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Addio a Fulvio Lucisano, il produttore che ha attraversato settant’anni di cinema italiano

Morto a 98 anni uno dei protagonisti dell’industria cinematografica nazionale. Fondatore della Italian International Film, Lucisano ha prodotto oltre 130 pellicole, scommettendo sul talento di artisti come Massimo Troisi e accompagnando l’evoluzione del cinema popolare italiano.

È morto all’età di 98 anni Fulvio Lucisano, storico produttore cinematografico e figura centrale dello spettacolo italiano. Ad annunciarne la scomparsa sono state le figlie Federica e Paola, che sui social hanno salutato il padre con un breve e commosso messaggio.

Con Lucisano se ne va uno degli ultimi rappresentanti di una generazione di produttori capaci di unire passione artistica, intuito e coraggio imprenditoriale. Nel corso di una carriera durata più di settant’anni ha seguito ogni aspetto della filiera cinematografica, dalla produzione alla distribuzione, passando per la televisione e la gestione delle sale.

Nato a Roma il 1° agosto 1928 da una famiglia di origini calabresi, Lucisano si era laureato in Giurisprudenza nel 1954. Il suo futuro, tuttavia, era già legato al cinema. Alla fine degli anni Quaranta aveva partecipato alla realizzazione del documentario Anno Santo, dedicato al Giubileo del 1950, per poi collaborare con l’Istituto Luce alla produzione di cinegiornali destinati all’America Latina.

Nel 1958 fondò la Italian International Film, società destinata a diventare una delle realtà più importanti dell’industria cinematografica italiana e successivamente confluita nel Lucisano Media Group. Attraverso questa struttura produsse oltre 130 film, attraversando epoche, linguaggi e generi differenti senza perdere il contatto con il pubblico.

Tra i titoli più significativi della sua carriera figurano Il tassinaro di Alberto Sordi, Il grande cocomero di Francesca Archibugi, Ninfa plebea di Lina Wertmüller, Diario di un vizio di Marco Ferreri e numerosi capitoli della saga di Fantozzi. Lucisano lavorò anche con autori come Mario Bava, Mauro Bolognini, Sergio Corbucci e Steno, contribuendo alla fortuna del cinema italiano tanto d’autore quanto popolare.

Il film che più di altri racconta il suo fiuto resta però Ricomincio da tre, esordio alla regia di Massimo Troisi nel 1981. Dopo aver visto l’attore esibirsi al Teatro Tenda di Roma, Lucisano intuì immediatamente le sue potenzialità cinematografiche e lo convinse, nonostante le iniziali resistenze, a dirigere personalmente il film. Una scommessa che si trasformò in uno dei maggiori successi del cinema italiano di quegli anni.

La stessa capacità di riconoscere il talento lo portò, molti anni dopo, a sostenere Fausto Brizzi con Notte prima degli esami, commedia diventata un cult generazionale. Era questo il tratto distintivo del suo lavoro: individuare una storia, accompagnarla con attenzione e assumersi in prima persona il rischio della produzione.

Lucisano fu anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel corso della sua carriera ricevette cinque David di Donatello, tra cui il David speciale alla carriera nel 2009, quattro Nastri d’Argento e il titolo di Cavaliere del Lavoro. Nel 2005 la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia gli dedicò un omaggio.

«Con Fulvio Lucisano scompare uno dei grandi artefici del cinema italiano», ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ricordando un produttore che ha investito nel talento e praticato un cinema “sartoriale”, costruito con cura e profondamente legato all’identità nazionale.

Più che un semplice produttore, Fulvio Lucisano è stato un costruttore di cinema, capace di trasformare intuizioni, incontri e rischi imprenditoriali in immagini entrate nella memoria collettiva. La sua storia coincide con una parte fondamentale del cinema italiano: quella di chi, dietro la macchina da presa, ha saputo rendere possibili i film.

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