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Abate Mechitar di Sebaste, chiusa l’inchiesta della causa di beatificazione e canonizzazione

3 minuti di lettura

Si è svolta nel pomeriggio di ieri, nella chiesa dell’Abbazia Mechitarista, a San Lazzaro degli Armeni, la cerimonia di chiusura ufficiale dell’inchiesta diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione dell’abate Mechitar di Sebaste, fondatore della Congregazione Armena Mechitarista.

Il Patriarca Francesco Moraglia ha presieduto il rito con cui sono stati sigillati i documenti ufficiali del processo, concludendo così il primo atto solenne con il quale la Chiesa sta investigando e discernendo circa l’eroicità di vita e la santità del monaco armeno.

Voglia Dio darmi la capacità di creare un ordine monastico permanente che dissemini tutta la conoscenza possibile ed utile alla nazione;                                                                               una comunità il cui scopo sia di provvedere ai bisogni spirituali ed intellettuali della nazione.                                         Abate Mechitar

Nel suo intervento, il patriarca ha definito l’abate Mechitar di Sebaste “una figura di straordinario fascino ed attualità; si è reso interprete di esigenze urgenti e profonde del suo tempo e vi ha dato risposta con ampiezza di orizzonte e geniale spirito di sintesi, a servizio del popolo armeno e, di qui, a beneficio della Chiesa universale. L’interpretazione mechitariana della Cattolicità della Chiesa è senso di autentica universalità, che non è sinonimo di omologazione, ma anzi di capacità di integrazione delle più diverse tradizioni spirituali, teologiche e liturgiche, nel pieno rispetto della loro identità e valore della loro bellezza”.

“L’investimento nella cultura quale fondamentale fattore di coesione di un popolo e di intelligenza della fede. Cultura, nella sua caratura sapienziale, va qui intesa in tutti i suoi aspetti, perché tutto ciò che è espressione dell’umano è chiamato ad essere permeato e trasfigurato dalla grazia”. In considerazione dell’orientamento missionario della sua Congregazione, ha concluso Moraglia, Mechitar “ha saldato, in una mirabile sintesi, le tradizioni di Oriente e Occidente, e di fatto con questo spirito creò un’osmosi spirituale e culturale tra i due grandi polmoni della tradizione della Chiesa”.

Il 7 febbraio 1676 nasce a Sebaste degli Armeni (Sivas) Pietro Manuk, che entra quindicenne nel monastero di Surp Nshan (“Santo Segno”, vale a dire Santa Croce), assumendo il nome di Mechitar (Mkhitar, in armeno consolatore). Negli anni giovanili di formazione, peregrinando di monastero in monastero, Mechitar matura le linee essenziali del proprio carisma personale. Nel 1692, assorto in preghiera nel monastero dell’isola di Sevan, ha la visione della Vergine Maria, che dà l’impulso decisivo alla sua missione.

Nel 1696 Mechitar è ordinato sacerdote e nel 1698 è insignito del grado dottorale di vardapet, mentre prende forma in lui l’idea di dar vita ad un Ordine di ieromonaci dotti predicatori al servizio del popolo armeno, per la sua elevazione spirituale e culturale.

Nel 1700, Mechitar, animato da un profondo senso del valore dell’unità della Chiesa, fonda la Congregazione monastica che dopo la sua morte assumerà il nome di Mechitarista.

Sospettato e coinvolto nelle persecuzioni contro i cattolici a Costantinopoli, l’8 settembre 1701 – giorno della Natività di Maria – riunisce i discepoli e decide di trasferirsi a Modone, all’epoca nel dominio veneziano, al riparo dai contrasti confessionali della capitale ottomana, e vi edifica un monastero con una chiesa.

Durante la permanenza a Modone, nel 1711 la Chiesa di Roma approva le costituzioni del suo Istituto che riconoscerà con il nome di Congregazione dei monaci armeni riformati di S. Antonio Abate.

A Modone Mechitar conosce eminenti personalità veneziane, quali l’ammiraglio Alvise Sebastiano Mocenigo, poi doge (1722-1732), e il governatore della Morea Angelo Emo, che gli apriranno la strada per Venezia, che raggiungerà nel 1715 dovendo lasciare Modone a causa della conquista ottomana della penisola greca. Nella città lagunare verrà ospitato con i suoi confratelli dapprima in una casa adiacente alla chiesa di San Martino, nei pressi dell’Arsenale, in attesa di una definitiva sistemazione, che avverrà due anni dopo con l’assegnazione dell’isola di San Lazzaro.

Mechitar fa ingresso a San Lazzaro l’8 settembre 1717, nel giorno anniversario della fondazione della Congregazione, e pianifica una paziente opera di risanamento degli edifici esistenti, a cominciare dalla chiesa trecentesca, mentre progetta e avvia l’edificazione del nuovo complesso monastico, che procederà fino al 1740.

Appena stabilitosi a San Lazzaro, Mechitar avvia un’intensa attività editoriale, spendendosi egli stesso in una diffusa opera di traduzione e composizione di testi, e contemporaneamente inaugura, con il benestare della Congregazione di Propaganda Fide, le missioni dell’Ordine per gli armeni in Oriente.

Muore il 27 aprile 1749 e viene sepolto nel presbiterio della chiesa di San Lazzaro.

Fonte storica mechitar.org

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