Dalla notte degli Oscar alla fama, la solitudine e gli amori. Anna è un appassionato omaggio ad un’attrice che ancora oggi rappresenta talento e pura malinconia
Nelle sale da ieri Anna, il film che segna l’esordio alla regia di Monica Guerritore che interpreta anche la protagonista, ci porta nella vita di un’artista che ha caratterizzato da par suo un pezzo della storia italiana attraverso la cinematografia, ma non solo e lo fa oltre il biopic tradizionale, scandagliando nella creatività e nella fierezza umana che la Magnani ha sempre trasmesso attraverso la sua carica emotiva. Parliamo di una delle più grandi attrici del novecento e forse proprio per questo motivo l’ambizione del film si intravede subito, tra tributi e icone. La difficoltà della sinossi si inerpica anzitutto sul dualismo narrativo che deve fare i conti con la memoria e il racconto moderno, che la Guerritore dimostra di aver compreso immediatamente. Elargendo sullo schermo, complice la sua grande somiglianza, fisicità, empatia, coraggio e passione. Un sentimento ribelle che appare fin dagli albori e si trascina piacevolmente per tutta la durata della pellicola, dalla notte del 21 marzo 1956, quando attende l’esito degli Oscar, fino alla liason irta di difficoltà con Roberto Rossellini e la malattia del figlio. In un volo a planare che non disdegna mai la perfetta compagnia della Roma dell’epoca e non risparmia nulla. Il film, riuscito e appassionante è dedicato al giornalista Andrea Purgatori, che ne ha seguito la sceneggiatura prima della sua scomparsa, con il cast che comprende suo figlio Edoardo Purgatori.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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