Un gruppo di ragazzi delle scuole superiori del Veneto sono partiti il 24 aprile da Treviso per intraprendere un viaggio umanitario organizzato dalla Rete Progetto Pace
TREVISO. La Rete Progetto Pace è una Rete Internazionale di Scuole, Enti ed Associazioni che collaborano per promuovere una Cultura di Pace nel senso più ampio del termine. Dal 2015 l’Istituto di riferimento della Rete è il Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso, mentre l’organizzazione degli eventi/attività è affidata all’associazione bNET che svolge anche il compito di capofila.
La Rete Progetto Pace viene fondata ufficialmente nel 2004 presso l’Istituto Fabio Besta di Treviso con accordo di collaborazione fra scuole/associazioni aderenti al Progetto Pace, progetto nato nel 1990.
Ed è da allora che si svolgono ogni anno dei viaggi umanitari che coinvolgono i giovani nella conoscenza delle problematiche che riguardano in particolare i Balcani e l’Europa dell’Est.
Quest’anno è stato proposto un itinerario basato su tre parole chiave:
inteculturalità: conoscere nuove culture, approfondire la storia e condividere il sentirci esseri umani; solidarietà: coltivare l’aiuto come valore, l’essere vicino a chi è in difficoltà e dare il proprio contributo, donare la propria energia e la propria dedizione agli altri; memoria: il ricordo del passato ci insegna sempre qualcosa di importante, perchè le atrocità della guerra non vengano combattute sempre attraverso la pace.
I temi che sono stati affrontati durante il viaggio sono i seguenti:le migrazioni (rotta balcanica e muro serbia-ungheria); i conflitti e diritti umani (guerra fredda, genocidio srebrenica, guerra ex-jugoslavia); la democrazia/autocrazia e stato di diritto (ungheria art. 7).
Come si può vedere, c’era moltissima carne al fuoco, ma i ragazzi sono stati molto impegnatati fin dalla preparazione del viaggio, che si è effettuato in tre incontri, dove si è presentato il viaggio, il contesto storico in cui si andava ad operare e le necessità dei luoghi in cui si andava a portare la solidarietà, essendo questo un viaggio umanitario.
In particolare vorrei citare il centro Jesuit Refugee Service (JRS) che è un’organizzazione cattolica internazionale con la missione di accompagnare , servire e difendere i rifugiati e le altre persone sfollate forzatamente, affinché possano guarire, imparare e determinare il proprio futuro.
Tutti i ragazzi hanno visitato il centro di Bihac ed hanno fatto delle attività di gruppo con i rifugiati, oltre aver fatto delle donazioni sia con la raccolta di indumenti, generi alimentari e per l’igiene personale che in denaro, raccolti durante l’anno scolastico,anche con eventi speciali, come la Serata Balcanica, organizzata dal gruppo più numeroso del Duca degli Abruzzi ( 20 studenti) , che consisteva in una presentazione del viaggio, un workshop ed una preparazione di cibi tipici da offrire ai partecipanti.
Solo una decina, in rappresentanza proporzionale per scuola , hanno potuto visitare ed intervistare i rifugiati nel campo di Lipa , appena respinti dal muro eretto al confine.
Ma anche la visita alla casa delle suore a Vares, che ospitano minori con un solo genitore oppure orfani, è stata molto emozionante, perché qui i ragazzi hanno molto familiarizzato tra loro.
Sorprendente è stata l’accoglienza della comunità Greco Ortodossa Cattolica dei Ruteni a Ruski Krstur, dove i ragazzi hanno potuto partecipare ad un rito di questa comunità e partecipare ad una serata con cena tipica e balli tradizionali.
Commovente è stata la visita alla casa delle suore di Maria Teresa di Calcutta nel cuore di Budapest. Come è nello stile del loro ordine, con semplicità e con il sorriso offrono un servizio indispensabile ai derelitti della città, offrendo un pasto ed un luogo per apportare a loro delle cure mediche. Ma a loro non basta: ogni mattina li vanno a cercare nelle strade…
Oltre l’aspetto solidale, i ragazzi hanno visitato anche delle meravigliose città come Sarajevo e Belgrado, dove hanno potuto con i loro occhi vedere, dove si è svolta la storia di questi ultimi anni.
In particolare a Belgrado hanno potuto vedere con i loro occhi dove si sta svolgendo la rivolta degli studenti contro il regime, la loro occupazione delle sedi universitari e hanno potuto scambiare anche qualche parola con loro.
Ma la meta più emozionante e struggente è stata la visita al museo, al cimitero e al memoriale di Srebrenica, dove davanti alla distesa di 8000 tombe ed altrettanti nomi incisi sul monumento, le loro bocche si sono ammutolite e i loro occhi si sono inumiditi di lacrime.
A Budapest invece hanno potuto visitare due luoghi iconici della guerra fredda: il bunker e la casa del Terrore, oltre che visitare un liceo con i quali si sono gemellati. Qui hanno avuto la possibilità di incontrare un regista iraniano, che da rifugiato, ha vinto un premio con un cortometraggio sulla vita di suo figlio all’interno del campo dove erano rifugiati. Un altro incontro importante è stato quello in una radio della città che si oppone al regime di Orban. La visita alla città si è conclusa con un giro in battello sul Danubio di sera, che ha rivelato la sua affascinante bellezza.
Come si può evincere da questo breve excursus del viaggio si può comprendere a quanti stimoli siano stati esposti questi ragazzi in una sola settimana ( il viaggio si è concluso il 30 aprile) e quanto tutte queste esperienze che hanno vissuto abbiano lasciato dei segni nella loro mente, nei loro occhi e nel loro cuore.
Senz’altro loro sono stati fortunati a poter cogliere questa opportunità, ma la loro è stata anche una scelta ponderata e questo ci dice che ci sono anche dei giovani in gamba che sanno offuscare gli esempi negativi di gioventù che sentiamo ogni giorno nei media.
Speriamo che loro, quelli che hanno partecipato a questo viaggio, siano gli interpreti responsabili e solidali del nostro futuro
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