Il 5 e il 6 maggio la performance “The Galeazze Project”

La performance del danzatore congolese Faustin Linyekula, presentato da Scuola Piccola Zattere, sarà accessibile gratuitamente su prenotazione alle ore 19 nei giorni del 5 e 6 maggio. Danzare dove non è mai stato fatto, trasformando un cantiere abbandonato in un palcoscenico. Il 5 e 6 maggio 2026, in occasione dell’apertura della Biennale Arte 2026, le Galeazze dell’Arsenale Nord di Venezia verranno per la prima volta aperte al pubblico per The Galeazze Project, una performance concepita dall’artista e coreografo congolese Faustin Linyekula, in collaborazione con il musicista Heru Shabaka-Ra, e a cura di Edoardo Lazzari.
Il progetto,presentato dalla FondazioneScuola Piccola Zattere e Studios Kabako, nasce da un processo sviluppato in relazione diretta con l’unicità del contesto. L’intervento prende forma a partire dall’architettura delle Galeazze, le tese “scoperte” dell’Arsenale Nord, di cui costituiscono uno dei complessi più estesi, storicamente destinate alla costruzione della flotta della Serenissima. Le loro navate monumentali, le altezze e la prossimità all’acqua definiscono un ambiente che il progetto riattiva come spazio di lavoro e produzione artistica, rendendone percepibile la dimensione infrastrutturale.
La restituzione delle Galeazze, che per la prima volta si rendono fruibili e accessibili alla città, si inserisce all’interno di un percorso di restauro e valorizzazione dello spazio sostenuto da Scuola Piccola Zattere nell’ambito degli interventi promossi dai Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia, e in collaborazione con Vela S.p.A, che ha in gestione lo spazio.
Martedì 5 e mercoledì 6 maggio, alle ore 19, i visitatori potranno così scoprire lo spazio assistendo a una performance – visitabile gratuitamente su prenotazione – che pone in dialogo la condizione attuale delle Galeazze, oggi un “cantiere” in trasformazione, con il significato e i segni della loro storia, che emerge, in forme e modi diversi, nel corso dell’evento. Tra le immagini che attraversano il progetto compare infatti la figura veneziana del còdega, il portatore di luce che accompagnava i corpi nella notte. In questo contesto, la luce si configura come dispositivo coreografico e spaziale: orienta, espone, sottrae, costruisce relazioni tra corpi e ambiente.
Il progetto intreccia produzione artistica e trasformazione dello spazio, costruendo un’esperienza condivisa in cui architettura, coreografia e pratiche collettive si incontrano. Al centro, la pratica coreografica di Faustin Linyekula, che si articola in un dialogo costante tra corpo, storia e contesto. Fondatore di Studios Kabako a Kisangani, nella Repubblica Democratica del Congo, Linyekula sviluppa da anni una ricerca che intreccia coreografia, narrazione e pratica musicale, interrogando le eredità coloniali e le trasformazioni politiche e sociali dei territori in cui opera. In questo quadro, il corpo si configura come un archivio attivo: un luogo di trasmissione e riscrittura, capace di rendere sensibili storie spesso marginalizzate o rimosse e di attivarle nello spazio condiviso della performance.
Accanto a Linyekula, il progetto ha visto, fin dalle fasi di creazione, la partecipazione di performer e musicisti locali, come Cosmogram, hub creativo con base a Venezia, nello studio situato all’interno dell’ex-Convento dei Santi Cosma e Damiano, dedicato allo sviluppo di progetti musicali tra performance, pratica in studio e produzione discografica indipendente.
Nel corso della performance, le Galeazze assumono la forma di un cantiere temporaneo: materiali, piattaforme, impalcature e fonti luminose delineano un ambiente in trasformazione continua, in cui prove e performance convivono. L’intervento spaziale, sviluppato da Cosimo Ferrigolo e Dirk Bell, organizza uno spazio dinamico e operativo. Il suolo si configura come terreno di lavoro, mentre un sistema luminoso discontinuo accompagna i corpi, rendendoli visibili o sottraendoli allo sguardo.
In questo contesto, il pubblico è invitato a muoversi all’interno di questo ambiente, prendendo parte a una condizione situata che ridefinisce le relazioni tra corpi, spazio e attenzione.
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