Il Direttore Scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile lancia un appello chiaro: il cambiamento climatico avanza, l’Agenda 2030 è in stallo, ma investire in sostenibilità conviene. “Serve lungimiranza, non attese. E i giovani vanno ascoltati, non ridicolizzati”
ITALIA – «Accelerare, non rallentare». Con queste parole, Enrico Giovannini – Direttore Scientifico dell’ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ha aperto il suo intervento al Global South Innovation 2025, tracciando un quadro netto e urgente della crisi ambientale e sociale che stiamo vivendo.
Giovannini ha preso spunto da due dati di stretta attualità: un’indagine dell’Imperial College di Londra che certifica un triplicarsi delle morti da ondate di calore in 12 città europee, e il rapporto Istat che mostra una stagnazione allarmante sul raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.
«Non è più il tempo dell’attesa», ha dichiarato. «Secondo gli scienziati, la capacità del pianeta di assorbire CO₂ si sta riducendo rapidamente. Questo ha un impatto diretto e crescente sulla salute, sull’economia e sulle disuguaglianze sociali». Giovannini ha raccontato di partecipare a una commissione dell’OMS Europa dedicata al rapporto tra clima e salute, spiegando che, nonostante anni di esperienza nel settore, i dati più recenti lo hanno profondamente scosso: “Sono uscito terrorizzato”.
Ma il cuore del suo intervento non è stato solo l’allarme: è stata la mancanza di visione. Secondo Giovannini, il vero rischio è lasciare che la tecnica – intesa come insieme di strumenti e non come visione del futuro – prenda il sopravvento, svuotando il dibattito pubblico e politico di orizzonti condivisi. Ha citato Umberto Galimberti: «La tecnica funziona, ma non indica scopi. E oggi stiamo perdendo senso, scopo, orizzonte».
Da qui l’invito a recuperare un concetto spesso ignorato nel lessico politico italiano: la lungimiranza, o foresight. «Non si tratta di fare profezie o previsioni incerte, ma di elaborare visioni concrete, definire priorità, costruire piani d’azione coerenti. E poi avere il coraggio di seguirli».
Una lungimiranza che, secondo Giovannini, non è affatto in contrasto con la logica economica. Ha ricordato i dati diffusi da Istat secondo cui le imprese italiane che tra il 2016 e il 2018 hanno investito seriamente nella sostenibilità hanno visto, nei tre anni successivi, una crescita del valore aggiunto superiore del 16,2% rispetto a quelle rimaste ferme.
Ma l’appello più forte è stato rivolto ai giovani. Giovannini ha sottolineato il pericolo di aver “spento” l’ondata di entusiasmo nata dai movimenti giovanili per il clima. «Abbiamo bisogno della loro forza visionaria. Invece li abbiamo presi in giro, li abbiamo ridicolizzati. E intanto i migliori se ne vanno altrove. Dobbiamo dirgli che li rispettiamo, anche quando le loro idee ci sembrano folli».
Un passaggio emozionante è stato quello dedicato alla Costituzione italiana: nel 2022, ha ricordato, l’Italia ha introdotto un cambiamento storico, inserendo tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi “nell’interesse delle future generazioni”. Ma il cambiamento, ha avvertito, non può fermarsi alle parole scritte: deve tradursi in coerenza politica, istituzionale ed economica.
L’intervento si è chiuso con un invito alla speranza – una parola risuonata più volte durante l’evento – e con un incoraggiamento a non abbandonare l’idea di un futuro diverso: «Nel 2015 il mondo ha firmato l’Agenda 2030. Oggi possiamo ancora scegliere di realizzarla. Ma dobbiamo farlo insieme, con visione, con lungimiranza, con coraggio. E se anche non sapremo se ci saremo riusciti, almeno potremo dire: ci abbiamo provato con tutte le nostre forze».
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