Trump annuncia: “Tutti gli ostaggi saranno presto liberati”. Israele ritirerà le truppe e si apre la strada alla fine della guerra a Gaza.
Gerusalemme / Gaza City. Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo sulla prima fase di un piano di cessate il fuoco che potrebbe mettere fine a oltre due anni di guerra nella Striscia di Gaza. L’intesa, annunciata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rappresenta il passo più concreto finora verso la conclusione di un conflitto che ha devastato la regione e causato decine di migliaia di vittime.
Trump, in un messaggio pubblicato sui social, ha dichiarato che “tutti gli ostaggi saranno liberati molto presto” e che Israele ritirerà le proprie truppe fino a una linea prestabilita come parte del primo passo verso una “pace forte, duratura e per sempre”.
Hamas ha confermato di aver accettato la proposta americana, che include il ritiro graduale delle forze israeliane e un ampio scambio di prigionieri. Secondo fonti diplomatiche, fino a 1.700 detenuti palestinesi potrebbero essere liberati entro 72 ore dalla firma dell’accordo, prevista per giovedì.
La notizia ha scatenato scene di gioia sia in Israele che a Gaza. In piazza degli ostaggi a Tel Aviv, famiglie e sostenitori hanno accolto l’annuncio tra abbracci, lacrime e cori di “Nobel prize to Trump”. Nella Striscia di Gaza, dove la popolazione ha vissuto mesi di bombardamenti incessanti, molti hanno accolto la tregua come un segno di speranza.
Reazioni internazionali
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’accordo “una vittoria diplomatica e morale per Israele”, sottolineando che “non ci fermeremo finché tutti gli ostaggi non saranno tornati a casa e i nostri obiettivi raggiunti”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso il suo pieno sostegno all’intesa, invitando tutte le parti a rispettarne i termini.
Anche il premier britannico Keir Starmer, parlando da Nuova Delhi, ha salutato la notizia come “un momento di profondo sollievo”, elogiando il ruolo dei mediatori di Qatar, Egitto, Turchia e Stati Uniti.
Trump ha ringraziato pubblicamente i Paesi coinvolti nel negoziato – “Benedetti siano gli artefici di pace”, ha scritto – e ha anticipato che gli Stati Uniti contribuiranno alla ricostruzione di Gaza.
Un accordo storico ma complesso
L’intesa, raggiunta dopo tre giorni di colloqui indiretti a Sharm el-Sheikh, è frutto di intense mediazioni condotte da inviati di Washington, Doha e Ankara. Secondo fonti diplomatiche, la “prima fase” del piano in 21 punti prevede la sospensione immediata delle ostilità, la liberazione degli ostaggi e un massiccio afflusso di aiuti umanitari attraverso le Nazioni Unite e la Mezzaluna Rossa.
Restano da definire la gestione futura della Striscia e il disarmo delle fazioni armate, ma l’accordo di oggi rappresenta la più significativa apertura verso la pace dal 2023.
Con oltre 67.000 vittime e gran parte di Gaza ridotta in macerie, il cammino verso la normalità sarà lungo. Ma, per la prima volta dopo anni di dolore, la parola “pace” sembra tornare credibile.
Come ha dichiarato Trump a Fox News: “Siamo fiduciosi che questa volta la pace in Medio Oriente sarà possibile. Gli Stati Uniti saranno al fianco di chi vuole ricostruire e guardare avanti.”
Tra le rovine di Gaza e le piazze illuminate di Tel Aviv, la speranza – dopo tanto tempo – sembra aver trovato voce.
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