La perdita improvvisa lacera e devasta distraendo ogni punto di riferimento, proprio perchè al lutto si innesca la repentinità, l’improvvisa dipartita.
Su quest’asse dolorosa e impervia si muove l’ultima opera del del regista Piero Messina che nella tragedia riesce a divincolarsi in maniera alquanto lineare, mantenendo agilità narrativa e tatto, maneggiando con cura un argomento delicatissimo.
Dopo la morte di Zoe, Sal sprofonda nel lutto, ma è la sorella Ebe che, incoraggiandolo, cerca di aiutarlo con Another End, una nuova tecnologia che permette di alleviare il dolore della perdita, trapiantando brevemente in una persona viva i ricordi, le sensazioni e tutta la personalità di un uomo morto.
L’elaborazione del lutto, che il regista approfondiva con Juliette Binoche ne “L’attesa”, esce tormentata e al contempo sospinta in meandri insoliti e volutamente ispirati. Another End ha l’ambizione di interrogare lo spettatore sulla morte e tutto quello che “girovaga“ intorno, proponendo un antidoto che forse nella sua genesi appare perdutamente utopico.
Tutto il dramma e le riflessioni esistenziali che circumnavigano il plot narrativo del film adottano alla fine la speranza, mai sopita, di non separarsi dalle persone a noi care, ambizione reo confessa di un opera autocompiaciuta che lascia aperti interrogativi, ricordi e identità.
Another End, il nuovo film film di Piero Messina, con Gael Garcia Bernal e Bèrènice Bejo
Intravisti per voi di Mauro Lama
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