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A non far niente ci si annoia

2 minuti di lettura

Affaccendarsi non è sempre un bene, ma se non altro fa passare il tempo. Conservo il ricordo di un tale che ogni mattina usciva di casa con il preciso intento di comprare il giornale. Il giornalaio distava solo qualche isolato, eppure quel signore non raggiungeva mai l’obiettivo prefissato.

Si fermava a parlare, faceva colazione al bar, entrava in qualche negozio per comprare qualcosa — perché non si esce di casa per poi rientrare a mani vuote. Poi il passaggio al supermercato per la cena. Intanto si faceva l’una ed era tempo di pranzare al ristorante, per poi intrattenersi con un amico davanti a un caffè. Quando finalmente rientrava a casa erano già le sette di sera e l’edicola era ormai chiusa. E così quasi tutti i giorni.

Il suo giornale non era fatto di carta, ma di un quotidiano osservare: fermarsi, parlare di cose importanti o futili, guardarsi intorno. Il suo vivere non aveva uno scopo rigido. E di certo non era annoiato come tanti impiegati che rinviano le pratiche, accantonano, procrastinano. Persone che fanno poco o niente, ma che arrivano a stancarsi e a stressarsi al punto da sviluppare una vera e propria stanchezza da noia.

Per loro la casa e le relazioni prossimali diventano fonte di frustrazione: li rendono irascibili, dispettosi, incapaci di mediare, pronti solo a criticare gli altri e a sentirsi incompresi. Infelici perché producono poco, ma pretendono un riposo che nell’intimo sanno di non meritare.

Chi è davvero solo, spesso non si lamenta. Quelli che si lamentano continuamente di ciò che li fa soffrire, in realtà non soffrono: fanno soffrire gli altri, rovesciando su chi li circonda la propria noia contagiosa. Quella che chiamiamo “nevrosi del quotidiano” altro non è che l’antica accidia. Qualcuno dice che sia il vero male del mondo, non semplicemente un vizio capitale: è la tentazione della mente a spegnersi.

Noia e accidia si assomigliano, forse sono la stessa cosa. Soltanto una mente viva resta curiosa e interessata, attenta a tutto ciò che è vivo e laborioso. Guardarsi allo specchio fa male perché ci mostra esattamente per quello che siamo; guardare fuori, invece, ci mostra ciò che desideriamo, al di là dei nostri fallimenti.

Come le api, dovremo imparare a cercare e produrre quel nutrimento solidale e comunicativo che è cibo e piacere per tutti. L’ozio non diventa noia se c’è una mente che pensa e che ci spinge a dire, oltre ogni apparenza: io ci sono.

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