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Alla scoperta del Museo Civico Archeologico di Mentana e dell’Agro Nomentano

4 minuti di lettura

Prende il via da oggi la nuova rubrica “Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo di Gloria Zarletti
Foto di Carlo Franchini

Doveva essere un territorio splendido e ricco, quello dell’antica Nomentum, il “municipium” che in età romana molti patrizi scelsero come luogo di vacanza. Oggi quella località si chiama Mentana, è un Comune alle porte di Roma che conta più di 23mila abitanti, che al solo nominarlo rievoca il risorgimento per via di una sfortunata ma famosa battaglia garibaldina. Vi passò anche Carlo Magno nell’800, quando fu nominato dal papa Leone III imperatore del Sacro romano Impero e per questo da un po’ di anni l’evento è ricordato anche in una rievocazione in costume medievale. Eppure, prima di questa storia relativamente recente ce ne fu una più illustre che il sottosuolo ha sempre riportato alla luce con ritrovamenti eccezionali di cui poi, però, è stato depredato da tombaroli e mercanti d’arte. Si tratta, appunto, dell’età classica romana quando Nomentum, localizzata nell’odierna Casali, era una luogo di punta per le famiglie aristocratiche che qui avevano le loro “domus”, ville sontuose di cui ancora si trovano nelle campagne resti di mosaici e cisterne per l’acqua. In quel passato lontanissimo, nei giorni scorsi è stato possibile tornare grazie all’esposizione al pubblico di una stele facente parte di un tempio pagano. Gli 11 frammenti di cui è composta hanno permesso di ricostruire un capitolo di storia eccezionale perché vi sono scolpite molte informazioni. Il momento è ben preciso: nell’anno 136 d.C. Adriano, in quanto “aedium sacrarum restitutor”, viene omaggiato di questa stele dalla “res publica Nomentanorum” (ossia il municipium dei Nomentani) per aver fatto restaurare un tempio.

Lastra marmorea con dedica all’Imperatore Adriano da parte della “respublica Nomentanorum”

Adriano è famoso in tutto il mondo per la villa di Tivoli (neanche 20 chilometri da Mentana), che fece costruire durante il suo governo durato dal 117 al 138 d.C. La sua rimane un’immagine indelebile di uomo di elevatissima statura intellettuale e umana. E questo uomo, che profuse in tutto l’impero il suo amore per il bello e per la cultura,  per le arti, che seppe amministrare con una visione illuminata, che fu sempre propenso a riforme per smaltire la burocrazia, a leggi più eque per rispettare l’uomo nella sua integrità e fu contrario alle persecuzioni dei cristiani, proprio lui lasciò la sua impronta a Nomentum, la abbellì con il suo leggendario gusto, forse toccò questa stele finora rimasta misteriosa, apparsa più volte e più volte scomparsa e oggi finalmente in una sede museale. Come si legge, sempre sulla lastra, il tempio che fu oggetto della sua attenzione era dedicato alla Bona Dea. Su questa divinità sarà bene fare una piccola digressione, al fine di comprendere meglio l’importanza del reperto ma anche di Nomentum che, come dimostra questa storia, sarebbe stata centrale negli interessi dell’imperatore tanto da essere inserita nei progetti di restauro e valorizzazione di monumenti su tutto il territorio.

Ara frammentaria con dedica a Vulcano

Il culto della Bona Dea affonda le sue radici nelle origini di Roma ed è uno dei tanti di cui Adriano ripropose la venerazione. Esso era prettamente femminile e per questo vietato agli uomini, veniva praticato dalla moglie di un magistrato in una domus privata e vi potevano accedere solo matrone e ancelle. Le fonti raccontano che durante la cerimonia veniva sacrificata alla dea una maiala. L’attenzione a questo culto da parte di Adriano, che restaurò templi analoghi anche a Roma, Aquileia, Trieste e ovunque nell’impero, testimonia e conferma la sua venerazione verso questa divinità portatrice di vita e salute, oltre il suo interesse per le origini dell’Urbs, per la storia, per la cultura. Ma soprattutto conferma il ruolo centrale di Nomentum – Mentana – in età imperiale e ne ricostruisce l’immagine di un luogo che, anche per la sua vicinanza a Roma, doveva essere veramente splendido in quel II secolo d.C., non a caso denominato d’oro. Sembrava un capitolo dimenticato, invece con il ritorno in città del reperto Mentana è rientrata a diritto nella storia universale.

Dagli archivi, scartabellati dall’assessore alla Cultura Barbara Bravi che su questo ritrovamento ha avuto un ruolo determinante, risulta che la stele, dopo essere stata trovata a Romitorio (l’antica Nomentum), nel 1949, ricompare sul territorio a intermittenza, come raccontano anche i più anziani del luogo. Ciò che è sicuro è che essa fu collocata nella sede comunale dal 1997 al 2002 quando fu rimossa e non se ne seppe più nulla. Solo negli ultimi anni, con una amministrazione molto interessata a riportare il patrimonio archeologico di Mentana ai suoi cittadini, sono state avviate le ricerche per ritrovare questo pezzo così prezioso. L’assessore Barbara Bravi, che nel frattempo ha anche promosso l’apertura di un museo per conservare i reperti già in possesso di Mentana ma anche quelli che vi torneranno, dal 2019 ha avviato ricerche per ricostruire il viaggio della stele di Adriano. “Un lavoro faticosissimo – ha dichiarato Bravi – che ha richiesto pazienza per districarsi tra le carte e la burocrazia ma anche tanta diplomazia”.

Finalmente a febbraio del 2002, con l’aiuto del luogotenente Michele Speranza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio, il reperto è tornato a Mentana e dopo il restauro, coordinato dalla direttrice del MuCaM (Museo Civico Archeologico Mentana), l’archeologa Sara Paoli, che ne ha disposto la collocazione, ora è visibile a tutti. Dal secondo secolo d.C. e dopo varie peripezie, ora sta lì a raccontare un’altra storia di Mentana, in cui il passato si fonde con il presente in una nuova sintesi straordinaria.

MuCaM, piazza Garibaldi, Mentana (Rm)
Direttrice: Sara Paoli
Telefono: 06 90960407
Sito web: www.mucam.it/

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