Una vita per l’Inter e la nazionale, segnata dalla prematura scomparsa di papà Valentino, leggenda del grande Torino, morto tragicamente nella strage di Superga
Non serve solo raccontare tutto quello che ha vinto, 4 campionati, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e i titoli di capocannoniere in Italia nel 1965 e in Coppa dei Campioni nel 1964 con 7 goal. Sandro Mazzola che ci lascia in una tiepida notte di settembre a 83 anni ha rappresentato non solo una bandiera indimenticabile dell’Inter e della nazionale italiana ma un personaggio che ha segnato un’epoca, al di là del football. Che il suo amato papà Valentino abbia significato la dolce ala protettrice è indubbio ma non si diventa Mazzola per caso, e Sandro decide di diventarlo da subito, senza pensare di essere un predestinato. Svezzato nelle giovanili da Giuseppe Meazza, esordisce bene e presto, senza fronzoli dal 1960 fino al 1977 collezionando 565 presenze e 160 gol. Attraversando la grande Inter di Helenio Herrera, siamo nel calcio del bianco e nero nell’Italia che ha appena assaggiato il boom, con Mina e Celentano come colonne sonore e una Milano che celebra i bauscia e i casciavit, le due sponde calcistiche della città, così diverse tra loro ma complementari. Una traccia memorabile della sua storia nerazzurra? L’indimenticabile finale di Coppa dei Campioni del 1964, quando la sua personale doppietta mandò a gambe all’aria il Real Madrid di Di Stefano. L’Inter quella notte raggiunse la cima del mondo. Senza tralasciare la maglia azzurra dove vinse il Campionato d’Europa del 1968 e sfiorò l’impresa nel 1970 in Mexico, dove Azteca ancora oggi fa rima con staffetta, quella con Gianni Rivera. E con il capitano rosssonero ha ingaggiato negli anni una sana rivalità in campo segnando un epoca che ha travaricato il rettangolo di gioco. Un fenomeno di costume e di cultura oltre il calcio spiccio, con un dualismo mai divisivo, propulsivo nell’identità. Non solo a Milano culla d’oro di Inter e Milan ma in tutta Italia. Protagonisti di una sfida senza confini antropologici. Evidenziando quel linguaggio culturale che attraverso la rivalità sportiva portava in dote a tutti i tifosi. Ma oggi nel ricordare Sandro Mazzola risalta la sua innata longevità, il suo carisma intatto e prezioso, arrivato fino ai giorni nostri quasi fosse in un decanter di cristallo. Popolarissimo ma semplice, sempre. Anche quando lo si poteva vedere nei pressi della sua abitazione a Vedano al Lambro dove era facile incontrarlo in centro, dalle parti del Municipio. Forse non basterà un minuto stasera per ricordarlo su tutti i campi, ma di questo Sandro oggi avrebbe sorriso, sotto il suo imperturbabile baffo.
Photo Credit by Wikipedia
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
