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Alessandro Li Volsi e i “racconti dotti di guerra“. Atto primo

3 minuti di lettura

Di guerra siamo avvezzi a parlarne pressoché tutti i giorni o quantomeno a riceverne notifiche veloci. Con un grande e pericoloso rischio “l’assuefazione“, quello stato d’animo maliardo che ci porta a considerare tutto scontato, piatto, normalizzato.

In questo nostro piacevolissimo incontro con Alessandro Li Volsi, cofondatore con un gruppo di amici, in particolare con il compianto Dottor Filippo Castagnoli, del Gruppo Storico “La Grande Guerra” con sede in Mogliano Veneto, uno che della storia ha fatto un elemento portante, una condizione vitale per la sua esistenza, il demone dell’assuefazione viaggia lontano, fuorviato dalla sagacia e dalla compiuta conoscenza dei fatti accaduti e dei motivi che hanno trascinato gli avvenimenti a divenire conflitti, la guerra che diventa storia.

Da sempre gran lettore e amante dello studio, dal 1997 con la morte del padre, data che funge da spartiacque, in lui sorge un esigenza di riscoperta familiare delle imprese del nonno, combattente di ben tre guerre, due mondiali e una coloniale e Alessandro da seppur acuto osservatore forbito e appassionato, diventa studioso maniacale della materia, con il nobile intento della ricerca della verità bellica. Dedicato appassionatamente alla storia come assoluta esigenza interiore da divulgare onestamente.


Caporetto

“Una riflessione è d’obbligo, termine divenuto nel linguaggio corrente quasi un sinonimo, luttuoso evento e di rovinosa sconfitta”, afferma Alessandro, che oggettivamente sottolinea la specificità di quel fronte di guerra e il “nessun tipo di alternativa per condurre il tutto in maniera diversa, ma i massacri deprecabili del Carso e dell’Isonzo non sono nulla rispetto a quelli perpetrati sul fronte russo tra austriaci, tedeschi contro i russi e sul fronte occidentale sulla frontiera belgo francese tra tedeschi e franco inglesi. E sempre chiosando su Caporetto Alessandro Li Volsi cita una chicca, un aneddoto del Generale Cadorna che, avendo previsto tutto già nel 1916, citò la seguente frase rivolgendosi al Monte Grappa : “È qui che verrò a piantarmi e difendermi se qualche rovescio mi accadrà sull’Isonzo“, dimostrando agile contezza geografica e lungimiranza.


La logica perversa della guerra

“È connaturata nell’uomo“ continua Li Volsi, “ è la concezione di un filosofo inglese Hobbes, che afferma Homo Homini Lupus“, quando i motivi religiosi, territoriali, o di interessi legati a risorse non vengono più discussi ad un tavolo di trattativa e si passa ad un campo di battaglia, punto“. E qui Alessandro ci pervade della sua opinione di rincorrere da sempre l’idea di guerre lampo, per limitare perdite e inenarrabili massacri dovuti dall’orizzonte temporale, anche se l’uomo talvolta è costretto alla guerra, impulsi migliori dell’umanità come l’umanesimo e la civiltà dello spirito, orientano l’uomo più che al pacifismo senza se e senza ma, al vero senso di pace costruita e giusta.


Il Rinascimento

Alessandro Li Volsi è un uomo che ama stupire e qui ce ne offre contezza, riportandoci nel 500, che rivede come “momento di maggior crescita culturale e di fiorenti arti, il condensato migliore di capacità umana, vale a dire il Rinascimento che altro non è che una forma di guerra non guerreggiata tra Città Stato dell’Italia dei Comuni, con l’idea di abbellire per mostrare e avere la possibilità di poter assoldare capitani di ventura per la sua difesa, facendo valere potenza e potere“. E questa è senza ombra di dubbio una lettura storica desueta di un epoca foriera di rivoluzioni.


Le rivoluzioni

“Le rivoluzioni accadono, sono come delle piaghe non guarite di un malessere sociale e popolare, che come un bubbone ad un certo punto scoppia, hanno i propri capi, i propri organizzatori, i propri pianificatori, per poter coinvolgere strati sempre più ampi di popolazione, in modo che l’effetto rivoluzionario non sia solo un’idea di un mondo migliore ma che possa concretarsi come avvenne nelle rivoluzioni più importanti come la legittima Rivoluzione Francese. La differenza tra le rivoluzioni e la guerra non è altro che il modo di attuazione e una comprende l’altra, la guerra è uno strumento e la rivoluzione è un’idea, una finalità di una sollevazione popolare“.

La distribuzione della narrativa delle guerre di Alessandro Li Volsi è un esercizio che si spinge oltre il racconto che attinge a fatti e a testimonianze raccontate pedissequamente, ma sospinge alla verità e alle personalissima ricerca del fatto in quanto autentico e che merita di essere divulgato nella sua essenza, libero e fiero di percorrere pagine di storia. Senza la pretesa di avocare, di devolvere per se stesso, liberandosi da pregiudizi, pulsioni, simpatie o convenienze ideologiche che generano smarrimento del senso della storia in quanto tale.

Con la dedizione della trincea e il talento del coraggio, tra le crode, i sassi e le battaglie, la fierezza e il senso più alto di patria.

Per farci comprendere appieno storia e guerre.

Photo credit by Venezia Radio Tv

Instacult di Mauro Lama

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