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A cinque anni dalla scomparsa di Mario Paciolla, il dovere della verità non può essere archiviato

cnddu paciolla

Il Coordinamento Docenti di Diritti Umani chiede giustizia e impegno istituzionale per il cooperante italiano morto in Colombia nel 2020

LUCCA- A cinque anni dalla morte di Mario Paciolla, cooperante italiano impegnato nella missione ONU per la verifica degli accordi di pace in Colombia, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia, e ribadisce la necessità di un impegno istituzionale concreto e duraturo per l’accertamento della verità.

Mario Paciolla è stato un servitore della pace e dei diritti umani. Giovane, competente, determinato, ha scelto di operare in uno dei contesti più complessi del continente latinoamericano, ponendo la propria vita a servizio di una causa collettiva: la tutela dei diritti fondamentali e il consolidamento della legalità in una fase cruciale della storia colombiana. Il suo operato si inseriva in una cornice internazionale che imponeva — e tuttora impone — massimi standard di trasparenza, sicurezza e accountability.

Il 15 luglio 2020, a pochi giorni dal previsto rientro in Italia, Mario viene trovato privo di vita nel suo alloggio a San Vicente del Caguán. Le circostanze del decesso, inizialmente liquidate come suicidio, hanno sollevato interrogativi gravi e fondati: anomalie nei rilievi, contaminazione della scena, assenza di una gestione indipendente delle indagini, scomparsa di oggetti rilevanti, assunzione di sostanze non riconducibili a farmaci presenti in loco. Le autorità colombiane non hanno garantito procedure investigative adeguate; la comunità internazionale non ha esercitato la necessaria vigilanza; lo Stato italiano non ha assunto, ad oggi, una posizione formale chiara e risoluta.

L’archiviazione dell’indagine da parte della Procura di Roma avvenuta il 30 giugno 2025, pur se legittimata in sede giudiziaria, non esaurisce né sul piano morale né su quello civile la domanda di verità che Mario Paciolla e la sua famiglia meritano. Al contrario, rappresenta un arretramento sul terreno della giustizia internazionale.

In qualità di docenti impegnati nella promozione della cultura dei diritti umani, non possiamo accettare che un cittadino italiano, operante per conto delle Nazioni Unite, cada nell’oblio e nell’ambiguità istituzionale. La credibilità dello Stato si misura anche nella sua capacità di tutelare chi lo rappresenta all’estero, soprattutto in contesti di rischio.

Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani:

Il ricordo di Mario Paciolla non può essere confinato al solo ambito familiare o locale. È una questione di giustizia, ma anche di coerenza democratica. Ed è nostro dovere, come educatori e cittadini, continuare a chiedere verità.

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