenza) e che contiene manzo Wagyu, tartufo di Alba, noodles e foie gras.
Grazie ad alcuni fornitori di cui si fidava era riuscito ad ottenere prezzi non proibitivi specie per il tartufo di Alba e il suo talento faceva il resto, con il minuto Hector che in un piccolo blocchetto amava mettere nero su bianco i segreti di questa magia culinaria.
Pure la versione italiana di questa meravigliosa zuppa sarebbe riuscita a devolvere una parte di proventi ad un ente benefico e di questo Jorge ne andava fiero, riuscire a proporre un piatto celebre a prezzi contenuti e ad aiutare il prossimo, una doppia missione senza dubbio degna di nota.
Anche quando dopo anni Jorge dovette lasciare suo malgrado l’hotel e la sua amata cucina, le forze non erano più all’altezza per vari motivi, tanto che lui, primo ad accorgersene, non esitò a farsi da parte. Umile e veritiero.
Con sullo sfondo il piccolo e ora grande Hector che dapprima a fari spenti e ora sempre più “accesi“ pronto a diventare protagonista suo malgrado.
Ad Amsterdam con Ameliè, rivelando un sodalizio amoroso e professionale sarebbe vicino al grande passo, aprire un ristorante tutto suo.
L’insegna è già pronta “Anqui Pho Soup“, perchè quella zuppa famosa e benefica non dovrà mai terminare di cuocere, per deliziare e donare.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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