È scomparso all’età di 66 anni l’ex capitano del Milan e della Nazionale Franco Baresi. La sua maglia numero 6 è stata la prima ritirata nella storia del calcio italiano
MILANO – Quando iniziò l’epopea di Franco Baresi chi scrive era in fasce. Eppure, nonostante la fede calcistica non sia la stessa, quando penso al classico coro da stadio “C’è solo un capitano” il pensiero va sempre a lui. Una carriera immensa, la bandiera per eccellenza del Milan, il più grande libero della storia italiana dopo il compianto Gaetano Scirea.
Sono mille i fotogrammi che in questo momento mi scorrono davanti agli occhi. Dagli esordi con Nils Liedholm, al ciclo di successi con Arrigo Sacchi, passando poi per Fabio Capello, Tabarez e infine il ritiro dopo vent’anni in rossonero, passati per di più con la fascia di capitano al braccio.
In mezzo sei scudetti, come il suo numero di maglia e un doppio 6 ne caratterizza anche la sua età, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe Italiane. Uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio italiano.
Candidato per sette volte al pallone d’oro, secondo nel 1989 alle spalle di Marco van Basten. Al 33° posto nella classifica dei migliori calciatori del ventesimo secolo stilata dall’IFFHS.
Ed ecco che lo scrigno dei ricordi mi riporta subito alla finale di Pasadena, Usa ’94. Baresi si era infortunato al menisco nella partita del girone con la Norvegia. Viene subito operato e dopo soli 23 giorni è in campo, fascia al braccio, per la finale Mondiale contro il Brasile. 120 minuti di dominio assoluto davanti a campioni come Romario e Bebeto.
È il primo a tirare i rigori finali, alto, sopra la traversa. Poi ci saranno gli errori di Massaro e il più famoso di Roberto Baggio. Il suo pianto disperato a fine partita abbracciato dal CT Sacchi è forse l’immagine più iconica di quel Mondiale. Era appena rientrato, aveva giocato una partita da leone, è stato il primo a prendersi la responsabilità di calciare, come capitano. E ha fallito.
Eppure lui quella Coppa l’aveva già alzata nel 1982, quando divenne Campione del Mondo in Spagna seppur mai giocando. Con la Nazionale giocò 81 volte, con un solo gol. Tre Mondiali disputati (1982, 1990 e 1994), due Europei (1980 e 1988) e i Giochi Olimpici di Los Angeles 1984.
Franco Baresi si ritira nel 1997 e il Milan diventa la prima squadra della storia italiana a ritirare una maglia. Da lì più nessuno ha indossato l’iconica 6 rossonera.
L’ultima sua uscita pubblica era stata il 6 febbraio 2026 durante la Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina. A lui e allo storico capitano dell’Inter Beppe Bergomi, l’onore di portare sul campo del suo San Siro la Fiamma Olimpica. Uno dei momenti più emozionanti della serata, con Andrea Bocelli che cantava il Nessun Dorma di Puccini.
Un degno ultimo giro di campo per un campione che era di tutti, non solo del popolo rossonero. Un uomo, prima che un calciatore, stimato e apprezzato da chiunque lo avesse incontrato o affrontato. Probabilmente l’ultimo vero giocatore di un calcio che ormai non esiste più, come la sua maglia numero 6, che rimarrà in eterno sua soltanto.
I messaggi di cordoglio
Queste le parole del Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio: “Ho avuto il privilegio di conoscere Baresi quando gli ho espresso il desiderio di averlo come tedoforo nel suo stadio, a San Siro, nella Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Non era solo un tributo doveroso, ma un’emozione condivisa. Sono rimasto colpito dal carisma, dalla qualità del campione universalmente apprezzato e dalla statura morale dell’uomo. Proporrò al mondo del calcio di ricordarlo in occasione della prima giornata di campionato, per omaggiare la sua memoria e valorizzare un esempio che continuerà ad accompagnarci per sempre”.
Il Presidente della FIGC Giovanni Malagò: “Il calcio italiano perde una delle sue leggende. Un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani. Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi”.
Il toccante salute di Paolo Maldini, che ne eredità la fascia al Milan: “Ciao Franco, Oggi provo la stessa sensazione di quando, per un qualsiasi motivo, non potevi scendere in campo al nostro fianco: come faremo senza il nostro Capitano? Mi hai insegnato a lottare fino all’ultimo respiro, cosa significhino l’attaccamento alla maglia e il valore di essere un vero leader. Lo hai fatto con l’esempio, ogni giorno: poche parole, ma tantissimi fatti. Mi hai protetto quando ero un bambino, mi hai guidato da ragazzo e mi hai ispirato da uomo. Sei stato il calciatore più forte con cui abbia mai avuto l’onore di giocare. Un abbraccio affettuoso a tutta la tua famiglia, in particolare a tua moglie Maura e ai tuoi figli, Edoardo e Giannandrea. Ci mancherai, Capitano. Ma la luce della tua stella continuerà ad accompagnarci per sempre. ![]()
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Photo Credits: Figc.it/Coni.it
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