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A Mestre una grande mostra riscopre l’arte poetica e moderna di Giovanni Giuliani

3 minuti di lettura

Un viaggio tra vedute poetiche, trasformazioni urbane e paesaggi industriali nell’opera di uno dei protagonisti dimenticati dell’arte veneziana del Novecento

MESTRE (VE)- Dal 26 ottobre al 16 novembre 2025 il Centro Culturale Laurentianum di Mestre celebra Giovanni Giuliani (1893–1965), uno dei protagonisti più raffinati ma oggi meno noti dell’arte veneziana del Novecento, con la mostra Venezia incisa e dipinta. Curato da Marco Dolfin e promosso dall’Associazione Culturale Paolo Rizzi, in collaborazione con il Duomo di Mestre e con il patrocinio del Comune di Venezia, il progetto espositivo offre al pubblico un’occasione unica per riscoprire un artista colto, sensibile e capace di raccontare la città lagunare come pochi altri. L’inaugurazione è prevista sabato 25 ottobre alle ore 17.00 presso il Centro Culturale Le Grazie, seguita dalla visita alla mostra al Laurentianum; l’ingresso è gratuito.

L’esposizione riunisce oltre sessanta opere tra incisioni, disegni e dipinti provenienti da collezioni private, restituendo per la prima volta in modo organico la complessità della produzione di Giuliani. Il percorso si apre con le celebri vedute lagunari, autentico cuore della sua poetica: calli, campielli, bacini e isole emergono in atmosfere sospese, popolate da figure minime o immerse nel silenzio. Tra i lavori più significativi spicca Campiello veneziano (1911–1913 ca.), presentato al pubblico per la prima volta, dove il segno vibrante e nervoso, quasi alla Toulouse-Lautrec, rivela già negli esordi la cifra stilistica dell’artista. Accanto a questi scorci intimi trovano spazio scene di vita collettiva, come Carnevale a Santa Margherita (1937), e visioni di intensa suggestione poetica che trasformano Venezia in uno spazio contemplativo e senza tempo.

Uno dei punti di forza della mostra è la capacità di mostrare come Giuliani non si sia limitato a registrare la bellezza della città, ma ne abbia seguito anche le trasformazioni. Una sezione centrale è infatti dedicata alle incisioni degli anni Venti e Trenta, quando Venezia fu al centro di un importante piano di rinnovamento urbanistico guidato dall’ingegnere Eugenio Miozzi. Le immagini del Rio Novo, del Ponte degli Scalzi e del Ponte del Littorio (oggi Ponte della Libertà) raccontano i cantieri e le nuove infrastrutture che dialogano con il tessuto storico, offrendo una testimonianza preziosa della metamorfosi urbana. In queste opere, spesso parallele alla documentazione fotografica coeva, Giuliani trasforma le scene di lavoro in visioni monumentali: la figura umana è presente ma assorbita dalla grandezza dell’architettura, evocata con un rigore compositivo di memoria piranesiana.

Il tema della modernità emerge con forza anche nel ciclo realizzato tra il 1933 e il 1934 su commissione del conte Giuseppe Volpi di Misurata, dedicato allo sviluppo di Porto Marghera. Qui l’artista eleva ciminiere, pontili e fornaci a vere e proprie “cattedrali del progresso”, dimostrando una sorprendente capacità di trasformare il paesaggio industriale in immagine poetica e simbolica.

La mostra si chiude con una sezione dedicata ai dipinti a olio, raramente esposti, che rivelano un aspetto meno noto ma altrettanto significativo dell’artista. Abbandonando il rigore e la lentezza dell’incisione, Giuliani sperimenta la libertà del colore e del gesto pittorico, cogliendo con immediatezza luce, riflessi e atmosfere della laguna. Questa parte finale offre una lettura complementare della sua poetica e dimostra la sua naturale capacità di attraversare linguaggi diversi. «L’opera di Giuliani – osserva il curatore Marco Dolfin – rappresenta uno degli esempi più alti della grafica veneziana tra le due guerre, capace di coniugare un rigoroso controllo tecnico con un’acuta sensibilità poetica». A sottolineare il valore di questa riscoperta interviene anche Piergiorgio Baroldi, presidente dell’Associazione Paolo Rizzi: «Riscoprire figure come Giuliani è un atto di responsabilità culturale. Non si tratta solo di rendere omaggio a un maestro, ma di riaffermare il valore di un’arte che sa ancora parlarci con autenticità».

Per comprendere appieno la portata della sua opera, la mostra è affiancata da un catalogo di 84 pagine edito da Arte Rara Edizioni, con testi critici di Dolfin e un omaggio di Ugo Albanese, nipote dell’artista. Ne emerge la figura di un protagonista della scena artistica tra le due guerre e nel dopoguerra: incisore, pittore, docente di riferimento all’Accademia di Belle Arti di Venezia dal 1933 al 1959, membro dell’Associazione degli Incisori Veneti, espositore assiduo alla Biennale e in numerose rassegne internazionali. La sua produzione, oltre 250 opere tra acqueforti, xilografie, ex libris, oli e acquerelli, spazia dai soggetti veneziani ai cicli letterari e industriali, rivelando una ricerca coerente e profondamente moderna.

La mostra al Laurentianum offre dunque non solo un viaggio nella Venezia del Novecento, ma anche un incontro con un artista capace di dare forma alla memoria, alla trasformazione e alla poesia di una città unica al mondo.

Informazioni
Centro Culturale Laurentianum, Piazza Ferretto 119, Mestre
26 ottobre – 16 novembre 2025
Martedì-venerdì 16.00–19.00 | Sabato e domenica 10.00–12.30 / 16.00–19.00
Ingresso gratuito
Inaugurazione: sabato 25 ottobre, ore 17.00 (Centro Culturale Le Grazie)

Info: Associazione Culturale Paolo Rizzi ETS – [email protected]

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