Home / Cultura  / Anche chi è molto intelligente può essere un idiota

Anche chi è molto intelligente può essere un idiota

Nelle serie di Netflix "Rick e Morty", che personalmente adoro e trovo geniale, il protagonista è uno scienziato. Non solo, è anche ritenuto da tutti, oltre che da se stesso, l'uomo più intelligente che esista.

Nelle serie di Netflix “Rick e Morty”, che personalmente adoro e trovo geniale, il protagonista è uno scienziato. Non solo, è anche ritenuto da tutti, oltre che da se stesso, l’uomo più intelligente che esista. Rick, nonostante sia l’uomo più intelligente del suo pianeta e oltre, in ogni episodio mette in pericolo la vita del suo amato nipote Morty e spesso anche quella di tutto il pianeta, o l’universo. Insomma, per essere l’uomo con il cervello più brillante dell’universo si comporta spesso come un totale cretino. Certo, questo è solo un cartone, ma non mancano certi esempi nella vita reale. Prendiamo ad esempio l’esistenza di Terry Robinson, che è stato un famoso imprenditore americano. Dopo aver guadagnato milioni con le radio commerciali, Robinson è morto senza un soldo. Ciò che è interessante, è il modo in cui dilapidò la sua fortuna: affidò una grossa fetta dei suoi milioni a un uomo che gli propose un’opportunità di investimento legata a una grande quantità di lingotti d’oro, il quale sostenne che fossero nascosti in grotte sparse per tutte le Filippine.

 

 

L’uomo, di nome Jim Stuckey, gli disse di aver bisogno di denaro per corrompere le guardie che sorvegliavano le grotte; una volta arrangiatosi con le guardie, lo rassicurò, quel tesoro sarebbe stato tutto loro. Fu così che, nel corso degli anni, Robinson gli diede una montagna di soldi in diverse quote. Sua figlia, Maggie Robinson Katz, racconta la storia di suo padre in due interessanti puntate che trovate nel podcast New Yorker radio hour, basate sulle telefonate registrate tra i due uomini. Maggie si pone anche una domanda curiosa: come ha potuto un uomo così intelligente, fondatore di  un impero commerciale, lasciarsi raggirare in modo tanto eclatante?

 

 

Nello stesso podcast, la scrittrice e psicologa Maria Konnikova fa notare che i tipi intraprendenti sono spesso più soggetti a lasciarsi imbrogliare. La domanda fondamentale è: ma perché? Secondo Konnikova le persone intelligenti sono disposte a correre rischi perché generalmente si fidano del proprio giudizio e sanno anche che un’eccessiva cautela potrebbe essere fatale. Ironicamente, la rovina di Robinson avrebbe le sue radici proprio nella stessa caratteristica che lo aveva trasformato in un uomo di successo: se fosse stato una mammoletta scettica e insicura che ha paura di tutto, non sarebbe mai diventato ricco. Se fosse stato un po’ meno intraprendente però, probabilmente non avrebbe mai affidato centinaia di migliaia di dollari a un uomo la cui storia, palesemente falsa, dei lingotti d’oro nascosti era basata spudoratamente su quella dell’Arca dell’alleanza.

 

 

In un’era in cui la molla principale di quello che sta succedendo nel mondo sembra essere la stupidità, questa storia può farci riflettere. Come fanno gli elettori a non rendersi conto che votare per una certa persona, sostenere una certa idea o prendere una certa decisione, ha conseguenze pericolose? Oliver Burkeman si chiede come ha fatto quell’idiota a diventare Presidente degli Stati Uniti nonostante sia così stupido, come si legge in un recente articolo del New York Magazine, da non sapere come licenziare il suo capo del personale, perché licenziare le persone è compito del capo del personale? Una possibilità è che ci sia qualcosa di sbagliato nel nostro concetto di stupidità. Io d’altro canto mi chiedo come sia possibile che gli italiani sostengano uno come Matteo Salvini che cita Mussolini e ignora i reali problemi dei cittadini come lo spread in aumento e le sue conseguenze sulla nostra economia. E lui è solo un esempio.

 

 

“La vita viene spesso descritta come una nobile battaglia tra gli stupidi e il resto di noi”, scrive il blogger David Cain e continua “ognuno traccia la sua personale linea di separazione tra individui intelligenti e stupidi, che spesso corrisponde a quella tra sé e chi ha convinzioni politiche o religiose diverse dalle sue o tifa per un’altra squadra”. E se invece anche questa linea attraversasse “il cuore di ogni essere umano”, come diceva Aleksandr Solženicyn, anche se lui aveva in mente quella che separa il bene dal male? L’esperienza quotidiana, o gli esempi di vita evidenti come quello di Robinson, dimostra che la maggior parte di noi può essere entrambe le cose. Un discreto giocatore di scacchi “può visualizzare in anticipo fino a cinque o sei possibili mosse concatenate”, osserva Cain, “ma non può prevedere quando resterà senza carta igienica fino al momento in cui non finirà”.

 

 

La storia di Terry Robinson aggiunge un altro elemento a queste considerazioni: se lo stesso tratto del carattere può renderci intelligenti in alcuni contesti e stupidi in altri, forse avrebbe più senso vedere la stupidità come rapporto tra quella connotazione e la situazione. Ciò significa che chiunque di noi può cadere nella trappola della stupidità in qualsiasi momento, senza averne quasi nessuna colpa, siate quindi più indulgenti con voi stessi e magari con gli altri – senza perdere la facoltà di giudicare in modo ragionevole. Nel qual caso, Bertrand Russell aveva torto a dire “il problema è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicurissimi di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”, perché piuttosto siamo tutti stupidi e intelligenti a seconda del contesto; purtroppo è proprio quando siamo più stupidi che siamo troppo stupidi per rendercene conto.

 

 

Consigli di lettura e cinematografia

Nel suo libro “The confidence game” Maria Konnikova dimostra che gli artisti della truffa sfruttano debolezze psicologiche universali, una delle quali è la nostra riluttanza ad accettare che qualcosa in cui abbiamo investito le nostre speranze sia un imbroglio. Invece, un film che consiglio vivamente, avendolo trovato particolarmente interessante e con un’idea di fondo brillante per essere una commedia americana, è Idiocracy, dove si immagina un futuro immaginario – si spera almeno – dove gli intelligenti sono ormai una specie estinta; il mondo è quindi in mano a una popolazione non solo ignorante, ma palesemente ottusa, dato che sono stati quelli meno intelligenti a riprodursi con più successo. Confido che non succeda lo stesso anche nel nostro futuro. Che ci sia bisogno di indire una campagna per salvare le persone intelligenti da una possibile estinzione? Forse per ora basterebbe dare le poltrone del potere a chi ha un po’ di sale in zucca. A tal proposito, per sapere come mai si usi l’espressione “sale in zucca” vi invito a leggere il bellissimo libro di divulgazione sulla chimica “Il cucchiaino scomparso” di Sam Kean.

 

 

Fonte: The Guardian

Commenta la news

commenti

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni