Nel cuore di Budapest, in una via che sembra un’alternanza di palazzi simili al nostro Liceo classico Canova e la Scuola Elementare “Edmondo De Amicis”, si arriva al portone di un palazzo dove ci sono appesi una serie di striscioni che pubblicizzano una radio, che ha come simbolo una zebra e poi capiremo il perché
BUDAPEST. Saliamo al quinto piano in due gruppi e ci accoglie una segretaria sorridente che ci fa accomodare in un corridoio ad elle, dove sono disposti gli studi radiofonici e della redazione che in seguito visiteremo.
Si presentano poi il proprietario della radio, Andras Arato e Peter, un giornalista che si occupa di politica estera e che perciò si interessa spesso si ciò che succede in Italia.
Subito ci chiedono che differenza secondo loro c’è tra l’Ungheria e l’Italia. Infatti a loro sta molto a cuore il fatto che la popolazione ungherese che è passata dal nazismo al comunismo, e che è sempre vissuta nel terrore di esprimere le sue opinioni, non abbia maturato quella cultura politica che invece c’è in Italia fin dai tempi dell’impero Romano. La gente, che non ha potuto far crescere in un percorso democratico la sua capacità critica, è caduta in un qualunquismo consumistico che di certo non aiuta il paese.
Poi il proprietario ci ha raccontato come è nata questa radio. Nel 2001, sentendo la radio di Regime, ha pensato che era giusto dare una voce a chi non ce l’ha. E’ vero che la maggior parte della popolazione è pro Russia, ma questa radio che apparteneva ad una fabbrica di auto, era in vendita.
In questo modo, grazie alle loro trasmissioni anti regime, Orban ha perso le elezioni nel 2002, ma quando è tornato al potere nel 2021, la prima cosa che ha fatto è stata quella di togliere la frequenza a questa radio.
Di necessità virtù, come si suol dire, il proprietario ha pensato di trasmettere in internet. E qui è successo una specie di miracolo: il pubblico è aumentato.
Non solo: ma è stata indetta una raccolta di smartphone usati per regalali alle persone che non potevano permetterselo, per dare loro la possibilità di poter seguire le trasmissioni.
Il palinsesto della radio funziona in questo modo: dalle 6 alle 10 del mattino vi è un morning group che parla del più e del meno con i radio ascoltatori. Dalle 10 alle 12 c’è un programma più culturale. Dalle 12 in poi vi è una trasmissione più lunga che si occupa dell’informazione, interattiva e con telefonate degli ascoltatori. Dalle 16 alle 18 vi è un programma più popolare, in cui intervengono sia civili che esperti per discutere su che cosa succede. Infine vi è una rivista del giorno, corredata dalla rassegna stampa.
Per poter effettuare questo tipo di programmazione vi sono circa 120 collaboratori, di cui 80 fissi.
La qualità della radio e il modo in cui è seguita si può anche evincere dai numeri che hanno visto e rivisto i loro servizi su You tube: si parla di circa 25 milioni di visualizzazioni!
Ma un’altra domanda dirimente è: da quali fonti traggono le loro informazioni, visto che l’agenzia dello stato è occupata dal partito? Vi sono fortunatamente delle piccole realtà della stampa indipendente finanziate da Soros, un imprenditore e banchiere ungherese naturalizzato statunitense, presidente della Open Society Foundations, attraverso la quale dispensa filantropicamente donazioni.
Chiedo poi al proprietario come mai la zebra è il simbolo della radio. Lui mi spiega che il mantello delle zebre è come le nostre impronte digitali. Nessuno le ha identiche. Quindi in un mondo che chiede l’omologazione, qui si rivendica la propria identità e la possibilità di essere diversi e pensare diversamente.
Il problema è che in Ungheria si stanno approvando delle leggi illegali secondo la costituzione ungherese. E questo è possibile grazie anche alla presenza nei tribunali degli attivisti di Orban.
Il proprietario della radio ci confida poi che , nonostante Orban può essere paragonato ad un Mussolini oppure ad un Franco, il futuro dopo di lui sarà molto difficile, proprio per il qualunquismo in cui vivono gli ungheresi e alla loro mancata capacità critica m dovuto alla lunga soggezione ai regimi dittatoriali a cui sono stati sottoposti.
Ma infine chiedo: la radio come si finanzia, visto che il mercato pubblicitario è in mano alle televisioni e alle radio di regime? Attraverso donazioni ed anche vincendo concorsi. Gli ultimi due si riferiscono a dei premi che provengono dagli Usa, in particolare dal Congresso, ma che ora sono stati bloccati per la nomina a presidente di Trump. L’altro è riferito alla qualità degli strumenti tecnologici.
Con la visita agli studi radiofonici termina la conoscenza di questa realtà che ci ha fatto molto riflettere su come ci si può opporre ad un regime se si ha la capacità critica per poterlo fare.
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