Oggi, a Ginevra, ci ha lasciato Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II. Il pretendente al trono si è spento serenamente circondato dalla sua famiglia, come annunciato dalla “Real Casa di Savoia”.
GINEVRA. Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, l’ultimo re d’Italia, è morto oggi a Ginevra all’età di 86 anni.
Nato il 12 febbraio 1937 a Napoli, ha vissuto in esilio dopo il referendum del 1946 fino al 15 marzo 2003, quando, cancellata la XIII disposizione che vietava il rientro dei discendenti maschi in Italia, rientrò dopo 57 anni d’esilio.
Sposato con Marina Doria, ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto. Dopo il referendum del 1946 che sancì la vittoria della Repubblica, Vittorio Emanuele è stato designato a succedere al trono di suo padre, Umberto II. Tuttavia, la sua vita prese una svolta con l’esilio che durò fino al 2003.
Il matrimonio di Vittorio Emanuele con Marina Doria, ex campionessa mondiale di sci, è stato controverso. Celebrato prima a Las Vegas con rito civile, poi a Teheran con rito religioso, il matrimonio non fu visto di buon occhio dall’ex re, e i due si sposarono in segreto, senza avvisare le famiglie.
Questa unione creò tensioni all’interno della casata, con il padre che non diede mai il “regio assenso” alle nozze, come previsto dalle leggi dinastiche. Il dissidio portò al contrasto interno per il titolo di “capo” della Casa, mosso dal principe Amedeo.
La vita di Vittorio Emanuele fu segnata anche da un’indagine sulla morte di Dirk Hamer nel 1978. Vittorio Emanuele fu indagato e prosciolto dall’accusa di omicidio volontario, ma nel 2017 la Cassazione stabilì che la sparatoria avvenne durante una colluttazione a cui partecipò il principe, fuori da ogni ipotesi di legittima difesa. Nel 1991, fu prosciolto dall’accusa di omicidio volontario ma condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco, “fuori dalla propria abitazione”.
Nel 2006, Vittorio Emanuele fu coinvolto in un’inchiesta sul casinò di Campione d’Italia, venendo arrestato con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione.
Anche in questo caso, dopo un mese ai domiciliari, venne scagionato dalle accuse con formula piena “perché il fatto non sussiste” e ricevette un risarcimento di 40mila euro per i sei giorni trascorsi in carcere prima dei domiciliari.
Vittorio Emanuele tornò in Italia nel 2003, cercando di rientrare nella vita pubblica.
La sua morte, annunciata dalla “Real Casa di Savoia”, chiude un capitolo nella storia della famiglia reale italiana.
Foto: ARALDICA MONDADORI, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons
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